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L'azienda

Olio, la siciliana Miceli & Sensat trionfa a Expoliva 2026 con le cultivar Arbequina e Picual

04 Marzo 2026
Da sinistra (in occasione del premio ricevuto al Sol d'Oro) Federico Bricolo, presidente Veronafiere, Paolo Miceli,  Sergio Sensat, e Marino Giorgetti, direttore tecnico del Concorso Internazionale Sol d'Oro Da sinistra (in occasione del premio ricevuto al Sol d'Oro) Federico Bricolo, presidente Veronafiere, Paolo Miceli, Sergio Sensat, e Marino Giorgetti, direttore tecnico del Concorso Internazionale Sol d'Oro

La Spagna è il Paese da cui arrivano le cultivar che Paolo Miceli ha scelto di portare in Sicilia: "È Il mercato che ha imparato a costruire un sistema olivicolo competetitvo su scala globale. Riconoscerlo è il punto di partenza per fare qualcosa di migliore"

E se un’azienda siciliana conquistasse uno dei concorsi oleari più prestigiosi al mondo con un olio ottenuto da una cultivar spagnola? Potrebbe sembrare un paradosso. O, a prima vista, una provocazione. In realtà è il risultato di un lungo e rigoroso studio agronomico, accompagnato da una strategia produttiva chiara e consapevole.

Protagonista di questo successo è l’azienda di Monreale, in provincia di Palermo, Miceli & Sensat, che ha conquistato il primo premio assoluto nella categoria Intensi a Expoliva 2026 con “Unico”, un monovarietale di Picual innestata su ogliastro selvatico siciliano, e il secondo premio nella categoria Medi con “Delicato”, ottenuto da Arbequina, anch’essa coltivata in Sicilia.

Expoliva è una tra le più grandi fiere internazionali del settore olivicolo, ospitata ogni due anni a Jaén, in Andalusia, capitale mondiale dell’olio d’oliva. È molto più di una vetrina commerciale: è il luogo dove si confrontano produttori, tecnici, ricercatori e istituzioni di ogni angolo del pianeta. Il concorso che vi si svolge è tra i più antichi e rigorosi in circolazione. “Per partecipare devi avere una cisterna di minimo 4.000 litri”, racconta Paolo Miceli. “Il prelievo dell’olio lo esegue un notaio che certifica la quantità e riempie le bottiglie anonimizzandole. Non ci sono possibilità di riconoscerle. Nessun giurato sa cosa sta assaggiando”.

Tra i vincitori dell’edizione 2026 c’è anche “Unico”. “Per cinque anni abbiamo studiato e fatto test, con l’obiettivo di perfezionarlo e lanciarlo sul mercato. Lo abbiamo chiamato “Unico” perché è l’unico monovarietale al mondo che nasce dall’innesto della Picual su olivastro selvatico. La stessa cosa abbiamo fatto con “Delicato”, monocultivar da Arbequina premiata nella categoria medi. Il risultato non sono solo i premi, ma soprattutto la realizzazione di oli extravergine d’oliva che, attraverso questa unione, hanno acquisito caratteristiche organolettiche molto più accentuate, e quindi vincenti”.

La notizia dei premi di Expoliva 2026 – la premiazione ufficiale si terrà a Jaén il 19 marzo – è arrivata a Verona, durante Sol Expo, evento con il quale la fiera spagnola è gemellata e dove Miceli & Sensat stava raccogliendo un’altra soddisfazione. A Verona, alla 24ª edizione del Sol d’Oro, Miceli & Sensat ha conquistato, infatti, il Sol d’Argento nella categoria Biologico con “U’Ciuri”. Tra gli undici riconoscimenti complessivi andati alla Sicilia, quello di Miceli & Sensat è l’unico sul podio nella sua categoria. Ma qui il protagonista non è una cultivar spagnola: a vincere è U’Ciuri, un 100% Nocellara del Belice, varietà autoctona siciliana per eccellenza.

Un periodo pieno di soddisfazioni per l’azienda siciliana, che poche settimane fa ha visto l’assegnazione da parte della guida internazionale Evooleum 2026 del titolo Best IGP of Italy e l’inserimento tra i Top Ten Healthy Oils per l’alto contenuto di polifenoli. Un successo dietro l’altro che Paolo Miceli commenta così: “Bisogna essere aperti, come lo si è stato in passato per il vino, verso varietà estranee al territorio che però possono arricchire i profili organolettici degli oli siciliani e aiutarli a competere sui mercati internazionali con armi più uniche che rare”.

Il territorio non è uno sfondo: è un protagonista attivo. “Siamo convinti che la terra e il sole di Sicilia conferiscano alle varietà provenienti da altre regioni del mondo caratteristiche organolettiche amplificate. Una Picual cresciuta su olivastro selvatico siciliano, sotto quel sole e su quei terreni minerali, non è più la stessa Picual che cresce in Andalusia. È qualcosa di diverso, di nuovo, che non esiste da nessun’altra parte”.

Le resistenze però non mancano: “L’agricoltore è sempre restìo ad aprirsi al nuovo – dice Miceli – ma se non lo facciamo non possiamo competere in mercati internazionali sempre più agguerriti. E poi basta pensare che in qualche modo questo già accade sul territorio nazionale: in Toscana le varietà autoctone vengono coniugate a quelle pugliesi al fine di ottenere oli più potenti e aromatici. Noi, con questo progetto, stiamo facendo lo stesso, ma portiamo la sperimentazione a un livello internazionale”.

E il mercato, aggiunge, sta andando esattamente in quella direzione: “Il consumatore cerca oli sempre più potenti, oli verdi, molto aromatici. Noi abbiamo già degli oli importanti in Sicilia autoctoni, però possiamo amplificare ancora di più le nostre caratteristiche sensoriali con varietà non autoctone, ma che da noi sono estremamente produttive e assolutamente vincenti dal profilo organolettico che acquisiscono”.

Ed è proprio a livello internazionale che si gioca la partita. “La percezione dell’olio italiano nel mondo è molto positiva”, dice, “ma altri Paesi, soprattutto Spagna, Grecia e Portogallo, stanno guadagnando terreno. Anche Nord Africa, Tunisia e Croazia stanno migliorando molto. Viviamo in un quadro competitivo in rapido cambiamento, in cui restare fermi equivale ad arretrare. L’Italia deve innovare per mantenere il vantaggio”. è

La Spagna, terra con la quale Paolo Miceli e il suo socio Sergio Sensat hanno un legame profondo, è per lui un riferimento da osservare senza complessi: è il Paese da cui arrivano le cultivar che ha scelto di portare in Sicilia e – dice – “il mercato che ha imparato prima di altri a costruire un sistema olivicolo moderno, efficiente, capace di competere su scala globale. Riconoscerlo non è una resa: è il punto di partenza per fare qualcosa di diverso, e di meglio”.

Proveniente da una famiglia attiva nell’olivicoltura da sei generazioni tra Sicilia e Toscana, dopo anni nel marketing e nella comunicazione Paolo Miceli ha scelto di tornare alla produzione, portando con sé una visione del mercato che pochi produttori hanno. Insieme a Sergio Sensat, che porta l’esperienza di una storica casa olivicola spagnola fondata nel XIX secolo, ha fondato nel 2017, in Sicilia nord-occidentale – nell’area collinare di Roccamena, affacciata sul lago García – un progetto agricolo biologico che oggi conta 115 ettari di uliveto che ospita circa 50.000 piante. Varietà autoctone siciliane come Nocellara del Belice, Cerasuola e Biancolilla convivono con la Coratina e con le spagnole Picual e Arbequina, tutte innestate su olivastri selvatici. La produzione annua di circa 50.000 litri viene distribuita per il 40% in Italia e per il 60% all’estero. Accanto agli ulivi, 100 ettari di grani antichi siciliani.

L’azienda guarda avanti su più fronti. “Stiamo impiantando un nuovo oliveto di Hojiblanca”, annuncia Miceli, “una varietà spagnola molto aromatica, che unita alla nostra Cerasuola potrà dare risultati incredibili”. Un nuovo frantoio con due linee Moriem è già operativo, con modifiche tecnologiche studiate per elevare ulteriormente la qualità estrattiva. E l’orizzonte commerciale si allarga sempre di più verso est. “Stiamo espandendo l’azienda a livello internazionale”, spiega Miceli, “specialmente in Estremo Oriente: Giappone e Corea con ottimi risultati”.