Basta con il vino sul banco degli imputati. Baglio di Pianetto lancia una campagna di comunicazione che è anche un manifesto. Per sostenere l’idea forte del “vino che non conosce cattive intenzioni”, questo il claim dell’iniziativa che finirà sui principali giornali e sulle testate specializzate, anche on line.
Dalla frase-principe scaturiscono sei concetti chiave che fanno da base al manifesto per dare al vino una nuova impronta che tenga conto del valore culturale, paesaggistico, sociale e gastronomico, tutti temi che riportano al centro la voglia di vino.
Un’iniziativa che nasce dalle idee di Gregoire Desforges, proprietario di Baglio di Pianetto, l’azienda alle porte di Palermo fondata quasi 30 anni fa dal nonno, il conte Paolo Marzotto, e da Dante Bonacina che è l’amministratore delegato.
Ecco in sintesi le riflessioni sulle sei frasi del manifesto.
Unisce, non divide
“È così – recita il comunicato stampa dell’azienda – che la cantina prende posizione rispetto a una cultura del consumo che tende all’isolamento, alla performance individuale, alla velocità”.
“Il vino è esperienza condivisa, capace di includere sensibilità diverse e generazioni diverse. Favorisce il dialogo, accompagna il cibo senza sovrastarlo”, commenta Dante Bonacina, ad di Baglio di Pianetto.
Celebra il tempo, non la fretta
“Nel linguaggio del consumatore contemporaneo celebrare il tempo significa ricordare che il valore di un vino si misura anche nella capacità di saper aspettare. Invita a riappropriarsi del proprio tempo”, dice ancora la nota dell’azienda.
Insegna la misura, non l’eccesso
“Vuole essere un richiamo esplicito alla responsabilità nel consumo”. Baglio di Pianetto prende posizione con chiarezza: «riconosciamo che l’abuso di alcol è dannoso per la salute e fa parte della nostra responsabilità sociale sottolineare una cultura del bere consapevole – aggiunge Gregoire Desforges, Presidente della cantina – Dal punto di vista scientifico, una vasta letteratura medica indica che non esiste un livello di consumo alcolico completamente privo di rischi per la salute, ma la cultura enogastronomica si pone in netto contrasto con la cultura del consumo rapido e incontrollato, un modo concreto di “insegnare la misura” nella pratica”.
Cerca l’essenza, non resta in superficie
“Il nostro tempo privilegia ciò che è immediato, visibile, istantaneo – spesso a discapito della comprensione profonda. Il vino, per sua natura, si muove in direzione opposta; non si esaurisce ad un primo impatto né si lascia comprendere in modo immediato: richiede tempo, attenzione e ascolto” dice Bonacina.
“Degustare un vino è un’avventura per tutti: significa fermarsi, osservare, annusare, assaggiare, tornare sui propri passi, confrontare le sensazioni. È un’esperienza inimitabile, che invita ad andare oltre la superficie sensoriale per coglierne la struttura, l’equilibrio, l’identità. In questo senso, il vino diventa quasi un esercizio di attenzione, un atto che si oppone alla logica del consumo distratto”, dichiara Gregoire Desforges.
Cura il territorio, non lo snatura
“Crediamo che la differenza non stia nel coltivare o meno, ma nel come lo si fa. Cura del territorio significa innanzitutto attenzione al suolo, considerato come un organismo vivo: pratiche come la gestione controllata dell’inerbimento, la riduzione delle lavorazioni invasive e l’uso consapevole delle risorse contribuiscono a mantenere la fertilità e a prevenire l’erosione. Significa anche valorizzare la biodiversità, favorendo la presenza di specie vegetali e animali che contribuiscono all’equilibrio dell’ecosistema vigneto”, dichiara Dante Bonacina.
Crea cultura, non consumo
“Nel contesto di mercato attuale – conclude la nota dell’azienda sul manifesto – il vino rischia talvolta di essere trattato come un bene qualunque, misurato solo in volumi e performance commerciali, Baglio di Pianetto vuole offrire una visione alternativa: il vino come veicolo di cultura, prima ancora che come prodotto da consumare. Il desiderio di conoscenza, consapevolezza e senso critico appartiene anche alle nuove generazioni e non va dimenticato. Significa invitare chi beve a interrogarsi su ciò che ha nel calice: da dove viene, come è stato prodotto, quale territorio racconta, quali scelte etiche e produttive lo hanno reso possibile. In questa prospettiva, il vino è un’esperienza che richiede attenzione, misura e rispetto”.