Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Numero 178 del 12/08/2010

L’AZIENDA Marsala punta sulle bollicine

12 Agosto 2010
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L’AZIENDA

Duemila bottiglie firmate Alcesti sul mercato: Grillo e Chardonnay vinificati col metodo classico. La scommessa dei produttori: “Per noi tutto parte dalla vigna”

Marsala punta sulle bollicine

Marsala punta sul metodo classico. Il progetto sulle bollicine, ancora in cantiere, porta il nome di Alcesti. Fino ad ora 2.000 le bottiglie prodotte con annata 2009, ma con la vendemmia in atto in commercio ne entreranno 5.000. Una novità che da un lato racconta una lunga storia di generazioni dedite alla viticoltura e dall’altro di giovani che puntano alla produzione di nicchia. Le uve scelte sono il Grillo e lo Chardonnay.


Con alta acidità e particolarmente espressive del territorio, base ideale che fa ben sperare, come spiega il produttore trentenne Gianfranco Paladino: “Abbiamo selezionato le uve che si prestavano al meglio per questa scommessa. Hanno tutta la qualità per potersi presentare al mercato come la novità della Sicilia. Vogliamo presentare una nuova immagine dell’Isola fino ad ora inflazionata con il Nero d’Avola. Il mercato si è saturato. Le bollicine invece rappresentano un nuovo sbocco, anche perché è il mercato stesso a richiederle”.
E se con ambizione la cantina ha deciso di cavalcare l’onda dei nuovi consumi lo ha fatto equipaggiandosi nel migliore dei modi, investendo prima di tutto nella produzione in vigna, seguendo le tracce che tra i filari ha lasciato da tempo immemore la Paladino. “Non so nemmeno dire da quante generazioni siamo viticultori, so che lo siamo da sempre – ammette Paladino -. Lo spumante rappresenta uno dei tanti traguardi che abbiamo raggiunto da quando abbiamo messo su la cantina nel 2002. Per noi tutto parte dalla vigna. Era così nel passato quando la nostra famiglia conferiva le uve alle cantine sociali e lo è oggi per me e mia sorella che guidiamo la cantina. Il nostro stile è la vendemmia anticipata, impostazione che ci ha dato il nostro enologo, Salvatore Martinico, per avere dei vini con acidità alta, beverini e anche longevi”. Di questo dna vocato alla vite Alcesti ne da poi prova nelle sue etichette. Principalmente sono monovarietali i vini prodotti, Charnonnay, Grecanico, Grillo, Nero d’avola, Syrah e Pignatello, a cui si aggiunge la linea dei cru, NarKé dei Poeti, un blend di Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon e Merlot e Ninfea, blend di Chardonnay e Grillo. “Tra autoctoni e internazionali una demarcazione netta non la vediamo – spiega il produttore -. Ci impegniamo a coltivare gli autoctoni non solo per valorizzarli ma che perché il mercato si sta regionalizzando sempre di più. Però valorizziamo anche i vitigni internazionali, che sono per noi le varietà che ci consentono di confrontarci con il mondo del vino vero e proprio. Spostandoci in diversi paesi la base di confronto è quella. All’estero, soprattutto nei mercati emergenti, poi i vini siciliani sono ancora sconosciuti, purtroppo rimaniamo indietro rispetto ai vini francesi e del nord Italia”.
Se è chiara la strada che con determinazione Alcesti sembra segnare lo sono altrettanto gli obiettivi, da 250.000 prossima tappa per i due fratelli solo le 500.000 bottiglie. Ma non solo commerciali sono le scelte della giovane cantina, anche ambientali. A breve infatti la produzione sarà autosufficiente con il fotovoltaico anche se attualmente già ricorrono ad un impianto termico per la produzione di acqua calda.

Manuela Laiacona