Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
L'azienda

Tornatore: al Vinitaly la novità del metodo classico. “L’Etna resta trendy ma si può fare di più sul marketing”

11 Aprile 2026
L'Etna e Giuseppe Tornatore L'Etna e Giuseppe Tornatore

La scommessa sui vini di contrada e sui bianchi. "Quei consigli preziosi di Lunelli..."

A poche ore dall’apertura di Vinitaly, la più importante manifestazione internazionale dedicata al vino italiano, produttori, buyer e operatori del settore si ritrovano a Verona per confrontarsi su mercati, tendenze e prospettive future. In questo contesto, l’Etna continua a confermarsi uno dei territori più dinamici e osservati del panorama vitivinicolo.

Tra le realtà di riferimento spiccano le Cantine Tornatore, azienda storica fondata dal Cavaliere del Lavoro Francesco Tornatore e oggi guidata assieme al figlio Giuseppe, con il quale abbiamo fatto il punto su bilanci, progetti e visione futura.

Il 2025 si è appena concluso: che tipo di anno è stato per Cantine Tornatore, sia dal punto di vista produttivo e sia commerciale?

«È stato un anno che ci ha visto consolidare il mercato estero. In particolare, la crescita sul mercato europeo ha compensato la flessione registrata negli Stati Uniti, dovuta principalmente a una politica di riduzione del magazzino da parte del nostro importatore e all’impatto dei dazi. Dal punto di vista produttivo, invece, è stata un’annata molto positiva, sia per quantità sia, soprattutto, per qualità.»

Guardando al nuovo anno, quali sono le aspettative e le priorità per il 2026?

«Le priorità restano quelle di mantenere l’attuale livello qualitativo dei nostri vini e migliorarci vendemmia dopo vendemmia. Le aspettative sono legate soprattutto al mercato, con la speranza di una ripresa delle vendite, in particolare in Italia.

Più che a nuove strategie, stiamo lavorando su progetti che possano ampliare e caratterizzare ulteriormente la nostra selezione.»

Gli Stati Uniti rappresentano un mercato fondamentale: qual è oggi la situazione?

«Le previsioni per il 2026 indicano un ritorno ai livelli degli anni precedenti, e questo ci fa ben sperare. Tuttavia, riteniamo che negli Stati Uniti sia diminuito il potere d’acquisto della classe media. Per questo motivo diventa importante intercettare una fascia di consumatori medio-alta. Allo stesso tempo, non bisogna sottovalutare l’impatto che i dazi hanno avuto sulle vendite, soprattutto in un mercato così importante per i vini dell’Etna.»

Tra le novità c’è il vostro Metodo Classico: a che punto è il progetto?

«Il Metodo Classico è una priorità per il nostro futuro. Stiamo dedicando una parte significativa della nostra prima cantina e investendo risorse importanti. Si tratta di una selezione di Nerello Mascalese vinificato in bianco. Lo presenteremo in questi giorni al Vinitaly per raccogliere le prime impressioni. Il nostro obiettivo è arrivare a un prodotto che rispecchi pienamente il nostro stile, vulcanico ed elegante. Il lancio ufficiale avverrà solo quando saremo pienamente soddisfatti, senza scorciatoie. Un giovane enologo sta seguendo il progetto.»

Negli ultimi anni avete ampliato il patrimonio viticolo: su quali contrade state investendo?

«Stiamo completando gli impianti nelle superfici assegnate con le riserve nazionali. Alla contrada Calderara si aggiungerà Santo Spirito: entrambe daranno vita a produzioni di nicchia. Inoltre, vorremmo incrementare la commercializzazione della contrada Zottorinotto, magari rendendola più accessibile anche a livello di denominazione per i mercati esteri. Oggi possiamo contare su vigneti distribuiti in 15 contrade.»

Ci sono altri progetti in corso che segnano una nuova fase per l’azienda?

«Sì, quest’anno completeremo la nuova cantina con una bottaia storica caratterizzata da volte e pavimenti d’epoca risalenti all’inizio del secolo scorso. Realizzeremo anche due sale degustazione: una all’interno della bottaia e un’altra decorata con elementi dei carretti siciliani finemente dipinti. Vogliamo offrire un’esperienza autentica e fortemente legata al territorio.»

I bianchi dell’Etna stanno crescendo: che ruolo avranno nella vostra visione futura?

«Per noi sono già fondamentali: il 35% dei nostri vigneti è coltivato a Carricante, vitigno autoctono a bacca bianca dell’Etna. È stata una scelta lungimirante, anche grazie al suggerimento del Cavaliere del lavoro Lunelli, che già nel 2012 consigliò a mio padre di investire sui bianchi, quando l’Etna era identificata soprattutto con i rossi. Abbiamo destinato le parcelle più alte alla coltivazione del Carricante e, se il mercato continuerà a crescere e ci saranno le autorizzazioni, potremmo ampliare ulteriormente le superfici.»

Il “fenomeno Etna” oggi: a che punto siamo?

«L’Etna è un fenomeno, forse ancora più all’estero che in Italia. Negli ultimi anni sono stati fatti enormi progressi sia nei vigneti sia nella qualità dei vini. Sul piano del marketing, però, si può fare di più. È importante trovare strumenti che permettano anche ai piccoli produttori di collocare i loro vini sui mercati senza gravare troppo sui costi. La promozione del territorio è fondamentale, soprattutto in un momento in cui i costi di mobilità sono sempre più alti. Questo potrebbe favorire anche un aumento del turismo, con benefici per tutto l’indotto.»