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L'azienda

Le sorelle Tessari e il nuovo progetto: “Con i luoghi di Suavia valorizziamo il nostro territorio”

11 Ottobre 2023
Le sorelle Tessari Le sorelle Tessari

Se si dovessero indicare territori che rendono i loro vini riconoscibili, di sicuro ci sarebbe quello delle terre del Soave con le sue colline di origine vulcanica. Ed è quello che siamo riusciti a verificare quando abbiamo fatto visita ad una cantina storica di questo bellissimo territorio, che prende il nome antico di Soave, la Cantina Suavia, e alla presentazione del progetto “I Luoghi di Suavia”, la nuova linea di Cru della cantina. La Cantina, di proprietà della famiglia Tessari che da tempo immemore, si insedia nel cuore del Soave, e delle sue colline orientali, nel punto più alto della zona Classica della denominazione del Soave, delimitata per la prima volta nel 1931. La storia inizia nei primi anni del ‘900 quando gli antenati della famiglia decisero di impiantare le vigne e cominciare a produrre uve da conferire alla cantina sociale del paese. La vera svolta nella storia della cantina arriva nel 1982 quando Giovanni Tessari e la moglie Rosetta, consapevoli delle grandi potenzialità del territorio in cui risiedevano, decisero di interrompere il conferimento delle uve alla cantina sociale per vinificarle in proprio. A simboleggiare il forte legame che unisce la famiglia Tessari alla tradizione e alla cultura di questo territorio, i coniugi decidono di chiamare la cantina “Suavia” ovvero con il nome antico del paese di Soave. Oggi a condurre l’azienda di famiglia, ed i suoi 30 ettari, sono Meri, responsabile commerciale, Alessandra, che si occupa della comunicazione, e Valentina che è l’enologa, tre sorelle che rappresentano la quarta generazione che ha deciso di raccogliere l’eredità di famiglia. Nei 30 ettari di vigneto della cantina vengono per questo allevate esclusivamente viti autoctone a bacca bianca: Garganega e Trebbiano di Soave.

“Il ricordo di nostro nonno è per me ancora molto nitido – racconta Meri Tessari – ricordo il suo lavoro quotidiano meticoloso e appassionato: è proprio lui che ha trasmesso a me e alle mie sorelle l’amore per questo lavoro e i valori che ancora oggi ci guidano. Raccogliere questa eredità è stato naturale per noi e una volta adulte ci siamo imbarcate in questa impresa: dare vita a una nuova azienda, dando un’identità chiara alle nostre uve. Guidate dal senso di responsabilità e con il desiderio di dare il nostro contribuito, supportando i nostri genitori, siamo quindi entrate in azienda, specializzandoci in modo diverso in questo settore, con l’obbiettivo di rimodernarla”. Sotto la guida delle sorelle Tessari, la cantina Suavia sta rivivendo negli ultimi anni una nuova primavera che passa attraverso una modernizzazione volta a valorizzare la vera e primordiale essenza delle uve dei vitigni autoctoni di questo territorio. “La nostra azienda sorge su di un antico terreno, la cui formazione risale a circa 50 milioni di anni fa – racconta Valentina Tessari, enologa di Suavia – Un tempo queste terre erano ricoperte dall’oceano e il clima era tropicale. Il fondale brulicava di vulcani sottomarini. La roccia madre, infatti, è di origine vulcanica e questa caratteristica rende i nostri terreni davvero speciali, differenziandoli molto rispetto ad altre tipologie di terreno lungo la penisola”. Suavia è un’azienda certificata biologica, dal 2019, e le viti vengono allevate esclusivamente con il sistema di allevamento della Pergola, un sistema antico e legato alla tradizione del veronese, che contraddistingue i paesaggi della zona del Soave.

“Al contrario di chi negli ultimi anni è passato al Guyot, la pergola veronese, anche nei nuovi impianti, rimane per noi il sistema migliore per la produzione delle nostre uve – dice Valentina Tessari – Questo sistema di allevamento, oltre ad avere per noi un valore affettivo e culturale, è quello che garantisce un miglior microclima e una maggiore areazione della parete vegetativa, oltre che un miglior ombreggiamento del grappolo che non viene colpito dal sole in modo diretto”. “Soave è tutto quello che facciamo. Le nostre radici affondano in questa terra nera che alimenta grandi uve bianche. Da questo contrasto, dall’armonia nata dall’unione dei contrari, nascono i nostri grandi vini”, spiega Alessandra Tessari. Nel corso della nostra visita abbiamo presenziato alla presentazione, nella sede del Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave, della nuova linea “I Luoghi di Suavia”, un progetto ambizioso, nato da cinque anni di lavoro, di ricerca in vigna e in cantina che hanno dato vita a 2.000 preziose referenze con l’obiettivo di raccontare una delle aree vitate più prestigiose d’Italia, caratterizzata da un suolo vulcanico che delinea i sentori dei tre vini, ognuno con le sue caratteristiche uniche. La presentazione è stata preceduta da un focus sulla parte tecnico-scientifica di questo progetto tenuto dal geologo Giuseppe Benciolini, coadiuvato dall’esperto Nicola Frasson, ed anche da Maurizio Ugliano dell’Università di Verona specializzato sulla tipicità aromatica che i terreni possono donare al vino.

Tre sono i terreni che caratterizzano la proprietà e la nuova linea: Fittà, Castellaro e Tremenalto luoghi le cui caratteristiche uniche di composizione del terreno, esposizione e microclima li hanno resi zone storicamente riconosciute come vocate per la viticoltura all’interno del comprensorio del Soave Classico, tanto da essere stati ufficialmente riconosciuti ed inseriti all’interno del disciplinare di produzione come Uga (Unità Geografiche Aggiuntive). Terreni da cui si ottengono uve molto espressive grazie alle pendenze ripide, alle composizioni basaltiche dei suoli fino ad arrivare alla ricchissima biodiversità di quest’area, uve vinificate separatamente che rendono unici i vini e perfettamente distinguibili, e da cui derivano i tre Cru unici di Garganega. A rendere riconoscibile i vini è anche la scelta di usare per tutte le linee il tappo Stelvin, un’innovazione tra tanta tradizione, ideato appositamente per garantire migliore conservabilità ai vini. La ricerca geologica ha rivelato che i suoli dei vigneti Fittà, Castellaro e Tremenalto presentano una comune specificità data dalla natura dei materiali parentali dai quali si sono formati ma evidenziano anche caratteristiche di elevata pedodiversità. Ci insegnano quindi che parlare di terreno vulcanico in maniera generica è impossibile vista la grande varietà delle sue espressioni anche all’interno della stessa area. Non è solo il suolo a determinare l’unicità di un vino, ma piuttosto il luogo a cui appartiene, nella sua interezza, del quale il suolo è un elemento importantissimo ma non l’unico.

I VINI DEGUSTATI

Castellaro Soave Classico Doc 2020
100% Garganega. Colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso si apre con sensazioni speziate e minerali di pietra focaia accompagnate da note di pepe bianco, di gelsomino, note fruttate mature, al palato teso ed energico, la sua freschezza salina si protrae in un finale lunghissimo.

Fittà Soave Classico Doc 2020
100% Garganega. Colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso intenso, dominato da note sulfuree e fumé che si uniscono a sentori agrumati ed esotici, al palato lungo ed espressivo, una scia sapida si combina con sensazioni fruttate e di mandorla.

Tremenalto Soave Classico Doc 2020
100% Garganega. Colore giallo paglierino luminoso con leggeri riflessi dorati, al naso sensazioni gessose, fruttato con frutta esotica, fiori d’arancio e frutta candita, al palato ampio e rotondo, sospinto da un sottofondo di sapidità e freschezza.

Le Rive Bianco Veronese Igt 2019 vendemmia tardiva
100% Garganega. Colore giallo intenso con riflessi dorati, al naso frutti gialli maturi di frutta esotica, agrumi canditi e spezie dolci si uniscono a sbuffi marini e note fumé, al palato ampio ed elegante, con lunghissima persistenza sapida e minerale.

Massifitti Bianco Veronese Igt 2020
100% Trebbiano di Soave. Colore giallo paglierino brillante, al naso agrumi e spezie dolci si estendono su tonalità minerali e percezioni marine, al palato nitido e verticale, la vivace acidità si unisce ad una struttura elegante e cremosa, con un finale lungo e sapido.

Monte Carbonare Soave Classico Doc 2021
100% Garganega. Colore giallo paglierino luminoso, al naso fumé e sulfureo, presenta sentori di pietra focaia assieme a note di agrumi e frutta tropicale, note floreali di fiori di campo ed erbe aromatiche, al palato cremoso ed elegante, grande freschezza e sapidità, con finale asciutto e molto persistente.

Opera Semplice Atto V Metodo Classico Dosaggio Zero
100% Trebbiano di Soave. Colore giallo paglierino brillante dal perlage sottile e continuo, al naso sentori sulfurei e di frutta secca tostata accompagnano fresche note agrumate e minerali, al palato nitido ed asciutto, finisce in un intenso allungo sapido.

Soave Classico Doc 2022
100% Garganega. Colore giallo paglierino con riflessi verdi, al naso svela fresche fragranze di frutti e fiori bianchi buccia di mandarino, accompagnate da note vegetali e minerali, al palato succoso ed equilibrato, una scia sapida si combina con freschezza e morbidezza.