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Turismo e dintorni

Grand Hotel Faraglioni, ecco le novità. Patanè: “La tempesta ci ha sfiorato, ma l’attività è ripartita subito”

09 Marzo 2026
Salvatore Patanè, il direttore del Grand Hotel Faraglioni Salvatore Patanè, il direttore del Grand Hotel Faraglioni

Al Grand Hotel Faraglioni, affacciato sul mare dei Faraglioni dei Ciclopi nel territorio di Aci Trezza, la stagione sembra partire con segnali incoraggianti

Siamo a marzo, un mese chiave per capire come si muoverà la stagione turistica. Al Grand Hotel Faraglioni, affacciato sul mare dei Faraglioni dei Ciclopi nel territorio di Aci Trezza, la stagione sembra partire con segnali incoraggianti.

Ma la vera particolarità della struttura è un’altra: qui il segmento food & beverage, insieme agli eventi e al congressuale, pesa quanto le camere, incidendo per circa il 50% sul fatturato complessivo. Un modello che il direttore Salvatore Patanè definisce “atipico” rispetto alla maggior parte degli hotel, favorito anche dalla posizione strategica della struttura: la vicinanza a Catania, all’aeroporto internazionale e all’Etna. 

Direttore Patanè, siamo a marzo: che segnali arrivano dalle prenotazioni?

Direi positivi. Noi lavoriamo praticamente tutto l’anno. Abbiamo provato a chiudere nella stagione invernale solo il primo anno, ma ci siamo resi conto che non ne valeva la pena perché la struttura continua comunque a lavorare. In questo periodo stiamo registrando diversi eventi e prenotazioni legate soprattutto al segmento business.

Quindi il congresso e gli eventi hanno un peso importante?

Sì, ed è proprio questo l’aspetto particolare del nostro hotel. Siamo una struttura con 49 camere, quindi non grandissima, ma il food & beverage, insieme agli eventi e al congressuale, incide per il 50% del fatturato totale. È una percentuale molto alta per un albergo e rende il nostro modello piuttosto atipico.

Come si traduce concretamente questa vocazione congressuale?

Abbiamo gruppi e aziende che prenotano l’intera struttura per eventi. Solo nelle ultime settimane abbiamo ospitato una società lituana del settore tecnologico e a breve arriveranno altri gruppi e agenzie che prendono l’hotel in buy-out, cioè in esclusiva, utilizzando camere, ristorazione e sale meeting.

Quanto incide la posizione della struttura su questa scelta?

Moltissimo. Siamo a pochi minuti dall’aeroporto di Catania e questo facilita molto gli eventi aziendali. Chi arriva per lavoro non deve entrare in città: può arrivare qui rapidamente, lavorare in un contesto panoramico e allo stesso tempo godere di un’offerta gastronomica di qualità.

Il target della clientela com’è distribuito?

Direi circa metà italiani e metà stranieri. Tra gli ospiti internazionali abbiamo una presenza molto forte di americani, inglesi e tedeschi. Sono viaggiatori che spesso arrivano anche fuori dalla stagione estiva, contribuendo molto alla destagionalizzazione.

L’estate resta comunque la stagione più forte?

Sì, ma in modo diverso. Luglio e agosto sono i mesi del turismo balneare. Dal punto di vista dei ricavi complessivi, però, i periodi più dinamici sono quelli primaverili e autunnali, quando aumentano gli eventi aziendali, i meeting e le attività congressuali.

Nel 2025 avete affrontato anche un episodio meteorologico importante: il ciclone Harry. Quali sono state le conseguenze?

Sì, il ciclone ha colpito la costa ionica e un’onda anomala ha provocato alcuni danni alla struttura, soprattutto nei locali tecnici. Ci sono state cancellazioni ma si è tornati alla normalità dopo 15 giorni. Fortunatamente siamo riusciti a ripristinare tutto nel giro di 24 ore e non abbiamo avuto conseguenze significative sull’attività.

Il clima internazionale, segnato da tensioni e conflitti, sta influenzando il turismo?

Al momento non vediamo effetti concreti sulle prenotazioni. Continuiamo a ricevere gruppi e ospiti dall’estero con grande regolarità. La Sicilia resta una destinazione molto attrattiva.

Quali sono invece le novità della stagione 2026?

Stiamo lavorando molto sulla ristorazione. Il nostro ristorante principale è stato completamente ripensato: da ristorante fine dining formale diventerà una trattoria contemporanea, più conviviale, con piatti della tradizione siciliana e non solo, rivisitati e prezzi accessibili. Al momento siamo in fase di ristrutturazione: sarà uno spazio molto colorato, con soffitti specchiati e un design che richiama in parte gli anni Ottanta. L’apertura è prevista entro la fine di marzo.

Si affiancherà alla trattoria già esistente al primo piano, che propone piatti della tradizione, gustosi e semplici. Dopo l’esperienza del ristorante fine dining in hotel abbiamo capito che la nostra clientela oggi cerca soprattutto autenticità e libertà di scelta: meno percorsi degustazione rigidi e più possibilità di ordinare ciò che si desidera, in modo informale e accessibile. L’idea è far sentire l’ospite completamente a proprio agio, come a casa, libero da schemi prestabiliti. Altra novità è la seconda sala meeting, che sarà pronta tra qualche mese. 

Che ruolo avrà la ristorazione nella strategia dell’hotel?

Un ruolo centrale. La ristorazione è fondamentale sia per gli ospiti dell’hotel sia per gli eventi e il congressuale. L’obiettivo è creare uno spazio vivo, frequentato non solo dai turisti ma anche dalla clientela locale, con eventi, musica dal vivo e momenti di convivialità.

Che bilancio può tracciare dell’hotel dal 2020, anno della sua apertura ad oggi?

Dirigo l’hotel dal 2020, anno della sua apertura. In questi anni la struttura ha raggiunto un fatturato di circa tre milioni di euro l’anno, registrando una crescita costante del 20% anno dopo anno. Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti finora e guardiamo con fiducia anche alle prossime novità: i due ristoranti, la sala meeting e, in prospettiva, la realizzazione di una piccola area wellness e spa, che contribuiranno ad arricchire ulteriormente l’offerta della struttura