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Scenari

Export, l’agroalimentare 2025 a +5 per cento: i pareri (e i timori) di Liantonio, Desimoni e Varvaglione

28 Gennaio 2026
Da sinistra il presidente di Valoritalia, Francesco Liantonio, il direttore del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena Igp, Federico Desimoni, la presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV), Marzia Varvaglione Da sinistra il presidente di Valoritalia, Francesco Liantonio, il direttore del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena Igp, Federico Desimoni, la presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV), Marzia Varvaglione

È la stima - per certi versi inattesa - del rapporto AgriMercati di Ismea relativa ai primi undici mesi del 2025 che fotografa per le vendite estere italiane un aumento del 5%.

L’export agroalimentare italiano verso 73 miliardi e nuovo record nel 2025. È la stima – per certi versi inattesa – del rapporto AgriMercati di Ismea relativa ai primi undici mesi del 2025 che fotografa per le vendite estere italiane un aumento del 5% su base tendenziale, sfiorando i 67 miliardi di euro. Nello stesso periodo l’export nazionale complessivo cresce del 3,1%. Secondo lo studio, tra i prodotti trainanti si confermano caffè, prodotti della panetteria e pasticceria, formaggi, prosciutti e frutta fresca.

Nel terzo trimestre 2025, nonostante un contesto internazionale ancora incerto per tensioni e politiche commerciali, l’agroalimentare italiano rimane vincente grazie alla capacità delle imprese e alla varietà produttiva. Il quadro è sostenuto anche da interventi pubblici mai visti prima: dall’inizio del mandato il Governo, tramite il ministero dell’Agricoltura della Sovranità alimentare e delle Foreste guidato da Francesco Lollobrigida, ha reso disponibili oltre 15 miliardi di euro di investimenti per il settore primario, mobilitando risorse nazionali ed europee.

In Italia, nel terzo trimestre, il Pil cresce dello 0,1% sul trimestre precedente e dello 0,6% su base annua. Anche il valore aggiunto agricolo è in aumento: +0,8%, sul trimestre precedente e +0,6% sullo stesso trimestre dell’anno precedente. Gli occupati agricoli sono in crescita del +1% sul secondo trimestre 2025 e +1,5% sul terzo trimestre 2024.

Un contributo a questa dinamica è arrivato dal vino, la cui produzione nella campagna 2025/2026 è stimata intorno ai 47 milioni di ettolitri (+8%) conferendo all’Italia il primato mondiale in volume. Il quadro per il settore del vino è tuttavia più complicato. Se la campagna 2025/2026 mondo è stimata a 232 milioni di ettolitri (+3%), l’Italia si conferma leader mondiale con 47 milioni di ettolitri (+8%). A preoccupare, in questo quadro caratterizzato da incertezze, sono le giacenze che a luglio 2025 erano pari a 40,6 milioni di ettolitri, di cui 38,2 di vino, stabili sul livello di luglio 2024. In crescita i consumi interni di bollicine del 5,8% in volume e del 5% in valore nei primi nove mesi del 2025.

Positivi anche i risultati del raccolto del pomodoro da industria (+11% rispetto al 2024) e della frutta estiva (ad esempio, +0,5% la produzione di pesche e nettarine rispetto al 2024). A traino della fase primaria aumentano anche i ritmi produttivi dell’industria alimentare, con l’indice della produzione industriale che ha guadagnato il 3% rispetto al secondo trimestre 2025 e il 4,5% rispetto allo stesso trimestre del 2024.

Nei primi nove mesi del 2025 i consumi alimentari domestici accelerano (+4%), confermando il recupero dei volumi per molti prodotti del carrello. Alcuni esempi: uova (+6,7%), ma anche di pane (+3,1%), ortaggi freschi (+2,9%), passate di pomodoro (+2%), formaggi freschi (+3,9%), yogurt (+4,9%), carni avicole (+2%) e vini spumanti (+5,8%).

I commenti

Numeri che consentono di guardare al 2026 con un filo di ottimismo anche se non è certo “il momento di abbassare la guardia”, come sottolinea il presidente di Valoritalia, tra i più importanti enti di certificazione dei vini a denominazione, e presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Castel del Monte, Francesco Liantonio: “Sono bel lieto di registrare questi risultati e questa ulteriore crescita del sistema Italia dell’agrolimentarre – ammette -. Sono dati importanti che rappresentano un contesto in crescita, il che vuol dire che tutto il sistema è impegnato nella produzione e va benissimo”.

Ma “dobbiamo guardare oltre le cifre” avverte e “puntare davvero a una valorizzazione più decisa del nostro sistema Italia. Spesso c’è questo primato dei numeri, ma dobbiamo puntare a valorizzare maggiormente le nostre produzioni”. Secondo Liantonio è necessario mantenere alta l’attenzione perché in un contesto macroeconomico e geopolitico particolarmente incerto come questo, anche “i dazi e un calo generalizzato a livello globale dei consumi protrebbero scalfire questi primati produttivi nel 2026“.

“Per evitarlo, dobbiamo guardare con attenzione al 2026 e puntare tutti insieme non tanto a un primato produttivo – ribadisce -, ma soprattutto alla valorizzazione dell nostre produzioni, dei nostri territori, delle nostre denominazioni e delle nostre Igt a livello mondiale. Dobbiamo mostrare i muscoli e fare comprendere il peso del sistema Italia”.

E per quanto riguarda il mercato del vino, forse uno dei più colpiti dall’effetto dei dazi statunitensi, “il nostro settore sta vivendo sicuramente un momento di cambiamento, di riflessione, ed è più giusto che ci sia, e questo non mi preoccupa – sottolinea -. Credo che il settore, dopo attente valutazioni, arriverà a fare delle scelte e delle soluzioni strutturali importanti. Queste scelte consentiranno di portare avanti un percorso virtuoso che ci ha sempre contraddistinti negli anni, e quindi potremo continuare a riprendere quella crescita che forse nel 2025 è stata un po’ consolidata”. Le prospettive per il 2026 potrebbero tuttavia “non essere ottimistiche come negli anni precedenti”, ma “il settore sta facendo delle giuste riflessioni e, nel futuro, possiamo guardare con positività se saremo in grado di assumere le decisioni necessarie”.

Di “stupore” è invece la reazione ai numeri diffusi dal rapporto Ismea di Federico Desimoni, direttore del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena Igp: “Sono rimasto sorpreso – ammette -, perché è difficile avere il polso della situazione durante l’anno. Come tutti, del resto, temevamo che l’instabilità – non solo per i dazi, ma anche per l’incertezza dello scenario internazionale – potesse portare a una contrazione. Invece il dato è davvero sorprendente. Se nel 2025 questo è stato il trend, si può pensare che il 2026 possa avere addirittura un ulteriore slancio.”

Guardando ai mercati, Desimoni sottolinea che nel settore dell’aceto balsamico “siamo rimasti sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, con un lieve calo a dicembre, probabilmente per motivi di calendario. Gennaio è partito bene, quindi le prime previsioni indicano un possibile incremento rispetto al 2025. Questo dimostra quanto l’Italia e i prodotti italiani siano capaci di reagire a dinamiche che avrebbero potuto scomporre tutte le logiche di mercato.”

E a proposito delle tensioni sui mercati internazionali e ai recenti accordi tra l’Europa e i Paesi latinoamericani, spiega: “Esportiamo tantissimo, superiamo il 90%, con circa la metà della produzione fuori dall’Europa e quasi il 30% destinato a Nord America e Canada. Operare in contesti regolati da accordi multilaterali o bilaterali è fondamentale. Sul Mercosur eravamo contenti dello sblocco, ma ora non è chiaro se ci saranno problemi, quindi rimaniamo in attesa”. Sui dazi americani aggiunge: “Finora hanno inciso sui costi aziendali, assorbiti quasi totalmente dai produttori. Speriamo che, se la situazione rimane così, si possano trovare compensazioni tra produttore, importatore e consumatore, perché i costi fissi sono aumentati del 10%. Per ora, per fortuna, non hanno ridotto le esportazioni.”

Infine, volgendo lo sguardo al 2026, Desimoni conclude: “Siamo fiduciosi. Ci sono tutti gli ingredienti per fare bene, speriamo solo di trovare un po’ di stabilità”.

Un po’ meno ottimista è Marzia Varvaglione presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV) e di Agivi, ovvero i giovani dell’Unione italiana: “Se parliamo di dati, mi devo attenere ai quelli registrati dall’Osservatorio del Vino, in collaborazione con Unione Italiana Vini, da cui risulta che nei primi dieci mesi del 2025 c’è stato un calo del 2,7% circa, equivalente a un totale di 6,5 miliardi di export per il vino italiano”.

Il report di Ismea, infatti, riguarda tutto il comparto agroalimentare, e “io posso soffermarmi soltanto sul settore vinicolo dove sicuramente incide maggiormente un calo nei Paesi extra Ue piuttosto che in Europa dove abbiamo registrato il +1 per cento che va in qualche modo a mitigare la perdita”.

E per il 2026 cosa dobbiamo aspettarci? “Ci vorrebbe la sfera magica – scherza -, nel senso che i mercati sono comunque abbastanza fermi. Dobbiamo continuare a puntare sicuramente sulla qualità e sul prezzo medio che possa dare margine alle nostre aziende. Probabilmente il primo semestre sarà un po’ più calmo, non ci resta che sperare in una ripresa del secondo”, conclude.