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L'azienda

Sapori Vesuviani: “Grazie al vulcano prodotti unici, così il pomodoro del piennolo Dop piace e resiste nel tempo”

23 Febbraio 2026
Pasquale Imperato Pasquale Imperato

Pasquale Imperato racconta la mission in un territorio straordinario. E c’è anche l’albicocca, partito l’iter per avere il marchio Igp. “Ma attenti alle frodi”

La cantava già Plinio il Vecchio duemila anni fa, l’albicocca che cresce sulle falde del Vesuvio, miracolo aranciato di un suolo vulcanico, ricchissimo di zolfo e di potassio, veicoli di un gusto inconfondibile.

Molte estati dopo a raccoglierla sono arrivati gli Imperato, famiglia di agricoltori giunta alla quarta generazione incarnata da Pasquale, titolare di Sapori Vesuviani, azienda che ha scelto di focalizzarsi sull’eccezionalità del territorio e sulle tante eccellenze che ne sono inscindibili.

Se per il frutto è stata da poco inoltrata agli organi competenti la domanda di Igp, già nel 2010 è stata incassata la Dop per il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, per la quale Imperato si è speso in veste di presidente del comitato promotore. L’esito positivo sembrava dal principio scontato, considerata l’eccezionalità di un pomodoro che, unico al mondo, riesce a conservarsi quasi per un anno dopo la raccolta in luglio e agosto, fino a maggio o giugno successivi, se conservato in ambiente asciutto, ventilato e a temperatura costante.

Non è l’unico pomodoro da serbo del Belpaese, ma i competitor come il pugliese arrivano al massimo fino a dicembre. In questo caso il terreno asciutto, spazzato dalle brezze marine, propizia la serbevolezza: è come strategia di sopravvivenza in un ambiente ostile, che la pianta ha sviluppato una buccia spessa, che incarcera l’umidità impedendo la formazione di muffe, mentre la stessa salsedine agisce da conservante. Condizioni di clima, di terra, di sole uniche al mondo. Altra caratteristica vincente è di nuovo il sapore dirompente conferito dal terreno vulcanico ricco di minerali, capace di portare distintività soprattutto ai piatti di mare grazie al sapore amorevolmente amarognolo, che sposa la sapidità dei crostacei e del pesce in generale.

“Non da scarpetta, ma da linguetta nel piatto”. Appena raccolto in piena estate, il pomodoro ha un gusto più dolciastro, poi col passare del tempo perde acqua, come la pelle umana, e vira verso una maggiore profondità, grazie alla concentrazione. Tanto che i napoletani ne fanno gran uso soprattutto in prossimità delle festività natalizie, trascorsi 4 o 5 mesi dalla raccolta, quando risalta ancora di più sulle tipicità locali. Ma nello stesso disciplinare della Verace Pizza Napoletana è l’unico ammesso, insieme all’altra Dop del San Marzano. E ancora bruschette e capresi con Mozzarella di Bufala Campana Dop.

“Una volta ottenuta la denominazione, abbiamo divulgato questa eccellenza anche all’estero. Il nostro ultimo cliente ha richiesto l’invio in aereo a Hong Kong e in generale c’è domanda da parte di alcuni dei migliori chef del mondo. Purtroppo esistono anche tanta concorrenza sleale e tanta frode agroalimentare: l’unica arma del consumatore è comprare il prodotto certificato con i due loghi dell’Unione Europea. Non stupisce considerato che è una nicchia, la cui intera produzione l’anno scorso non è arrivata a 40mila quintali, spuntando prezzi importanti. Si può riconoscere anche dal colore, che è rosso arancio sbiadito, mentre le imitazioni provenienti da Agerola, dal Metapontino o dal Gargano mostrano tonalità più accese”.

In generale il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio è uno scrigno di tipicità: altre eccellenze sono la Lacryma Christi Doc, citata anch’essa da Plinio il Vecchio, frutti e ortaggi mai visti, che Imperato ama trasformare in conserve, composte, sottoli.

“Qualsiasi cosa venga coltivata alle falde del Vesuvio, sviluppa una marcia in più. Per esempio riusciamo a fare i cachi acerbi scottati sottaceto e messi sottolio a rondelle, perché non sono tannici e allappanti e risultano ottimi con le carni o i formaggi stagionati; il peperone cornetto e la fava vesuviana. Al consumatore consiglio sempre di mangiare di stagione, perché costa meno e per ridurre l’impronta di carbonio; nonché di leggere l’etichetta. Solo così può sapere con certezza da dove proviene il prodotto e compiere un acquisto consapevole. L’Italia vanta la legislazione fitosanitaria più severa al mondo, una garanzia per il consumatore e per l’ambiente”.