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L'evento

A Bruxelles il primo salone dei vini naturali, report della degustazione

06 Maggio 2013
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Baptiste Lardeux e Vivien Blot

di Armando Garofano

Bruxelles, in un sabato di sole pallido come un Galestro si apre il primo salone dedicato ai vini naturali.

Dimensioni contenute – solo 14 produttori – ma segnale importante in una città di un oltre un milione di abitanti che consuma tanto vino. Organizzatori: Baptiste Lardeux e Vivien Blot gestori di Titulus, enoteca che offre vini e prodotti del territorio (belga ma non solo). Vivien e Baptiste vengono dall'Ovest della Francia e quindi nella loro selezione domina la Loira, ma per il resto vogano allegramente controcorrente dando spazio a zone meno blasonate (Minervois) o anche decisamente sfigate (Roussillon). Una bella prova di coerenza: il vino è la Francia, punto, lo pensano e lo fanno. Una sola eccezione che ci riempie di orgoglio: i vini di Salvo Foti.

C'era un sacco di gente. Giovani, tanti giovani, coppie con bambini, poche cravatte molte gonne… bello così. Tanta voglia di bere e di scoprire, turbini di chiacchiere e di sorrisi, più il sottoscritto che martella domande su lieviti indigenti , criomacerazioni, barrique di passaggio, filtrazioni spinte e nazionali senza filtro. Prima considerazione: i produttori sottoposti a interrogatorio hanno tutti – dico tutti – spontaneamente confessato la composizione dei suoli. Si parte da lì, per loro è un’evidenza. Il vino nasce dalla terra, e dal clima in cui cresce la vite, i vignaioli francesi si considerano dei custodi delle vigne, del posto in cui anch’essi affondano le radici. Bello, decisamente bello.

Si comincia con la Loira delle denominazioni minori – Montlouis (rive gauche ) e Vouvray (rive droite).
Siamo nel regno dello Chenin: di Bertrand Jousset segnaliamo il Singulier (prodotto da un'unica parcella) vino teso e vibrante con un buon volume e opulenza finale. Una bella sorpresa. Sulla riva destra invece, si conferma per stile ed eleganza Mathieu Cosme, fisico da rugbista e sorriso ecumenico.


 


Mathieu Cosme

Mathieu coltiva solo sei ettari (alcuni arati col cavallo) per produrre 35.000 bottiglie (bollicine comprese). Spicca il suo Promenard ricavato da un singola parcella di meno di un ettaro (terreni argilloso-calcarei poco compatti) con vigne  di oltre 50 anni sulle colline più lontane dalla Loira. Mathieu è un moschettiere che preferisce il fioretto alla sciabola: i suoi vini hanno un leggero residuo zuccherino (6-8g/litro) appena percettibile ma che consente al vino tensioni e contrasti con la acidità spinta: profumi tenui e floreali al naso ed eleganza dissonante al palato. Alcuni critici gli rimproverano una certa mancanza di “nervo”, a mio avviso i suoi vini sono perfetti così: nitidi e indimenticabili (e a prezzi ragionevolissimi).

Qualche chilometro più ad est, nelle campagne di Amboise (riva sinistra) esercita Damien Delechenau che con suo Carbernet Franc, Bécarré da prova di equilibri e maestria. 

Il vino è cultura ragazzi, e stavolta vi dovete sorbire anche la spiega musicale: Becarré in italiano significa bequadro che nella notazione musicale è il simbolo che indica l'annullamento dell'effetto di un'alterazione (ad es. bemolle). Bell’idea per un bel vino che tiene fede al suo nome: austerità, frutto intenso ma sotto controllo, sapidità, materia: tutto in equilibrio. Per la Borgogna c’è Fanny Sabre.

Salto vari banchetti e mi avvicino in adorazione. Parto direttamente dal Pommard: porcini, felce, terra umida, legno marcio, naso intrigante e…”c’est bouchonné (sa di tappo)” sento affermare perentoriamente accanto a me da un signore extra-large, e ha ragione. Si riparte con più umiltà da uno Chardonnay di Savigny les Beaune: semplicemente paradigmatico. Lo Chardonnay che in tutto il mondo si cerca di imitare. Torna il Pommard: opulento e armonioso al contempo: un vino profondo con una  persistenza indimenticabile. Ricavato da vigne di oltre 90 anni e addomesticato con un uso parsimonioso del legno: nessuna chiarifica, nessuna filtrazione. Il Pinot Nero unplugged.

Chiudiamo con l'immenso Salvo Foti. I vini che ha portato danno una pista a tutti i francesi (Pommard compreso).


Salvo Foti

Sembrano venire da un altro pianeta: l'Etna incanta e signoreggia. Uno per tutti, il Vinupetra: nasce da una vigna di Calderara (zona Etna Nord a 700 metri di quota) di oltre 80 anni con una resa bassissima, circa 20 quintali per ettaro
Prevalenza di Nerello mascalese, con Cappuccio, Alicante e Francisi. Vendemmia a fine ottobre. Si vinifica in tini di legno scoperti con lieviti indigeni e senza controllo della temperatura. Macerazione di 15-20 giorni e poi un anno in barrique esauste. Nessuna filtrazione. In sintesi, equilibrio, rigore e precisione. Salvo Foti, tutto il resto è trascurabile.