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Scenari

Ketchup, maionese e courtesy set: cosa cambia davvero con il bando europeo delle confezioni monodose

25 Gennaio 2026
Meno plastica a tavola: come il nuovo regolamento UE cambierà ristoranti e hotel Meno plastica a tavola: come il nuovo regolamento UE cambierà ristoranti e hotel

Un cambiamento graduale ma strutturale: l’Europa interviene sui monodose per contenere una produzione di rifiuti da imballaggio che sfiora i 180 kg annui per cittadino

Per anni sono state il simbolo di igiene e praticità: porzioni identiche, nessun rischio di contaminazioni, zero tempi di gestione. Le bustine monodose, quelle del ketchup, della maionese o delle salsine portate in un vassoietto, tanto per intenderci, così come le bustine di zucchero, il latte per il caffè, fino ai piccoli flaconi da hotel, i cosiddetti courtesy set, costituiscono oggi l’unità base di un problema enorme: gli imballaggi superflui. E del relativo inquinamento.

Difficili da intercettare nella raccolta e quasi sempre destinati a diventare rifiuti, queste micro unità di plastica si disperdono facilmente nell’ambiente, compromettendo a lungo termine interi ecosistemi. Su questo dettaglio, apparentemente innocuo e ignorato fino a poco tempo fa, l’Unione europea ha deciso di intervenire con rigore, cambiando le regole di un’importante fetta del canale Horeca.

Il riferimento normativo è il nuovo Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, pubblicato nella Gazzetta ufficiale nel gennaio 2025 e che sostituisce la storica direttiva di settore. Il testo, entrato formalmente in vigore nel febbraio 2025, diventerà pienamente operativo dal 12 agosto 2026, data in cui scatteranno gli obblighi per tutti gli Stati membri.

L’eliminazione definitiva delle bustine monouso arriverà però dal 1° gennaio 2030. Da quel momento, l’articolo 25 stabilisce che non potranno più essere immesse sul mercato – quindi prodotte, importate o distribuite – gli imballaggi in plastica monouso elencati nell’allegato V dello stesso regolamento.

È legittimo chiedersi come mai l’Unione europea intervenga su oggetti così piccoli. La risposta è nei numeri: secondo Eurostat, i rifiuti da imballaggio nell’UE restano su livelli molto elevati, prossimi ai 180 chilogrammi annui per abitante. Una quantità gigantesca se rapportata a prodotti che contengono dosi minime e che, spesso, sono realizzati con materiali compositi o contaminati, poco compatibili con un riciclo efficace.

Accanto ai divieti, il regolamento introduce limiti stringenti all’uso delle PFAS – acronimo di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche – negli imballaggi a contatto con gli alimenti. Queste sostanze sono state a lungo utilizzate per rendere impermeabili carte e plastiche destinate a prodotti oleosi o liquidi, proprio come le bustine monodose di olio extravergine di oliva o di maionese.

Quanto alle alternative, il regolamento non impone un unico modello, ma orienta il settore verso sistemi riutilizzabili e ricaricabili: dispenser, contenitori comuni e formati a rendere. Soluzioni pensate per ridurre a monte la quantità di materiale immesso nel ciclo dei rifiuti, più che per spostarne semplicemente la gestione.

Sul fronte industriale, l’orizzonte del 2030 produrrà con ogni probabilità un effetto anticipatore: molti macchinari destinati alla produzione delle bustine e dei contenitori monodose diventeranno economicamente obsoleti prima della scadenza formale, accelerandone l’uscita di scena prima del termine fissato per legge.