A Roma, nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, la presentazione della 58ª edizione di Vinitaly ha messo in fila due questioni che oggi caratterizzano il vino italiano: da un lato l’evoluzione dei consumi interni, dall’altro la spinta sempre più strutturata verso i mercati internazionali. Due movimenti distinti, ma sempre più intrecciati.
I dati dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly illustrano un Paese in cui il vino continua a essere una presenza diffusa: poco meno di 30 milioni di consumatori, pari al 55% della popolazione. Un dato stabile negli ultimi anni, con una crescita lieve ma significativa se si allarga lo sguardo al decennio precedente. Il cambiamento non riguarda tanto il numero delle persone, quanto la frequenza e le modalità di consumo.
In dettaglio: si beve meno ogni giorno, ma cresce il consumo occasionale, che oggi riguarda oltre sei italiani su dieci. È un passaggio che segna una discontinuità rispetto al passato recente, quando la quotidianità del vino era più radicata. Oggi prevale una relazione più misurata, meno automatica, spesso legata al contesto e alla scelta.
In questo scenario si inserisce il dato più inatteso: l’allargamento di pubblico passa anche dai più giovani. La fascia tra i 18 e i 24 anni resta contenuta in termini assoluti, ma è l’unica a crescere in modo sensibile nel tempo. Non incide ancora sui volumi complessivi, ma segnala un ingresso nel consumo che segue logiche diverse rispetto alle generazioni precedenti.
Il vino, per i più giovani, non è più un’abitudine acquisita in famiglia o un gesto quotidiano ma è un’esperienza. Piace, incuriosisce, accompagna momenti fuori casa. Le motivazioni si spostano dal contesto alimentare alla dimensione personale: il gusto, prima di tutto, poi il valore simbolico e la percezione sociale. Anche la spesa media più alta e la forte presenza nei ristoranti indicano un consumo meno frequente ma più intenzionale.
All’opposto, tra le generazioni mature si registra una riduzione più evidente della quotidianità e una maggiore attenzione al prezzo. La moderazione diventa il tratto comune: meno quantità, più controllo. È qui che si spiega gran parte della contrazione dei consumi complessivi, più che in un presunto disinteresse dei giovani.
Il report lo chiarisce in modo netto: il calo dei volumi è il risultato combinato della riduzione delle quantità giornaliere e della diffusione di comportamenti più saltuari, fenomeni che attraversano soprattutto le fasce adulte. Il vino non arretra, cambia posizione.
Accanto a questo, emerge un elemento che sorprende anche gli osservatori: tra i più giovani si registra un orientamento deciso verso i vini rossi, con denominazioni strutturate ai vertici delle preferenze. Un segnale che suggerisce curiosità e disponibilità a esplorare, anche oltre i percorsi più immediati.
Se il mercato interno si muove lungo queste direttrici, Vinitaly rafforza intanto il proprio ruolo sul piano internazionale.
Mercati: un’internazionalizzazione sempre più mirata
L’edizione in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile punta su un sistema di incoming sempre più profilato, con oltre mille top buyer selezionati e operatori attesi da più di 130 Paesi. La mappa degli arrivi conferma il peso del Nord America, ma evidenzia anche un’espansione significativa della domanda asiatica e una crescita degli operatori africani. Si tratta di mercati diversi per maturità e potenziale, ma accomunati da un interesse crescente per il vino italiano.
Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha sottolineato come la manifestazione stia evolvendo per accompagnare le imprese in uno scenario più complesso, non solo sul piano commerciale ma anche su quello strategico. L’obiettivo è intercettare nuova domanda e consolidare la presenza sui mercati esteri attraverso strumenti più mirati.
Le novità di Vinitaly 2026
Sul piano dei contenuti e del format, l’edizione 2026 introduce alcune linee di sviluppo chiare, che riflettono i cambiamenti in atto nel settore. Cresce innanzitutto lo spazio dedicato ai vini No e Low alcohol, con un’area specifica – NoLo – Vinitaly Experience – accompagnata da degustazioni, masterclass e momenti di approfondimento. Un segmento ancora emergente, ma sempre più osservato.
Si rafforza anche l’integrazione con il mondo dei distillati e della mixology, grazie a una nuova area dedicata, Xcellent Spirits, pensata per favorire il dialogo tra comparti diversi ma sempre più interconnessi.
Sempre più centrale il ruolo dell’enoturismo, con un programma strutturato lungo tutti i giorni di manifestazione, nuovi incontri b2b e una maggiore attenzione alle esperienze legate ai territori e alle cantine. Il turismo del vino viene ormai trattato come una leva economica autonoma.
Sul fronte dei servizi, si segnala il potenziamento della piattaforma Vinitaly Plus, con l’introduzione del Buyers Club per il networking tra operatori, e l’esordio di strumenti basati su intelligenza artificiale.
Accanto a queste novità, si amplia anche lo spazio dedicato alla ristorazione, con progetti legati alla valorizzazione della cucina italiana e il coinvolgimento di chef affermati e nuove generazioni.