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L'evento

L’Amatriciana secondo 7 chef: un successo a Roma la serata benefica per Amatrice

03 Ottobre 2017
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di Manuela Zanni

“Roma val bene un'amatriciana” sarebbe il caso di dire dopo aver compiuto un vero e proprio blitz nella Capitale, durato meno di 24 ore, con l' unico scopo di assaggiare il celebre piatto di Amatrice interpretato da 7 maestri della cucina italiana.

L' occasione è stata la cena “a 14 mani”, quelle preziose di 7 grandi chef, che si sono cimentati nel proporre una versione personale della famosa amatriciana, per l'evento organizzato ad un anno dal terremoto che ha scosso il centro Italia, dall'Associazione Italiana Ambasciatori  del Gusto. La cena è stata preceduta dal convegno “Italia-Mondo. Andata e ritorno”, il primo organizzato dall' Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto, introdotto da Cristina Bowerman, presidente dell'Associazione e chef “Glass Hostaria” e da Carlo Cracco che hanno posto entrambi l'accento “sull' importanza della formazione nel settore della ristorazione quale punto di forza per fare la differenza in un ambito, quale quello ristorativo, che necessita di tanti accorgimenti per potere raggiungere e mantenere alti standard qualitativi”. 


(Carlo Cracco e Cristina Bowerman)

Tra i temi trattati dal convegno vi è stato quello della fiscalità nella ristorazione, di grande attualità poichè l'assenza di controlli è responsabile della morte di questo settore. Si è anche parlato del “Made in Italy” come uno de  brand su cui puntare per risollevare le sorti dell' economia italiana e dell' importanza di produrre qualità per ottenere sempre maggiore credibilità. Al termine del convegno ha avuto inizio la cena “7 chef per Amatrice” presso l’Antonello Colonna Open a Roma, al piano superiore del Palazzo delle Esposizioni. Il ricavato della serata è stato destinato alla raccolta fondi per un progetto di formazione per gli studenti dell'alberghiero di Amatrice che non hanno ancora ricevuto i fondi adeguati per la ricostruzione.

Sono state allestite sette ” isole” gastronomiche presiedute da altrettanti maestri della cucina italiana, che hanno proposto la propria rivisitazione del noto primo piatto laziale. Filo conduttore dei piatti proposti dagli chef è stato riconoscerne l'identità e l'appartenenza territoriale. Non un'unica ricetta per prepararlo, dunque, bensì sette modi diversi per interpretare un unico, inconfondibile sapore.

Lo chef Antonello Colonna, padrone di casa, ha  proposto “Ama-trice 2. a capo”, un gustoso fagottino ripieno di salsa all' amatriciana su una crema al pecorino romano.

Morbidissimi e saporiti gli “Gnocchi di amatriciana”, di Enrico Bartolini, impastati con la salsa di Amatrice, conditi con una particolare crema al rafano e accompagnati da un pezzo di bollito al sugo.

Interessante anche la versione proposta da Martina Caruso  giovane chef siciliana stellata, di un  “Cous Cous all’Amatriciana”, irrorato da un saporito e profumato brodo di pecorino.

I fratelli Salvo, pizzaioli campani, hanno, invece, creato per l'occasione la pizza “Vesuvio incontra Amatrice” in cui gli ingredienti della ricetta tradizionale hanno trovato alloggio su una base di pizza dall'impasto tipicamente napoletano. 

Dulcis (si fa per dire) in fundo arriva il gelato di Paolo Brunelli che ha proposto una insolita quanto accativante alternanza tra dolcezza e sapidità ottenuta con un gelato alla crema condito con una salsa di zabaglione al vino cotto impreziosito da una spolverata di pecorino dei monti Sibillini e una granella di guanciale di Amatrice caramellata.

Capitolo a parte merita l'interpretazione di Pietro Leemann, baluardo della cucina vegetariana al Joia di Milano, con il suo piatto preparato interamente con ingredienti vegetali il cui titolo di ispirazione cartesiana  “Penso, quindi sono” rappresenta la perfetta sintesi della filosofia che è alla base della sua cucina. Una cucina basata sul rispetto del cibo come nutrimento non solo per il corpo, ma anche, e soprattutto, dello spirito secondo i dettami della filosofia ayurveda. Con il suo piatto, costituito da un “turbante” di spaghetti su salsa di pomodori arrostiti, condito con spuma di cavolfiore affumicato e scaglie di mandorle tostate e finocchietto selvatico, lo chef filosofo ha voluto dimostrare che con il pensiero si possono creare strade diverse da quelle usuali che pur essendo alternative sono, in realtà, altrettanto percorribili e, a volte, persino più interessanti. E a giudicare dalla sua amatriciana vegetariana possiamo affermare che abbia  proprio ragione.