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L'evento

I vini “eroici” del Carso, una degustazione all’Expo

27 Agosto 2015
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di Michele Pizzillo

Per conoscere un po’ tutti i viticoltori che producono vini dalla trasformazione di uve Vitovska, è necessario programmare un viaggio dalle parti di Trieste e, precisamente, al Castello di Duino, dove da un decennio l’Associazione viticoltori del Carso-Kras organizza la manifestazione Mare-morje Vitovska.

Una manifestazione importante, visto che sono presenti piccoli produttori che spesso nessuno conosce oltre i confini della provincia. D’altronde la produzione complessiva di Vitovska è all’incirca di 25 mila bottiglie. Per cui l’appuntamento ad Expo, a “Vino a taste of Italy” allestito da Veronafiere-Vinitaly, oggi a partire dalle ore 11.30, per la degustazione organizzata dall’Associazione viticoltori del Carso è veramente imperdibile per scoprire una vera nicchia di vini friulani. Alla degustazione sono presenti tre produttori di Vitovska, giustamente definita la regina del Carso, e cioè Benjamin Zidarich di Prepotto, Rad Kocjancic di Dolina e Igor Grgic di Padriciano, area di confine, tra Trieste e l’Istria, terra di pietra e di vento con inverni pungenti ed estati torride e, ovviamente, ostica e difficile.

In questa terra dove la freddissima Bora si fa sentire, nasce la Vitovska, antico vitigno autoctono a bacca bianca, presente nel Carso da tempo immemorabile. D’altronde solo un’uva temprata dai secoli poteva resistere e sopravvivere a questi contrasti così duri e forti. Un vitigno estremo, insomma; ma, anche, fortemente territoriale: non c’è niente di simile in tutto il Mediterraneo.

La Vitovska nel passato era vinificata in assemblaggio con altre uve, soprattutto con la Malvasia Istriana. Adesso, grazie ai tre viticoltori che si presentano ad Expo e a quelli che animano Mare-morje Vitovska, è proposto nella sua purezza più cristallina. La Vitovska prodotta da Zidarich, Kocjancic e Grgic ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati, soprattutto quando è affinata in legno. I profumi sono generalmente quelli delicati di fiori di campo, fieno, pera, agrumi, salvia; mentre in bocca spicca per freschezza e note salmastre e minerali con una chiusura che ricorda la mandorla.
È un vino sostenuto da una buona acidità ed è anche molto longevo. Ottimo come aperitivo oltre a sposarsi con antipasti leggeri di pesce, sushi, primi piatti di pesce, secondi a base di carni bianche e con formaggi freschi.
Alla degustazione di Expo ci sono anche la Brovada dop (fettine di rapa bianca macerate in vinaccia) e il formaggio latteria stagionato alla vinaccia. Questi prodotti sono abbinati a due vini friulani.

Per completare il quadro di una viticoltura eroica come quella del Carso, a “Vino a taste of Italy” c’è spazio per altri sei vini, tre ottenuti da uva Malvasia – quelli di Matej Lupinc e Sandi Skerk di Prepotto e Bruno Lenardon di Muggia; e tre rossi di Terrano: di Matej e Kristina Skerly e della Fattoria carsica Bajta di Slavko Kerly di Sgonico, Benjamin Zidarich di Prepotto.

Ed è stata una scelta intelligente perché Terrano è Carso: è il simbolo della viticoltura delle regioni del Carso. Èun vitigno autoctono giuliano appartenente alla famiglia dei Refoschi.Che si presenta con colore rosso rubino violaceo intenso. Al gusto è acidulo e tannico ma armonioso, ricco di corpo.
Il vino Terrano è un tipico esempio di prodotto a diffusione locale. Poi c’è la Malvasia, nome per indicare molti vitigni, la maggior parte a bacca bianca, presenti in tutta Italia. Quella friulana è l’Istriana, però.