Il clima di incertezza legata ai dazi sembra non conoscere soste e a farne le spese adesso, dopo il settore del vino, è quello dei prodotti lattiero-caseari provenienti dall’Europa. La nuova guerra commerciale, stavolta, non riguarda l’America ma un braccio di ferro tra la Cina e l’Ue. Da oggi, infatti, scattano i dazi provvisori che varieranno tra il 21,9 e fino al 42,7 per cento sui prodotti importati dal vecchio continente. Il provvedimento colpisce soprattutto latte e panna non zuccherati, formaggi freschi e stagionati, inclusi prodotti come Roquefort e Camembert.
Una misura voluta da Pechino
Per giustificare la sua presa di posizione, il ministero del Commercio cinese ha affermato di aver riscontrato prove di sussidi alle importazioni europee, ritenute “dannose per i produttori nazionali”. Da parte sua, la Commissione europea ha definito le misure “ingiustificate e infondate”, sostenendo che l’indagine cinese si basa su accuse discutibili e prove insufficienti. Il provvedimento è tuttavia provvisorio e potrà essere esaminato di nuovo con il verdetto finale atteso entro febbraio. Un confronto destinato ad alimentare lo scontro commerciale con Bruxelles sullo sfondo della disputa relativa ai veicoli elettrici.
Le reazioni dei produttori italiani
Dura, intanto, le reazione delle associazioni di categoria come Confagricoltura che giudica “inaccettabili” i dazi provvisori antidumping che la Cina ha annunciato sull’export prodotti lattiero-caseari europei. Il provvedimento “rischia di produrre effetti distorsivi sul mercato europeo”. Una “barriera all’export” che, tra l’altro, rischia di portare “una maggiore quantità di prodotti” sul mercato interno, con una possibile compressione dei margini per le imprese. Effetti negativi potrebbero esserci anche sul trend di crescita, che l’export italiano in Cina di latte e derivati ha registrato quest’anno (+34% in quantità, +12% in valore).
Confagricoltura ritiene inoltre le misure”incomprensibili anche sul piano giuridico”. I sussidi contestati rientrano infatti negli aiuti previsti dalla Politica agricola comune dell’Unione. Per questo motivo è da accogliere positivamente la decisione della Commissione europea di presentare un ricorso formale all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) contestando la legittimità dell’azione cinese e riaffermando la conformità alle regole internazionali del sistema europeo di aiuti.
Per Confagricoltura quanto sta accadendo conferma la necessità di “un cambio di rotta nella politica commerciale agricola europea”. È indispensabile rafforzare la tutela del settore, garantire un budget adeguato e preservarne l’autonomia.
Sulla stessa lunghezza d’onda sono Coldiretti e Filiera Italia che, in una nota, sottolineano come il valore dell’export di formaggi italiani in Cina sia “triplicato negli ultimi 5 anni” e la mossa di Pechino di mettere dazi sui prodotti lattiero caseari europei rischia di pesare “sulle potenzialità di crescita del settore sul mercato asiatico”, ennesimo episodio di una guerra commerciale che “sta danneggiando il settore agroalimentare”.
Le vendite di formaggi italiani in Cina hanno raggiunto nel 2024 un valore di 71 milioni di euro, con un aumento del 207% rispetto al 2020, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Se i numeri sono ancora limitati, il percorso di crescita degli ultimi anni evidenzia le potenzialità del mercato cinese, che non è autosufficiente dal punto di vista del lattiero caseario e che sembra sempre più interessato al segmento dell’alta qualità, a partire dai formaggi freschi, dove il Made in Italy può essere protagonista.
I formaggi sono il secondo prodotto agroalimentare italiano esportato in Cina dopo il vino – concludono Coldiretti e Filiera Italia -, con l’export di cibo tricolore che ha superato nel 2024 i 600 milioni di euro in valore.