Ecco, come, invece di copiarlo un dessert classico, si possa tradurre la sua emozione nel linguaggio dei grandi lievitati. L’idea è di Loison Pasticceri dal 1938, azienda artigiana ma di immagine internazionale, che ha arricchito la propria gamma di lievitati con la Colomba Tiramisù. Il motivo di questa scelta per la Pasqua 2026, dice Dario Loison, “nasce dalla constatazione che nel mondo il tiramisù è diventato una parola-capolavoro: non è solo un dolce, è un gesto italiano. È il rito del cucchiaio, la grammatica del caffè, la misura perfetta tra carezza e carattere”.
Così, dopo mesi di prove, dal laboratorio di Costabissara, in provincia di Vicenza, è uscita la prima novità di un progetto teso a rinnovare i lievitati con nuovi gusti ispirati ai classici dessert italiani, senza rinunciare alla centralità dell’impasto, alla misura e alla riconoscibilità. In questo solco, la novità 2026 entra nella storica “Collezione Genesi” della linea top di Loison come reinterpretazione contemporanea di un classico globale, con l’obiettivo di portare nella colomba l’idea di dessert, mantenendo la leggerezza e l’equilibrio che definiscono un lievitato d’autore, spiega Loison. Il cuore del progetto è un’architettura di sapori che gioca su due registri: cremosità e profondità aromatica.
La colomba è farcita con crema allo zabaione e caffè, per restituire quella rotondità vellutata che nel tiramisù è immediata, ma qui diventa struttura: una presenza continua, elegante, mai invadente. La farcitura è distribuita in modo uniforme per garantire la presenza di crema in ogni fetta. In superficie, la firma è una copertura a mano che sorprende: glassa al cioccolato bianco, luminosa e setosa, che fa da contrappunto a riccioli di cioccolato fondente, più scure, e a una spolverata di cacao, come un’ombra necessaria. È un equilibrio “in chiaro-scuro”: dolcezza controllata, amaro misurato, persistenza pulita.
Questa creazione completa la Collezione Genesi accanto ad altri quattro gusti: nel 2025 Pistacchio Verde di Bronte Dop (Presidio Slow Food), Caramello Salato (2021), Regal Cioccolato (2000) e Classica a.D. 1552, proponendosi in due formati (600 grammi e 1 chilo) per rispondere sia al dono personale sia alla tavola della festa.
Giustamente Dario Loison, che adesso è affiancato dal figlio Edoardo, evidenzia che “se il gusto racconta l’Italia al mondo, il packaging la riporta a casa: a Vicenza, al disegno come forma di memoria. La Colomba Tiramisù indossa l’estetica Genesi con i colori distintivi Sonia Design (lilla, verde, azzurro), codici immediati che rendono la collezione riconoscibile a colpo d’occhio. Il dettaglio diventa dichiarazione: un fiocco piatto tono su tono in doppio raso e il charm “L”, segno identitario che può leggersi come Loison, Love, Luxury, tre parole per un unico concetto: cura. L’incarto, infine, è un omaggio colto: colonne corinzie, capitelli e foglie d’acanto che richiamano Andrea Palladio e diventano, nelle mani della designer Sonia Pilla (moglie di Dario), un ponte tra architettura e pasticceria nel segno del territorio berico.
Le colombe pasquali della maison vicentina prendono forma a partire dal lievito madre storico, ottenuto da fermentazione spontanea e rinnovato quotidianamente per ricavare il lievito fresco che dà avvio agli impasti. Qui il tempo conta davvero: non è un dettaglio, ma l’ingrediente che firma la lavorazione. Servono circa 72 ore, con passaggi lenti e controllati, per dare forma a struttura, profumi e morbidezza. Il percorso produttivo si sviluppa in una sequenza articolata di fasi: tre cicli che alternano impasto, riposo e lievitazione, seguiti da porzionatura e modellazione, quindi finitura, lenta cottura e una successiva stagionatura.
Ogni passaggio è pensato per rispettare la natura del lievito e la progressione del processo. Accanto alla tecnica, resta centrale il lavoro manuale. Su ogni lievitato intervengono più volte le mani degli operatori: nella gestione del lievito, nel trasferimento dell’impasto negli stampi, nella glassatura e nelle finiture, fino alle fasi di infornatura. Anche dopo la cottura prosegue la cura artigianale: il primo incarto è eseguito a mano, così come la confezione finale in scatola o in latta, su disegno di Sonia Pilla – completata manualmente come ultimo gesto di precisione e attenzione.
Per la Pasqua 2026, l’antica pasticcera vicentina lancia anche il rito della degustazione della colomba. Dicono che visto che è un dolce che ogni anno annuncia la primavera prima ancora del calendario, al di là delle ricette e delle interpretazioni, esiste un tema spesso trascurato e sorprendentemente attuale: il rito della degustazione. Perché la colomba non si “consuma” soltanto: si ascolta, si annusa, si legge nella sua trama e nel suo equilibrio. E soprattutto si condivide. L’assaggio efficace parte prima dalla bocca. Un metodo semplice, replicabile da chiunque, aiuta a “leggere” la colomba come si farebbe con un pane ricco o un dolce da forno importante. E, quindi, vedere il colore caldo e uniforme dell’impasto; spezzare una porzione per verificare coesione e morbidezza; annusare la porzione perché l’olfatto anticipa gusto e persistenza. La colomba è un dolce “ricco” e, quindi, non dovrebbe essere pesante. La chiave è l’equilibrio, cioè il modo in cui si compongono quattro componenti: dolcezza che non deve essere invadente; grassezza purchè non copre le altre note; freschezza aromatica che spesso arriva dagli agrumi; tostatura e croccantezza della glassa: è il dettaglio che dà ritmo, alternanza, contrasto.
Infine, la lettura del gusto della colomba non vive solo nel “fine pasto con passito”. Secondo Loison, oggi l’abbinamento può avere una funzione precisa: pulire, alleggerire, mettere a fuoco le note aromatiche. E, quindi, tè neri e oolong che accompagnano tostature e mandorla senza coprire; infusi agrumati o alle erbe per valorizzare freschezza e profumi; caffè filtro o moka leggera per creare contrasto amaro-dolce e asciugare la bocca; bollicine secche perché la carbonica “sgrassa” e rende la fetta più dinamica; vini dolci: una vendemmia tardiva è eccellente, non troppo zuccherina per evitare l’eccessivo effetto “dolce su dolce”.
Ed ecco spiegato anche la scelta di assegnare, qualche settimana fa, a Loison Pasticceri dal 1938 il titolo di “Famiglie del cibo-Un patrimonio dell’Umanità” ideato dalla testata “Italia a Tavola” per la manifestazione Tipicità che si svolge a Fermo. Si tratta di un riconoscimento che valorizza le realtà che, attraverso il lavoro di più generazioni, hanno saputo custodire e rinnovare un patrimonio fatto di cultura gastronomica, identità e capacità imprenditoriale.
In più, i Loison hanno trasformato una realtà artigianale in un marchio internazionale, tant’è che i loro lievitati sono presenti in 75 paesi, con un export del 65%. E sempre facendo impresa tenendo insieme memoria e innovazione, qualità del prodotto e visione internazionale, utilizzando materie prime selezionate e quelli dei Presìdi Slow Food, nonché attenzione al dettaglio, ricerca estetica nel packaging dando al dolce un’immagine riconoscibile anche all’estero.