Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Numero 14 del 21/06/2007

LA DEGUSTAZIONE: Bianchi longevi La Sicilia può osare

21 Giugno 2007
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    LA DEGUSTAZIONE

Sette vini al top, annata 2000, hanno superato ampiamente la prova. Dai vitigni autoctoni a quelli internazionali. Ma nell’Isola manca ancora una cultura dell’attesa

Bianchi longevi
La Sicilia può osare

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Un gioco, un divertissement poco letterario e molto alcolico. Per capire quanti bianchi siciliani resistono al tempo e magari diventano più buoni; per vedere a distanza di anni com’è stata la vendemmia del 2000; ma anche per degustare, perché no, vini diventati diversi e intriganti.

Abbiamo degustato così sette etichette siciliane, ormai difficili da trovare, tutte appartenenti più o meno alla stessa fascia di prezzo. Ma ci sentiamo subito di dire che se ne avete qualcuna in casa ben conservata bevetela o lasciatela ancora per un po’ di tempo. Aprirla sarà un bell’evento degustativo che non dovrebbe deludervi.
Abbiamo assaggiato, in sequenza, in uno dei saloni del circolo Telimar di Palermo, il Dedicato dell’azienda Mid, lo Chardonnay Planeta, i Grappoli del Grillo di Marco De Bartoli, il Chiarandà del Merlo di Donnafugata, il Bianca di Valguarnera della Duca di dedicato.jpgSalaparuta, il Carjcanti di Gulfi e il Pietramarina di Benanti. Tutti dell’annata 2000, vendemmia difficile come sanno i produttori ma pur tuttavia capace di rendere vini accattivanti, sapidi e longevi. Sette etichette al top che hanno superato la prova seppur con mille varianti dove, per esempio, spicca la capacità di un Carricante, l’uva coltivata sull’Etna di essere resistente al tempo più delle altre. Ma non ci sentiamo di dire che c’è un vincitore. Proprio per le tante differenze riscontrate tra le sette etichette.
Inutile dire che avevamo cercato altri vini per ampliare la cerchia della degustazione. Ma qualcuno ha ammesso con onestà le difficoltà dell’annata 2000, qualche altro aveva invece esaurito ogni campione confermando che manca tra i nostri produttori una certa cultura dell’attesa che invece, nei vini, anche bianchi, si può rivelare un alleato importante.chardonnay.jpg
Ecco la degustazione. Il Dedicato della Mid è un bianco ottenuto da uve alloctone, così dichiara la scheda tecnica, coltivate nella zona di Castelvetrano. Immaginiamo che si tratti di Viognier, una cultivar nel grapppoli.jpgDuemila ancora poco diffusa in Sicilia. Il colore è giallo paglierino, al naso regala sensazioni nette di burro e nocciola e qualche nota di muschio. Insomma profumi terziari. In bocca è equilibrato, ha un buon calore alcolico anche se ha perso un po’ di acidità. Lo Chardonnay Planeta proviene dai vigneti di Sambuca e Menfi, ha un colore giallo oro intenso; ha profumi di fieno appena falciato, note di tabacco e poi note di nocciola e miele; in bocca è equilibrato, pieno, decisamente lungo. L’acidità tiene. È un vino che può vivere ancora. Spiazzano come sempre i vini di De Bartoli. E questo Grappoli del Grillo (Grillo in purezza, ovviamente dalle campagne di Marsala) non fa eccezione. È giallo dorato e al naso regala profumi di agrumi, miele ma anche note resinose. Cresce ancora dopo qualche minuto di riposo nel bicchiere. In chiaranda.jpgbocca è equilibrato, caldo con un retrogusto mieloso. Un bianco diverso, decisamente. Ancora scattante con un colore giallo dai riflessi verdi il Chiarandà del Merlo di Donnafugata. Un bianco che è il matrimonio tra Insolia e Chardonnay coltivate a Contessa Entellina. Agile, concede al naso profumi di frutta tropicale, bananabianca_val_ita.jpg matura, ananas, lievi note floreali. In bocca è equilibrato, lungo e vivace. Giallo oro deciso è invece il Bianca di Valguarnera, il vino di Duca di Salaparuta, ottenuto rigorosamente da un vitigno siciliano come l’Insolia. Al naso concede note floreali, acacia, geranio, ma anche profumi di agrumi e, dopo un po’, anche vaniglia. Al palato è armonico, equilibrato, abbastanza lungo. Ci spostiamo verso la Sicilia Orientale col Carjcanti di Gulfi. L’uva, per l’appunto, è il Carricante, coltivata nelle alte colline della provincia di Ragusa. caricanti.jpgÈ giallo paglierino con riflessi verdi. Ha profumi di agrumi, note di idrocarburi. In bocca si avverte un’acidità molto elevata, a tratti pungente. Un bianco che assomiglia a certi vini francesi. Deve evolversi ancora. pietramarina.jpgSette anni non sono bastati. Last but not least il Pietramarina di Benanti, anche questo ottenuto da uve Carricante, coltivate sull’Etna. Il colore è giallo paglierino carico, al naso è delicato, franco, pulito, elegante con note di idrocarburi davvero interessanti. In bocca ha grande freschezza, equilibrato, un buon rapporto tra acidità e alcol, a tratti salino, gusto lunghissimo, non stanca. Ti invoglia a berlo ancora.

(hanno partecipato alla degustazione Fabrizio Carrera, Gianni Giardina e Gaspare Mazzara)