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Scenari

Langhe not for sale. Il Consorzio dice no agli investitori “stranieri” e si prepara ai suoi eventi

23 Gennaio 2024
Matteo Ascheri - ph Vincenzo Ganci Matteo Ascheri - ph Vincenzo Ganci

Langhe not for sale. Le Langhe non sono in vendita. Lo slogan non è del tutto nuovo. Ma viene ribadito con forza dal consorzio piemontese in occasione di Grandi Langhe, la maxi anteprima che si terrà alle Ogr di Torino da lunedì 29 gennaio. L’appuntamento è quello che metterà insieme 300 cantine (ci sono anche quelle del Roero) e il grande mondo del trade per conoscere ed assaggiare le nuove annate del Barolo, del Barbaresco, di varie declinazioni di Nebbiolo e così via. “Sì, le Langhe non sono in vendita – attacca Matteo Ascheri, presidente del consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani – per coloro che vogliono investire su un territorio che sta godendo di un momento favorevole senza neanche avere idea di come si faccia un vino. Il nostro “no” che è una sorta di manifesto è rivolto a tutti quelli che vengono da altri settori economici e a quei capitali stranieri che vedono il vino come qualcosa per arricchirsi ulteriormente. Non abbiamo bisogno di questi “produttori”, di questi investitori esterni al settore del vino. Sia chiaro non è che possiamo impedire questi tipi di sbarchi nelle Langhe, ma vogliamo stimolare un certo tipo di orgoglio. Non possiamo metterci lì a dire: non vendete, però…E comunque proprio per Grandi Langhe discuteremo di questo argomento con una ricerca affidata alla Cattolica di Milano che ha studiato il sentiment e che ha coinvolto 200 aziende. Verrà fuori uno scenario interessante”.

Le polemiche e i pareri diversi non mancheranno ad arrivare, ma Ascheri insiste: “Non siamo in vendita. E tra l’altro non è che c’è un’offerta, ma una domanda che arriva da imprenditori di altri settori, da fondi di investimento che gestiscono liquidità immense. E il valore dei terreni schizza verso l’alto anche oltre ogni immaginazione, qualcuno ha speso oltre due milioni per un ettaro. Tutto questo non è normale. Non è una cosa che ci fa piacere”. Ascheri parla nell’accogliente sede del consorzio, alla periferia di Alba insieme al direttore Andrea Ferrero. A fine aprile scade il suo mandato di presidente e non si ricandiderà neanche nel consiglio di amministrazione. Il bilancio della sua presidenza è tracciato da alcune decisioni molto incisive. Per esempio il blocco dei nuovi vigneti. Che qualche malumore ha suscitato. Ma non solo. Per esempio l’idea della riserva vendemmiale non è andata come voleva. E poi c’è la carta della promozione. “Quella la facciamo noi e non la deleghiamo ad enti terzi, fiere, guide giornalistiche…ci mettiamo la faccia, i soldi e soprattutto l’interesse perché noi dobbiamo produrre, vendere e promuovere il nostro vino.

L’evento a marzo a New York

Ascheri è reduce da una missione importante in Cina e il consorzio si prepara alla nuova edizione di BBWO, l’anteprima di Barolo e Barbaresco che da alcuni anni solca il mercato statunitense, che è importantissimo per gli iconici vini piemontesi. Da solo fa circa il 25 per cento di tutte le bottiglie prodotte, ovvero i 14,5 milioni di Barolo e i 4,5 milioni di Barbaresco. Il consorzio sarà a New York dal 19 al 20 marzo con 180 aziende. “E abbiamo detto di no ad altre richieste ma non c’è spazio per tutte le cantine – dice Ferrero – Il benvenuto sarà dato alla stampa al The Shed, centro culturale rinomato nella zona ovest di Manhattan. Il giorno dopo degustazione sulla quinta strada”. E quest’anno il filo conduttore non saranno le Mga ma il Nebbiolo, il vitigno principe della denominazione. L’idea, insomma, è quello di verticalizzare il ragionamento e le degustazioni sull’uva e sul suo territorio.

Il calo dei consumi

Naturalmente si sentono gli effetti di un calo dei consumi e Ascheri osserva il contesto. “Le guerre, il rincaro dei costi di produzione e l’inflazione non fanno bene al comparto – dice il presidente del consorzio – ma al momento non abbiamo preoccupazioni gravi, le giacenze sono sotto controllo, abbiamo la fortuna di avere vini che prevedono invecchiamenti significativi e quindi possiamo aspettare. Parliamo in questo caso di situazioni contingenti. Discorso diverso sono le tendenze. E quindi prevediamo che la gente beva sempre meno vino. È un tema che riguarderà il futuro e che porterà a una dicotomia sempre più ampia tra vini comuni e vini di alta qualità, ovvero tra vini di pianura e vini di alta collina. Noi siamo fortunati perché le Langhe appartengono a questa categoria. Per gestire il futuro non possiamo controllare la domanda, ma l’offerta. E quindi dobbiamo lavorare per vini sempre più buoni. La qualità è un presupposto necessario ma non sufficiente. Serve la riconoscibilità che è il nostro obiettivo. Come la costruisci? Territorio, uva e filosofia del produttore. Ecco gli aspetti da salvaguardare e promuovere. E spiegare al mondo che siamo diversi. Unici”.

Elogio della sottrazione

Ascheri continua: “E allora credo che oggi le Langhe abbiano le caratteristiche per produrre grandi vini riconoscibili. Ma oggi è anche necessario adottare una filosofia diversa. E allora dico: meno tecnologia, meno consulenti, meno legno, meno additivi. Sembra uno slogan e forse lo è ma è quello che penso. È una scelta tecnica, non ideologica. Sono appassionato di musica e per spiegare meglio quest’idea è come se preferissi la versione acustica a quella elettronica. E comunque non devi produrre di più ma vendere meglio”. Ferrero parla anche di fiere. E annuncia che al Vinitaly molte aziende non andranno. Lo stesso Ascheri non andrà a Verona (“Sono bastati già 44 anni di fila”) e c’è un forte calo di adesioni al ProWein di Düsseldorf. Dice Ferrero: “Da 150 aziende ora siamo a 50 per la fiera tedesca, mentre cresce Wine Paris che quest’anno registra 50 partecipanti contro i 10 dello scorso anno. La Francia per noi è un mercato sempre più importante. Anche se gli Stati Uniti restano il primo mercato seguito da Gran Bretagna, Germania, Paesi Scandinavi e la Cina crescente. E poi questo fenomeno in forte aumento dei turisti francesi che arrivano nelle nostre cantine sempre più numerosi”. C’è anche il tema del vino sfuso, forse ce n’è troppo per un territorio di prestigio come le Langhe. Ascheri non nasconde che invitare le aziende a chiudere la filiera è un’idea che va promossa sempre più e che quando trova in qualche autogrill bottiglie di Barolo a 12 euro gli viene la pelle d’oca. E che il confronto con Montalcino, a proposito dello sfuso, non è confortante. “Però è anche vero che nelle Langhe ci sono più del triplo delle cantine e questo fa la differenza anche in termini quantitativi. Abbiamo 10 mila ettari e 66 milioni di bottiglie se prendiamo in considerazione tutto il territorio e le varie Doc. È per questo che l’altro giorno ho raccontato che noi, nelle Langhe, siamo come gli elefanti che camminano piano e si muovono poco, ma quando si muovono tutti assieme e corrono…allora li sentono anche dall’altra parte della foresta. Chiaro?”.