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L'evento

Cibo Nostrum, record di presenze. Se la cucina è volano per la valorizzazione del territorio

24 Maggio 2016
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di Santina Giannone

Quando la cucina riconquista il suo valore di narrazione può permettersi anche la “scomparsa” degli chef. La quinta edizione di Cibo Nostrum (ne parlavamo qui) con l’inedito sbocciare del Taormina Cooking Fest è un bell’esempio di squadra che viene proprio da un ambiente di “protagonisti” per eccellenza, quello della ristorazione.

Erano oltre cento le giacche bianche impegnate ai fornelli ieri mattina lungo il corso principale di Taormina, sfoderando ciascuna una propria personale e territoriale interpretazione della cucina italiana: moltissimi gli chef siciliani che hanno accettato l’invito dell'associazione provinciale “Cuochi Etnei” e dalla Federazione Italiana Cuochi, molti anche quelli che venivano da oltre lo Stretto per raccontare il pesce azzurro, protagonista della manifestazione (e non solo).


(Martina Caruso)

Le file degli stand popolate dai cappelli dei maestri di cucina si snodavano uno accanto all’altro senza tentativi di spettacolarizzazione, senza postazioni privilegiate né dedizione alle star; chef stellati e cuochi emergenti, nomi da tenere sott’occhio e altri meno conosciuti, specialisti dello street food e maestri dell’impasto, artisti della pasticceria e capisaldi della tradizione in una parata in cui la protagonista era una sola: la Cucina Italiana.

“È stato difficile perché siamo in tanti e la macchina organizzativa è stata complessa – racconta il patron di Cibo Nostrum Seby Sorbello – ma grazie a sei mesi di lavoro intenso e ad uno staff che ha profuso grande impegno siamo riusciti a dare all’evento un taglio più ampio, sia dal punto di vista dell’area geografica che da quello dei contenuti. L’idea di allargare Cibo Nostrum a Taormina nasce dalla mia amicizia con Pietro D’Agostino, chef de La Capinera. Siamo soddisfatti  di essere riusciti a ricreare uno spaccato dell’Italia gastronomica in tutte le sue sfaccettature”.

Da qui si parte alla conquista di quella meta, tanto ambita, ma ancora troppo vaga di “valorizzazione del territorio”. Non vi si arriva se non si oltrepassa la rivendicazione delle singole identità e non si contribuisce, insieme, a costruirne una condivisa, complessa, in continuo mutamento; e Cibo Nostrum 2016 dimostra di averlo capito molto bene.I problemi di logistica e qualche difficoltà organizzativa sono probabilmente l’attestazione più reale di un’intenzione corale: quella, appunto di accendere i riflettori su un territorio capace di farsi portavoce di un’istanza condivisa.

I numeri del resto sembrano dare ragione a chi ha saputo guardare a Taormina come la punta attrattiva di un territorio assai più ampio: oltre 10 mila presenze turistiche in città, 70 giornalisti accreditati, più di 120 chef ai fornelli. Le cene degli chef con la coppola di domenica sera e quella della Nazionale Italiana Cuochi che si sono svolte presso l’Esperia Palace di Zafferana Etnea, diventano così piccole perle tenute insieme dallo stesso filo, che cuce la buona cucina con l’incoming turistico. Non quello estemporaneo che troppo spesso fa, purtroppo, ancora presa in Sicilia, dove ogni manifestazione si crede un evento. Ma quello in cui l’evento diventa manifestazione: di un percorso destinato a fare ancora altri passi.