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L'evento

Quando il food incontra il sound, a Roma la performance di Donpasta

22 Febbraio 2013
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Il gastrofilosofo e Dj racconta della sua ultima opera “La Parmigiana e la Rivoluzione – Elogio della frittura ed altre pratiche militanti”

A Roma, in quel di San Lorenzo, nel Nuovo Cinema Palazzo, luogo simbolo della riappropriazione di uno spazio culturale d’eccezione, è andata in scena la performance di Don Pasta con guest star David Riondino e il cantautore Alessandro Mannarino.

L'evento creato da SoulFood, da Nuovo Cinema Palazzo e da Cucina Meticcia e dalla genialità di Daniele De Michele, in arte Donpasta, ha messo insieme sapori, saperi e note musicali. 


David Riondino e Alessandro Mannarino

Un evento sui generis che ha visto la cucina e la musica come ingredienti fondamentali del susseguirsi di esperienze e racconti portati in scena sul palco del Nuovo Cinema Palazzo. “Direttore d'orchestra” Daniele de Michele, alias Don Pasta, DJ e cuoco, che nasce nel Salento e viaggia per il mondo portando con sè il suo progetto Food Sound System. Tra fornelli accesi, descrizione di ricette e musica, ospiti ed amici hanno dato il loro contributo al racconto di Don Pasta dimostrando quanto cucina e  musica siano terreno fertile per la condivisone e la socialità genuina.

La musica non è stata di sottofondo. Anzi, è stata scandita dai coltelli sul tagliere, dalla fiamma dei fornelli, dallo sfrigolio del soffritto. Don Pasta ha acceso i fuochi dei fornelli, raccontando di quella pizzica che non esisteva più quando lui è nato, nel ’74, ma che ora rivive grazie alla volontà di chi crede nella forza delle origini. Ha parlato di ricette vere, originali, genuine, lontane dal “fast” è più vicine al “slow”. Perché “la cucina ha bisogno di tempo”.


Daniele de Michele, alias Don Pasta

L'evento è stata l'occasione per presentare il  suo libro  “La Parmigiana e la Rivoluzione – Elogio della frittura ed altre pratiche militanti” (Edito da Stampa Alternativa, 175 pagg, 14 euro). Don Pasta si definisce “gastrofilosofo” e noi ci crediamo. Lui parte dal Salento e viaggia per il mondo, portando con sé il sapore della Parmigiana della nonna, della Tiella di riso, patate e cozze, dell’olio extravergine di oliva artigianale, rigorosamente artigianale, sottolinea. “Dietro una ricetta – dice – c’è la storia di un popolo”. Per il cuoco istrionnico “Cucinare è un atto politico. Lo è la parmigiana di mia nonna, fatta solo in agosto, con le melanzane di stagione. Può esserlo evitare di comprare creme fosforescenti spacciate per pappe di bambini. Dal momento che si produce, si trasforma, si vende, si compra, si cucina, si mangia, ogni passaggio domanda scelte”. Come scrive nelle parole introduttive del libro. 

Questo il punto di partenza: la scelta consapevole, il contatto diretto con i produttori, con il contadino che porta in paese quello che ha. È una storia di esperienze che mettono in rete le persone attraverso la cucina, superando anche le sbarre di una prigione. Come è successo a Toulouse, a Bollate e Rebibbia. È spegnere la televisione mentre si è a tavola e magari accendere la radio o mettere su un vinile. È proteggersi nella comunità, aggiungere un posto a tavola, perché, dice Don Pasta “la cosa più bella è offrire ciò che si ha. Il dramma è che in questi pranzi, ognuno dei trenta invitati crede profondamente di dover cucinare per trenta persone. Trenta persone per trenta persone = novecento persone possono magiare”.

La serata il cuoco istrionico l'ha voluta condividere con gli amici. Con Andrea Satta che di professione fa il pediatra nella periferia romana. Ha calcato per primo il palco e raccontato la sua esperienza nel riunire le donne e i bambini stranieri che popolano il quartiere con momenti di condivisione conditi da biscotti palestinesi, cous cous e schiacciate calabresi e letture di favole nella loro lingua. Progetto da cui nasce il libro “Ci sarà una volta. Favole e mamme in ambulatorio” (Edito da Infinito Edizioni – 128 pagg, 12 euro).

Sotto i riflettori sono andati poi David Riondino e Alessandro Mannarino che insieme hanno raccontato di musica, di tradizioni e di cibo, tra aneddoti ed esperienze di vita. E mentre storie e note echeggiavano nel locale, le donne di “Cucina Meticcia”,  provenienti da ogni angolo del mondo e che fanno della diversità degli ingredienti e delle ricette la loro forza, hanno curato un catering dal sapore multietnico. “Il meticciato è frutto di una storia d’amore – dice Don Pasta – perché per avere il risotto alla milanese, lo zafferano è arrivato dall’Arabia. Per dare vigore al riso e zucchine, un genio ha aggiunto le patate e le cozze” esulta.

Una nuova esperienza con SoulFood Festival si replicherà per il 24-26 maggio a Roma. SoulFood è un progetto che si anima grazie alla volontà di unire Arte, Cibo e Sostenibilità, nell’ottica della condivisione, del rispetto e della salvaguardia del buon vivere quotidiano (www.thesoulfood.net). Tra “cene carbonare”, “terreni fertili” e progetti multiculturali, nasce ogni anno il Festival annuale si SoulFood, apice di un impegno costante per la sensibilizzazione e la diffusione di buone pratiche che mettano al centro dell’attenzione “il vivere bene e sano”.

Lucrezia Balducci