Si chiude oggi a Verona la 58ª edizione di Vinitaly, che quest’anno ha registrato 90mila visitatori complessivi e 4mila aziende in un quartiere fieristico, secondo i dati forniti dalla stessa organizzazione. Un risultato positivo, anche se in lieve calo rispetto alle due precedenti edizioni del 2024 e del 2025, quando le presenze avevano raggiunto quota 97mila, con una flessione di circa 7mila partecipanti.
Tuttavia, tenuto conto del contesto globale dominato dall’incertezza e segnato da crisi dei mercati e tensioni geopolitiche, questa edizione si è distinta per un profilo ancora più internazionale e attrattivo: il numero dei Paesi rappresentati è infatti cresciuto, passando da 130 a 135 rispetto allo scorso anno; tra questi, oltre ai mercati consolidati come Stati Uniti, Canada ed Europa, si segnalano anche aree in forte crescita come il Mercosur, con il Brasile, oltre a India, Australia e diversi Paesi africani.
Più nel dettaglio – sul totale delle presenze, circa il 26% proveniva da 135 Nazioni – , tra i mercati consolidati presenti a Verona si confermano Germania, Nord America (USA e Canada), Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi (Svezia, Norvegia e Danimarca), Polonia e Austria, a testimonianza della solidità dei principali bacini di riferimento della domanda di vino italiano. Sul fronte delle aree più promettenti, la top 10 dei mercati a maggior potenziale comprende Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), Serbia e Singapore, evidenziando un progressivo rafforzamento della presenza in aree ad alta crescita. In crescita anche l’interesse dall’Africa, con Sudafrica, Tanzania, Nigeria e Angola, mentre in Asia Giappone e Vietnam si distinguono per dinamismo e attenzione verso le etichette del made in Italy. Tra le novità emerge anche l’Ucraina con una presenza numerosa e qualificata di buyer.
Vinitaly si conferma anche punto di riferimento istituzionale, con la partecipazione, per la seconda volta in visita ufficiale, del commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Christophe Hansen, del presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana e, per la terza volta, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Presenti inoltre il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, il ministro degli Affari esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi alla sua prima uscita ufficiale, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il presidente di ITA Agenzia Matteo Zoppas, partner nella realizzazione del piano di incoming degli operatori esteri.
Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, si dice quindi “soddisfatto” per i risultati ottenuti perché “in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato. La conferma della presenza di oltre 1.000 top buyer provenienti da più di 70 Paesi, selezionati e ospitati in collaborazione con ITA Agenzia unitamente a quella degli altri operatori profilati, testimonia la capacità della manifestazione di attrarre una domanda qualificata e di garantire un’elevata rappresentatività dei mercati. La fiera si afferma così come un’infrastruttura a sostegno dell’internazionalizzazione del settore, capace di favorire incontri ad alto valore aggiunto, accelerare l’ingresso ai mercati esteri e sostenere concretamente la competitività del vino italiano. La presenza di mercati consolidati – come Stati Uniti, Canada ed Europa – insieme ad aree ad alto potenziale di sviluppo, tra cui Mercosur con il Brasile e India, Australia e Africa, contribuisce a creare un ecosistema orientato a generare nuove relazioni commerciali e opportunità di sviluppo”.
Per Gianni Bruno, direttore generale vicario, “Veronafiere conferma la solidità organizzativa della manifestazione e la capacità di garantire continuità e qualità nelle relazioni di business anche in una fase congiunturale complicata. L’internazionalizzazione è una direttrice strategica su cui continueremo a investire: siamo già al lavoro per sviluppare nuove tappe di Vinitaly in Africa, Canada e Australia e raddoppieremo la presenza in Brasile, rafforzando il presidio già attivo con Wine South America. Il grado di soddisfazione espresso in questi giorni dagli espositori e dagli operatori conferma l’efficacia del percorso strategico avviato. Vinitaly è un acceleratore concreto per il posizionamento delle imprese, capace di trasformare la partecipazione fieristica in promozione e opportunità di business”.
Per quanto riguarda Vinitaly and the City sono stati registrati 50mila token degustazione. Inoltre, il progetto prosegue nel suo sviluppo territoriale attraverso il format itinerante: dopo la Calabria, in autunno farà tappa nelle Marche, ad Ancona. Un percorso che valorizza il fuori salone come leva per attivare territori e pubblici diversi, contribuendo alla costruzione di un sistema integrato che coinvolge e favorisce il dialogo con i consumatori finali, soprattutto giovani.
Il palinsesto della manifestazione ha contato quasi 100 eventi tra degustazioni e convegni, oltre alle migliaia di iniziative realizzate direttamente agli stand da aziende, regioni e consorzi. Tra le principali novità, lo sviluppo di NoLo – Vinitaly Experience, il rafforzamento di Xcellent Spirits e il consolidamento di Vinitaly Tourism, sempre più integrato nell’offerta della manifestazione.
La 59^ edizione di Vinitaly sarà a Veronafiere dall’11 al 14 aprile 2027.