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L'iniziativa

Turismo, bocciati gli albergatori italiani, sorridono poco

20 Giugno 2016
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I più “burberi” sono i liguri, i toscani e gli abruzesi. I più solari? Gli emiliani

Alberghi puliti e ben tenuti, ottima la qualità del cibo, ma non basta. I turisti, pur promuovendo il livello dei servizi, si lamentano del personale degli alberghi, della loro poca propensione al servizio e alla flessibilità che invece contraddistingue altre realtà.

Lo rivela un monitoraggio web curato dall’Associazione Donne e Qualità della Vita della psicologa Serenella Salomoni, su oltre 5 mila post pubblicati sulle più importanti piattaforme di social network (Facebook, Twitter). Gli albergatori italiani risulterebbero essere tra i più burberi. Dai risultati della ricerca effettuata nei mesi di aprile e maggio (un periodo ricco di ponti e festività, che ha permesso a molti italiani di trascorrere brevi periodi in strutture alberghiere), è emerso che in fatto di scarsa accoglienza tra nord e sud non c’è una sostanziale differenza.
E forse non è un caso che, consapevole di questo limite, Salvatore Madonna, proprietario dell’Hotel Byron di Forte dei Marmi, ha ideato un ironico “corso di formazione in accoglienza”, per motivare gli operatori turistici a incrementare dal punto di vista dell’ospitalità. Al fine di evidenziare quali siano i punti deboli su cui è necessario lavorare, ha ideato un ironico video per il Web (visibile in questo link), in cui la nota showgirl Melita Toniolo veste i panni di una professoressa, che insegna agli operatori alberghieri le tecniche per migliorare ulteriormente il loro rapporto con la clientela.
Secondo l’analisi effettuata dall’Associazione Donne e Qualità della Vita, tra gli albergatori “unfriendly & unsmiling” i liguri, sarebbero poco amati dai turisti perché troppo burberi, introversi e dotati di scarso senso di ospitalità. Per loro l’indice di “solarità”, calcolato su una scala da 1 (minimo) a 100 (massimo), si attesta a 29.

Neanche i toscani riescono a fare breccia nel cuore dei visitatori (indice di solarità 33). A penalizzarli sarebbe il comportamento sgarbato e sbrigativo e la tendenza a sorridere poco, cosa che in molte culture è segnale di benvenuto. Le critiche che vengono mosse agli albergatori abruzzesi (35) sono legate al carattere troppo chiuso e all’eccessiva diffidenza nei riguardi del prossimo. Tuttavia chi ha trascorso le vacanze in Abruzzo non può che sottolinearne la grande efficienza. Seguono i calabresi (38,5): apprezzati per la loro disponibilità, ma poco disposti a fare il primo passo verso il cliente. Parafrasando il giornalista, nonché poeta, Corrado Alvaro: “vogliono essere parlati loro”, mentre dovrebbero fare il contrario.

Tra le 20 regioni con gli albergatori unfriendly, ci sono anche i veneti (indice di solarità del 40,5): troppo “musi lunghi” e poco espansivi, ma apprezzati comunque per il servizio offerto e per l’attitudine al problem solving. Non godono di molta stima neanche i valdostani (indice di solarità 41,5): chiusi e poco socievoli. Vengono valutati positivamente per i servizi offerti e gli ambienti eleganti dotati di tutti i comfort. Si resta ancora nel Nord Italia con i trentini, indice di solarità del 43: esageratamente attaccati alle regole e ai divieti, ma giudicati molto efficienti e veloci nel soddisfare ogni tipo di richiesta della clientela.
Dei lucani (indice di 45) ai turisti, oltre all’amore per la regione e alle tradizioni, piace l’impegno che investono per assicurare al cliente un soggiorno totalmente perfetto: dall’alloggio, al cibo, alle attrazioni turistiche. Tuttavia non sono esenti da critiche: gli ospiti sembrano non gradirne il carattere aspro, che di conseguenza porta a ritenere che ci sia scarso margine di socializzazione. Nel caso dei marchigiani (indice di solarità del 47), vengono lodate: la cura e le attenzioni che albergatori e lo staff hanno nei riguardi dei propri ospiti. Suggerimento: aprirsi di più alle innovazioni, per smorzare la mentalità ancora troppo conservatrice.

Chi è stato in Sicilia, regione amata in tutto il mondo per le meraviglie artistiche, culturali e paesaggistiche, descrive gli albergatori siciliani: calorosi, accoglienti, pronti ad aiutare e informare i loro ospiti. Di loro non amano: il tono della voce troppo alto, che potrebbe rovinare la vacanza, e la tendenza a intromettersi in questioni che non li riguardano (indice di solarità 48).
Chiunque abbia avuto occasione di essere ospite in un albergo sardo, non ha potuto fare a meno di esaltare: la riservatezza e discrezione degli albergatori, l’accoglienza ricevuta, l’ottima preparazione di tutto lo staff, che è sempre pronto ad accontentare il cliente (indice di solarità 49); tuttavia rimangono riserve legate a episodi, rari per fortuna, di eccessiva testardaggine e cocciutaggine. Gli umbri, con un indice del 50, sono entrati nel cuore dei turisti per la grande generosità, nonché per la disponibilità e per l’intraprendenza. Unico neo, se così si può definire, il non volersi esporre troppo, come a sminuire le grandi potenzialità di questa bellissima terra. L’ospitalità del Friuli Venezia Giulia viene premiata con il punteggio di 52,5. Degli albergatori friulani, piace: la serenità, l’allegria e la precisione, un po’ meno alcune manifestazioni di chiusura e superficialità. Ai molisani (indice di solarità 53), i turisti riconoscono la passione che impiegano nel proprio lavoro: sempre attenti al cliente e alla sue richieste, dall’arrivo in hotel, alla partenza a fine villeggiatura.

Diventata negli ultimi anni location ideale di matrimoni di magnati indiani e vip, ultimi i tennisti Pennetta – Fognini, la Puglia si è rivelata una delle mete scelte da italiani e stranieri per trascorrere le vacanze estive. Gli albergatori pugliesi hanno colto l’occasione per promuovere al meglio la regione e le sue bellezze storiche, naturali e enogastronomiche. Ed è proprio il talento e la creatività che hanno impiegato per raggiungere questo obiettivo, che viene indicato come un valore dai turisti. Per i pugliesi l’indice di solarità si attesta al 57.
Nel centro Italia i laziali, ottengono il punteggio di 59,5. Cosa piace degli albergatori del Lazio? La serietà e la gentilezza che ci mettono nello svolgere il proprio lavoro. In alcuni casi si dimostrano troppo saccenti, probabile conseguenza dell’essere nati e cresciuti in un territorio ricco di storia: tutto è effimero di fronte alle maestose grandezze, ad esempio, di Roma caput mundi.

Ai campani (indice 62,7), ospitali per eccellenza, vengono riconosciute qualità come: cortesia, simpatia, disponibilità e accoglienza, che però in alcuni casi sfocia in invadenza. Un difetto? Qualche pecora nera di troppo,  che si approfitta della buona fede altrui. Seguono i lombardi (65), molto gentili e diligenti sul lavoro, due pregi che sopperiscono ampiamente alla mancanza di socievolezza in alcuni frangenti.
Non solo giudizi negativi per i piemontesi che, con un indice del 68, sono elogiati per: l’alto senso del dovere, l’avversione alla confusione e al disordine, la puntualità e l’affidabilità. Il loro handicap? Sono troppo pignoli, rigidi e poco inclini a socializzare.
In fatto di solarità gli albergatori dell’Emilia Romagna ottengono il punteggio più alto: 75. Il loro calore, la loro allegria e la loro naturale simpatia colpiscono i turisti, anche se a volte eccedono nella conversazione ed esagerano nei convenevoli. Tuttavia, grazie anche alla bontà della cucina regionale, riescono a far colpo con grande efficacia sui turisti.

C.d.G.