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Scenari

Cappadonia diventa un caso di studio all’università Bocconi di Milano

13 Marzo 2024
Da sinistra Donato Didonna, la professoressa Marina Puricelli e Antonio Cappadonia Da sinistra Donato Didonna, la professoressa Marina Puricelli e Antonio Cappadonia

Antonio Cappadonia e il suo gelato diventano un caso di studio e un esempio virtuoso da seguire all’università Bocconi di Milano. Dopo essere stato sul palco di Best in Sicily al teatro Bellini di Catania, il maestro gelatiere siciliano viene menzionato in un articolo sul sito dell’ateneo della sezione SDA Bocconi Insight. Qui vengono sottolineati dei casi di Management. L’articolo della professoressa Marina Puricelli, direttrice del corso General Manager PMI della SDA Bocconi, si chiama “Crescere in coerenza con i propri valori: il caso Cappadonia”. 

“Mi occupo di piccole-medie imprese da 30 anni”, racconta a Cronache di Gusto Marina Puricelli. “Il mio modo di fare ricerca è scrivere casi aziendali e dopo libri e pubblicazioni, abbiamo creato uno spazio online con l’ateneo”. Ho dato così vita al blog che si chiama “Il meglio del piccolo”. Uno dei temi a me molto cari è quello della dimensione dell’azienda. Io sostengo la tesi che la dimensione per un’azienda è una variabile gestionale da calibrare in funzione della propria strategia e valori. piccolo non è sempre bello ma grande non è sempre necessario. Il caso Cappadonia mi ha colpito perché la crescita generale dell’azienda (punti vendita, fatturato, dipendenti), nella volontà dei fondatori è subordinata a una serie di principi imprescindibili. Non devi per forza crescere se crescendo tradisci la tua identità. Puoi crescere anche in termini qualitativi: è esattamente quello che insegno da 30 anni”.

“La creazione di un gelato perfetto richiede non solo ingredienti di alta qualità, ma anche una padronanza tecnica e un tocco alchemico: scienza e “magia” si devono amalgamare. Antonio Cappadonia è esattamente questo”, si legge nell’articolo.  

Il caso di studio è corredato da due video in cui viene raccontato il progetto di Antonio Cappadonia e del socio Donato Didonna. 

“Didonna – si legge nell’articolo di Puricelli – scopre Cappadonia all’indomani dell’uscita di un articolo di una intera pagina sul Financial Times, ripreso poi da Il Sole 24 Ore, in cui si celebrava la sua maestria. Nel 2013 i due costituiscono la loro società. Inizialmente Donato pensava ad una possibile crescita in America, piano strategico repentinamente abbandonato, avendo compreso la necessità preliminare di un rafforzamento locale. Il binomio tra i due ha permesso fin da subito una concreta svolta. Donato si è fatto carico delle molteplici attività che distraggono da tutte le operazioni prettamente produttive, consentendo ad Antonio di focalizzarsi e dedicare tutto il suo tempo ai processi cruciali: la ricerca delle materie prime, lo studio e il miglioramento del processo di produzione, la formazione del personale e le relazioni con altri maestri gelatieri nel mondo”. 

Tre gelaterie a Palermo con laboratorio centralizzato a Certa. Un esempio da seguire ma soprattutto da studiare e capire, per i giovani che vogliono realizzarsi nel mondo dell’imprenditoria e spiegata così dalla docente: 

“Abbiamo, in questo caso, l’ennesima dimostrazione che la dimensione di una azienda è solo una variabile dipendente da calibrare in funzione della propria strategia. La crescita qui sarà perseguita se e solo se potrà garantire quell’esperienza di consumo che è l’esito della specifica visione di Cappadonia: quella di un mondo in cui la natura e i suoi cicli vanno rispettati, riconoscendone, in ultima battuta, la possibilità del sopravvento sull’uomo. La tecnologia non è rifiutata a priori, anzi qualsiasi innovazione è ben accetta se consente di rinforzare i principi di base. La continuità di questo modello è possibile e avverrà attraverso la successione e l’individuazione di un “erede” desideroso di portare avanti i medesimi valori.

Questo è un caso opposto a quello di Grom, dove la crescita per aumentare il valore e poi vendere ad una grande multinazionale è diventata il fine esclusivo dell’agire imprenditoriale, supportata da due micidiali propellenti: il marketing fallace “del gelato buono come una volta” e la finanza a debito”.