Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Vino e dintorni

“Basta col vino a prezzi esorbitanti. E soprattutto… riportiamolo al centro della tavola”

06 Maggio 2026
Alessandro Alì, Direttore commerciale Cantine Lungarotti Alessandro Alì, Direttore commerciale Cantine Lungarotti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Riappropriamoci del valore del vino

Premetto che potrei definirmi un Baby Boomers con la curiosità di un Gen Z, e di fronte ad una bottiglia di vino cerco sempre di avere un approccio aperto e costruttivo. Da un po’ di anni però il mondo che mi circonda, sembra allontanarsi dal vero valore intrinseco del vino, lanciato alla ricerca spasmodica di qualche cosa che non esiste e che ci allontana dalla naturale forza che questo prodotto della Terra ci ha sempre donato. Scrivo perché vorrei sensibilizzare gli appassionati come me e provocare un’analisi retrospettiva al recupero del vero valore simbolico e mi permetto, anche umano del Vino.

Partendo dai giorni nostri, vediamo le bottiglie portate a prezzi esorbitanti, che diventano sempre più oggetti da collezione e da selfie, piuttosto che compagne della buona tavola. Un decennio fa questo processo era stato già avviato, ma fortunatamente esisteva uno zoccolo duro dei vini prodotti nelle zone classiche italiane, che mantenevano un rapporto ancora possibile con quello che era un modo di vivere il vino.

Se torniamo poi ancora più indietro, quando iniziò la rivoluzione del mondo viticolo e enologico, vediamo veri visionari che, spinti da un amore infinito per la loro terra, creavano dei veri e propri capolavori. Questi produttori hanno iniziato con grande umiltà e con la consapevolezza che il loro vero pregio era la capacità di interpretare un terroir e le uve che coltivavano. Il vino restava comunque al suo posto; nel centro del tavolo e carico della responsabilità di esaltare i piatti e le cucine regionali italiane. Non bisognava essere intenditori per parlare di vino, ma i sorrisi e la gioia della convivialità era il giusto riconoscimento per questo acceleratore liquido di relazioni sociali.

Ancora più a ritroso possiamo poi scoprire il vino al centro della tavola, dove la famiglia si riuniva e dove la crescita stessa della prole, veniva seguita in base alla possibilità di accedere al vino. I più piccoli iniziavano con pane vino e zucchero, poi i più grandicelli iniziavano ad annacquarlo e infine alla maturità l’ingresso nel mondo dei grandi, con il bicchiere che accompagnava il pasto.

Cose semplici ma importanti che hanno creato in ciascuna regione una memoria gustativa che oggi abbiamo perso. Anche gli osti di quell’epoca, andavano alla ricerca del produttore amico e della produzione migliore, perché il vino buono era garanzia di clientela.

Perché oggi ci siamo ridotti anche a creare un linguaggio apposito per descrivere un vino quando basterebbe un bel “mi piace”. Facciamo rivivere quel vino che univa le persone dando la possibilità a tutti di goderne e di beneficiarne. Non serve l’eccesso, ma il piacere di lasciarsi coinvolgere da quello che il bicchiere racconta. Non affidiamo al vino di compensare i costi esorbitanti delle gestioni dei ristoranti, pena l’esclusione dal tavolo di quello che era il protagonista assoluto e unitario del vero stile della tavola italiana.

*Direttore commerciale Cantine Lungarotti