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Scenari

La scommessa dell’olio in Piemonte: “Il freddo non ci spaventa più, i nostri ulivi sono forti”

25 Febbraio 2024
Piero Lomagno, vicepresidente Asspo (Asspo (Associazione olivicoltori piemontesi)) Piero Lomagno, vicepresidente Asspo (Asspo (Associazione olivicoltori piemontesi))

Piemonte e Valle d’Aosta. Di certo la prima cosa che viene in mente chiudendo gli occhi sono inverni freddi e neve. Ma da alcuni anni stiamo vivendo sempre più un deciso cambio di clima: l’inverno 2024, per esempio, si sta rivelando particolarmente anomalo, più degli scorsi anni, tra assenza di freddo e pochissime precipitazioni nel Nord Italia. Nuove colture nascono così anche in questi territori. 

Da 20 anni nel Canavese, in Piemonte, esiste l’associazione degli olivicoltori (Asspo) che raccoglie soci piemontesi ma anche di alcuni territori valdostani. Più una scommessa che una realtà imprenditoriale, ma l’attenzione verso le piante e la loro conoscenza è molto alta. All’interno dell’associazione con sede a Vialfrè ci sono attualmente 200 soci. 

“Il cambiamento climatico – racconta a Cronache di Gusto il vicepresidente Piero Lomagno – gioca certamente a nostro favore. Nel 2003 c’erano inverni che portavano diverse gelate e qualcuno si è subito demoralizzato. Noi siamo stati testardi e siamo andati avanti perché la passione era molto più forte delle difficoltà”. Passione: il motore del lavoro di queste piccole realtà, quasi tutte a conduzione familiare. Per la gestione dell’uliveto l’associazione organizza dei corsi: “Ci segue un vivaista di Pescia, in provincia di Pistoia. I nostri soci – continua Lomagno – sono seguiti da tecnici specializzati della Toscana. Anche l’olivo ha le sue esigenze e siamo vogliosi di imparare sempre più tecniche nuove. Ogni anno ci rivolgiamo al vivaista Pietro Pacini di Veneri (PT) che ci consiglia e che manda le piante in vaso di due/tre anni. Queste piante vengono poi distribuite ai nostri soci”. 

Un uliveto nel Canavese, Piemonte Un uliveto nel Canavese, Piemonte

Solo in Piemonte ci sono oggi oltre 200mila piante di ulivo e la produzione negli ultimi anni sta crescendo sempre più, seppur con qualche rallentamento: nel 2020 si è arrivati a una produzione di 700 quintali, nel 2023 ci si è assestati a 400 quintali. In provincia di Torino, secondo Coldiretti, sono 33 gli ettari destinati all’olivicoltura da olio con una produzione di olive appartenenti a una dozzina di cultivar diverse tra cui prevale la varietà Leccino. Da questa produzione si ricavano 19.500 litri di olio extravergine spremuto a freddo, in cui prevalgono i sentori delicati.

Principalmente si produce olio a livello familiare ma alcuni soci vantano aziende più grandi, vere e proprie realtà imprenditoriali. È il caso dell’azienda agricola Mimosa di Pinerolo. Dal 1996 parte la coltivazione dell’olivo in località “Besucco”, con produzione principale di varietà con marcata resistenza alle basse temperature (come Leccino e Grignan). Negli ultimi anni, proprio a causa (o grazie) al cambio di clima si riescono a coltivare anche altre varietà italiane meno tolleranti al freddo, come Moraiolo, Nocellara del Belice, Taggiasca e Frantoio. Anche qui, da una passione di famiglia, l’olio Be Suc viene venduto anche attraverso una piattaforma e-commerce presente sul sito dell’azienda, oltre alla distribuzione in diversi ristoranti. Un’altra importante realtà del territorio è l’azienda agricola Pozzo di Viverone, in provincia di Biella. L’azienda, specializzata principalmente nel vino, dal 2000 ha piantato ulivi in alcuni terreni in collina, ben esposti al sole e riparati dalle correnti fredde. I proprietari hanno investito nella costruzione di un impianto sperimentale con varietà provenienti da tutta Italia.

Quando in Piemonte è iniziata la produzione di olio gli inverni erano molto più freddi: “L’ultimo che io ricordi – conclude Lomagno – è quello del 2012, in cui ci furono diverse gelate. Le nostre piante erano tanto giovani. Io sono convinto che se oggi tornasse ancora una stagione così fredda le piante sarebbero più resistenti. Oggi è molto più facile gestire il tutto perché non parliamo più di piantine giovani. Per questo motivo anche la nostra produzione sta crescendo”.