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L'evento

Sep2014 Scienza: “Il futuro della viticoltura sta nel ritorno al passato e nella multifunzionalità”

28 Maggio 2014

“La storia del Mediterraneo è una storia ciclica e non lineare.

Una storia nella quale la distanza tra avvento della modernità e passato è annullata. Su queste isole ancora si può leggere il passato”. E' questo il punto di forza e l'unicità delle isole Eolie da cui può trarre forza il sistema enologico di questa porzione del Tirreno per Attilio Scienza che, a Sicilia en Primeur in corso a Vulcano al Therasia Resort, ha tenuto il dibattito sulle origini della viticoltura eoliana. Secondo il professore le Eolie rappresentano un modello cui deve guardare la Sicilia del vino, quello della sostenibilità. Intesa come inserimento della viticoltura in un progetto più grande e a 360 gradi che dall'ambiente arriva alla società. Scienza ha infatti parlato, in tal senso, di multifunzionalità della viticoltura. Un concetto in fondo antichissimo che già millenni prima della venuta di Cristo era in auge e definiva la cultura di quei tempi e aveva anche una sua forza commerciale. Già era forte il concetto di origine tanto decantato oggi, utilizzato anche allora come una leva di marketing. “Nella compravendita – spiega Scienza- quando si barattava e si commerciava in vino, non si puntava sul profilo qualitativo o organolettico come si fa oggi, ma si parlava del luogo da cui proveniva quel determinato vino, la provenienza qualificava il vino”. 

Secondo Scienza, le Isole Eolie potrebbero considerarsi uno dei poli da cui è partita la cultura enologica che ha influenzato il resto d'Europa. Nei vitigni c'è la traccia di questa origine. Nelle tracce più antiche relative alla viticoltura e al vino vi sono diversi accenni. In una che risale al sesto secolo a.C. viene descritto un prototipo di vino prodotto  secondo un procedimento che consisteva nell'ammucchiare l'uva e nell'ottenere da tale pressione un mosto che poi veniva fatto fermentare, una tecnica che dava vini di grande resistenza nel tempo. E ci sono reperti,, ci racconta sempre il professore, che testimoniano quanto la produzione di vino fosse fiorente e identificativa di questi luoghi. “A differenza di altre parti dove sulla moneta dominava come simbolo il grano o l'olio, su quelle coniate qui l'emblema era il grappolo d'uva”.

Le Eolie erano legate a filo diretto con la Grecia, o meglio alla Tracia, dimostrabile attraverso il Dna della Malvasia delle Lipari. “E' la vera Malvasia Greca. Le altre sono Malvasie derivate,  geneticamente diverse” ha detto Scienza. E sono ben 14 i marcatori SSR in comune. “Questa stessa varietà, che si diffonde dalla Gracia, la si trova poi in Corazia a Dubrovnik, a Bosa in Sardegna, a Barcellona e nelle Canarie, dove poi hanno preso altri nomi: M. Dubrovacika, Greco di Bianco; Malvasia di Sardegna, Malvasia di Stiges”. 

Ripartire dalla valorizzazione di questi varietali significa qualcosa di importante che riporta al passato che, secondo Scienza, sarebbe il punto determinante per il futuro e per lo sviluppo della viticoltura siciliana. “Ecco perché è importante la ricerca genetica. La ricerca e il mondo della produzione devono guardare a questo – conclude Scienza – Ottenere varietà geneticamente resistenti a partire proprio dai biotipi antichi e non più da ogm”.