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Scenari

Prosecco, possibile vendere vino base per trasformarlo in Doc

09 Agosto 2017
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La produzione di Prosecco Doc attesa dalla vendemmia 2017 si dovrebbe attestare sui volumi dello scorso anno. 

L’annata, che al suo debutto ha suscitato non poche incognite per i viticoltori, si presenta oggi ottimale sul fronte delle condizioni sanitarie del vigneto. Questo elemento, unitamente all’incremento delle superfici iscritte allo schedario e allo sblocco della riserva vendemmiale 2016, dovrebbe garantire, dal punto di vista della quantità, una produzione in linea con la domanda. Gli imbottigliamenti, sulla scorta dei dati forniti dall’ente preposto alla certificazione, si attestano sui valori massimi previsti dagli studi indipendenti commissionati e diffusi dal nostro Consorzio di tutela, con una crescita, nel primo semestre, di circa il 7%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

Anche dal punto di vista dell’export, il primo quadrimestre evidenzia un incremento complessivo della denominazione pari al 6,9%. In particolare: aumenta del 9,6% la versione spumante e cala del 6,3% la tipologia frizzante. Sul fronte della gestione della denominazione, non meno rilevante appare l’Intesa recentemente raggiunta dalla filiera in Assemblea che mira a migliorare la conoscenza e la trasparenza delle produzioni e del mercato. Grazie all’introduzione di contratti tipo, compatibili con le previsioni della normativa europea, si intende contribuire a migliorare le modalità di immissione sul mercato di vino base atto ad essere rivendicato come Prosecco Doc, al fine di ottenere, evitando insidiose distorsioni, condizioni concorrenziali eque.

“Con questo provvedimento – ha commentato il presidente Stefano Zanette – aggiungiamo un importante tassello verso quell’equilibrio di mercato da tutti ritenuto essenziale per assicurare un futuro alla nostra Denominazione. Siamo consapevoli che gli strumenti proposti, forse da tutti non ancora compresi, appaiano fin da ora perfettibili, ma costituiscono il punto di partenza sul quale operare per affrontare le esigenze di una realtà articolata come la nostra. Come in altre occasioni, la nostra Denominazione si trova a fungere da apripista, senza il beneficio di poter seguire percorsi già tracciati. Resto comunque convinto che solo grazie a questi sforzi, come altri già realizzati, saremo in grado di assicurare quella continuità e quella stabilità che tutta la filiera ritiene indispensabili. Nei confronti dei consumatori e delle comunità residenti nei territori interessanti dalla nostra Do, l’intesa si è occupata infine di innovazione, razionalizzazione, miglioramento e orientamento della produzione verso prodotti più adatti ai fabbisogni del mercato, ai gusti e alle aspettative dei consumatori, con particolare riguardo alla qualità dei prodotti e alla protezione dell’ambiente”. 

C.d.G.