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Vino e dintorni

Château d’Yquem, quel vino leggendario raccontato in tre annate

08 Marzo 2026
Lorenzo Pasquini, Ceo di Château d’Yquem Lorenzo Pasquini, Ceo di Château d’Yquem

Da Wine Paris alla tenuta di Sauternes: l’incontro con Lorenzo Pasquini e la degustazione di tre annate del Premier Cru Classé Supérieur

Tra le tante attività di contorno a Wine Paris abbiamo avuto il privilegio di poter essere presenti a due incontri unici, ospiti di una delle più famose maison francesi come Château d’Yquem. Il primo incontro si è svolto in una serata dell’après Wine Paris, per la presentazione della nuova annata 2023, degustata in anteprima.

Location della presentazione, una delle tante perle nascoste che la Ville Lumière offre: il Musée Bourdelle, dedicato all’opera dello scultore francese Antoine Bourdelle, considerato, insieme ad Auguste Rodin e Aristide Maillol, uno dei pionieri della scultura moderna. Una destinazione di classe all’altezza della fama dello Château.

La serata, intitolata An Apotheosis – e il titolo era già un programma – è stata presentata dal Ceo Lorenzo Pasquini ed allietata da un duo musicale in cui le corde del violino si sono intrecciate a quelle dell’arpa, accompagnando la degustazione, in anteprima, dell’annata 2023, condita da finger food di alta qualità.

Serata di grande impatto, dicevamo, che ha avuto come epilogo il secondo incontro direttamente nello Château, in quel di Sauternes, situato nel dipartimento della Gironda, nella regione della Nuova Aquitania. Un invito esclusivo per noi di Cronache di Gusto.

La distanza da Bordeaux è di una cinquantina di chilometri e il paesaggio vicino a Sauternes è quello di vigneti che si alternano con il comune denominatore di una bellezza unica integrata nel panorama; già agli occhi si intravede la cura di una manodopera raffinata.

L’ingresso, percorrendo il lungo viale con ai lati i vigneti, fa scorgere lo Château davanti al quale ci accoglie Lorenzo Pasquini, Ceo della maison dal 2025. Un italiano in terra di Francia a dirigere una delle più conosciute aziende francesi che, oltre ad inorgoglirci, ci fa capire come la professionalità tricolore venga riconosciuta in tutto il mondo. Il primo gesto che verrebbe spontaneo nell’entrare nel “Pantheon” transalpino sarebbe quello di genuflettersi, per il riguardo dovuto al blasone.

La posizione di Château d’Yquem ha come contorno il Plateau des Landes, famoso per ospitare la più grande foresta coltivata d’Europa, che si trova esattamente alle proprie spalle ed arriva praticamente fino alla Spagna, agendo come riserva di acqua e aria fredda.

L’acqua si manifesta in vari modi: uno di questi sono i fiumi. L’affluente più famoso di cui si parla spesso è il Siron, fiume particolare perché non ha sorgenti uniche. Le sorgenti sono varie, con risorgenze della falda acquifera freatica che aiutano a creare un microclima molto specifico, con temperature molto basse. Un fiume protetto dalla vegetazione durante tutto il suo corso e che, quando confluisce nelle calde acque della Garonna, crea un piccolo shock termico con le sue acque fredde.

A parte il Siron, la zona è solcata da vari affluenti che confluiscono nel grande fiume. La nebbia si sviluppa seguendo i corsi d’acqua e si crea con l’umidità dell’aria condensata dalle temperature fredde. L’aria fredda viene da sud e si stratifica dal basso verso l’alto, sbattendo prima sulle colline della riva destra e poi risalendo piano piano in altitudine. Ovviamente l’aria umida segue i corsi d’acqua e Yquem, come le aziende della regione posizionate in altitudine, è sfiorata dalla nebbia, il che permette di fruire dell’alternanza fra nebbia, vento, condizioni umide e condizioni secche.

Le condizioni di frontiera che Yquem occupa sono anche una frontiera geologica, in quanto presenta la particolarità di due tipi di suolo che generalmente costituiscono il territorio di Bordeaux: alluvioni quaternarie di ciottoli alluvionali sulla riva sinistra, le Graves, e un deposito terziario di argille e calcari sulla riva destra, come quelli di Saint-Émilion, le argille di Pomerol e le graves sabbiose di Margaux.

Un deposito formatosi tra i 25 e i 30 milioni di anni fa, quando Bordeaux era coperta dall’oceano, come tutto il sud-ovest della Francia. La particolarità è che ci sono tre terrazze di alluvione quaternaria ma anche due affioramenti terziari, che sono il calcare di Barsac e lingue di argilla che attraversano l’appellation Sauternes.

Nel caso di Yquem l’appellation corrisponde a diverse altitudini, perché dai 20 agli 80 metri sul livello del mare si trovano diversi tipi di suolo ma anche diverse epoche geologiche. La particolarità di questo territorio è che l’appellation non è definita da un tipo di suolo, ma da un microclima e dunque da un fungo: la Botrytis cinerea. Forse una delle poche denominazioni al mondo definite più da un microrganismo che da un tipo di suolo.

Le varie appellations della regione a sud di Bordeaux sono caratterizzate dai vini rossi che portano il nome del colore del vino. Ma a sud di Bordeaux c’è una grande area tra i due fiumi – Entre-Deux-Mers, tra la Garonna e la Dordogna – che produce principalmente uve a bacca bianca. E la microarea di Yquem, vicino alle Landes, produce non solo uve a bacca bianca ma vini dolci da muffa nobile, con sei appellations: Sauternes, Barsac, Loupiac, Cérons, Cadillac e Sainte-Croix-du-Mont.

Il Ceo Lorenzo Pasquini si è laureato in enologia a Pisa e poi si è perfezionato a Bordeaux. Pasquini ha un curriculum professionale di pregio nel mondo del vino a livello internazionale, con esperienze in California e successivamente a Château Palmer a Margaux, in Argentina per quattro anni come direttore tecnico di Cheval des Andes e, tornato in Europa, ha lavorato tra Bordeaux e la Toscana, sia come direttore proprio a Château d’Yquem sia con Château Giscours e a Caiarossa in Toscana.

Quali sono gli obiettivi personali e della maison?
Il nostro obiettivo è creare ricordi indelebili, facendo abbinare il nome di Yquem alle emozioni che stimola nel berlo. Queste emozioni nascono da un vino di qualità, dove la precisione e la sua espressività riescono a farle viaggiare nel tempo. Queste virtù non sono frutto solo del prodotto, ma dell’attenzione che la maison impiega nella sostenibilità ambientale e nella valorizzazione dei collaboratori che vivono tutti intorno allo Château e che formano una vera e propria comunità”.

Durante il pranzo, celebrato nelle eleganti stanze dello Château, abbiamo potuto constatare come questo vino possa essere abbinato “a pasto”. Nel nostro menu abbiamo degustato:

  • Y d’Yquem 2023 – Bordeaux Blanc, abbinato a: foie gras du Périgord poêlé, agnolotti aux champignons, noisettes, pickles et émulsion aux champignons.
  • Château d’Yquem 2010 abbinato a: bar de ligne cuit à l’unilatéral, poireaux confits et tombée d’épinards; petits gnocchi au vieux parmesan et beurre blanc aux herbes fraîches.
  • Château d’Yquem 2003 abbinato a: sélection de fromages et petite salade composée.
  • Château d’Yquem 1990 abbinato a: savarin aux agrumes.

A latere del pranzo, potendo abbinare il prezioso nettare anche a piatti nostrani, Lorenzo confessa che quello con il pollo arrosto è uno dei suoi preferiti. Uno degli argomenti trattati a tavola è stato proprio quello della riscoperta del pairing tra questa tipologia di vino e il cibo. Di sicuro quello con il foie gras, che abbiamo apprezzato durante il pranzo, ma anche con la cucina orientale, a cominciare dall’anatra alla pechinese.

“La vinificazione, a differenza di quel che si può pensare”, ci dice Lorenzo, “è semplice: il vero enologo è la Botrytis cinerea. L’uva, una volta raccolta e portata in cantina, viene pressata delicatamente e lasciata circa 12 ore per una chiarifica statica. A seguire, dopo la fermentazione con lieviti indigeni, il vino viene affinato per 24 mesi in barrique nuove di rovere francese”.

L’annata 2023 rappresenta il coronamento di tre anni consecutivi di eccellenza, formando la prima trilogia del XXI secolo dopo le leggendarie annate 1988, 1989 e 1990. Dopo la finezza cristallina del 2021 e la potenza solare del 2022, il 2023 si distingue per il suo equilibrio compiuto, frutto di un contesto climatico contrastato ma perfettamente gestito.

Ogni annata getta luce sulle altre, formando un trittico che testimonia il costante impegno di Château d’Yquem nel preservare la propria identità in un mondo in piena trasformazione climatica.

A completamento di questa trilogia storica, Château d’Yquem presenta “Capsula del Tempo”, un programma dedicato alla riscoperta di annate storiche accuratamente conservate nelle cantine della tenuta. Verrà distribuito un numero molto limitato di casse eccezionali:

  • 30 casse della trilogia 1948, 1949, 1950, annate del dopoguerra che hanno segnato la loro epoca per carattere e longevità.
  • 300 casse della trilogia 1988, 1989, 1990, la leggendaria trilogia del XX secolo.

Queste collezioni “Time Capsule” saranno offerte tramite un numero limitato di partner di distribuzione esclusivi in tutto il mondo, offrendo agli intenditori una rara opportunità di acquisire bottiglie simbolo della memoria di Yquem.

Y d’Yquem 2023, Bordeaux Blanc – Château d’Yquem
Y 2023 ricorda gli esordi di Y, quando Sauvignon Blanc e Sémillon venivano assemblati in parti uguali per creare una sottile alleanza. Ci trovavamo di fronte a un’annata davvero grandiosa. La 2023 ha offerto tutto ciò che un enologo poteva desiderare, creando un’annata con tutte le caratteristiche che gli amanti di Yquem sognano. Una primavera calda e umida, seguita da un’estate segnata da episodi di caldo intenso e piogge tempestive e rigeneranti: il risultato è un vino tanto fresco quanto concentrato, tanto potente quanto delicato. Rivela una densità luminosa e una rara armonia. Fin dall’inizio una serie di note fogliari si susseguono, evocando limone, salvia, verbena e rabarbaro. Emergono poi aromi di frutta gialla, con la dolcezza della pera croccante bilanciata dal delicato profumo di pesca bianca. Con il passare dei minuti l’aerazione rivela fini note floreali di rosa selvatica, peonia e lillà. Y inizia vivace al palato, con un sorso vellutato e morbido nonostante la struttura, bilanciata da una sorprendente freschezza. Il tutto è esaltato da note di cedro e kiwi giallo, mescolate a ricche e dense sfumature di melone bianco, albicocca, prugna e marmellata di mandarino. Deliziosi sapori amari di pompelmo bianco si dispiegano nel finale, deliziosamente gessoso, sostenuto da una notevole profondità ed eleganza. Uvaggio: 30% Sauvignon Blanc, 70% Sémillon. Alcol: 13,5% vol.. pH: 3,18. Acidità totale: 6,56 g/L H2T. Zuccheri residui: 6,0 g/L

Château d’Yquem Sauternes Premier Cru Classé Supérieur 2010
Il 2010 è stato un anno generoso a Sauternes. Il clima mite e fresco durante la vendemmia ha permesso di realizzare appieno il potenziale di una stagione vegetativa particolarmente favorevole. Tuttavia, per sfruttare al meglio un’annata così abbondante è stato necessario eseguire una minuziosa distinzione tra gli appezzamenti per individuare le uve migliori e ottenere il miglior blend finale possibile. Una rigorosa selezione tra i vari lotti ha prodotto un assemblaggio con una brillantezza e una statura pienamente in linea con le aspettative per la superba annata 2010. Colore dorato intenso con qualche riflesso ambrato. Al naso grande complessità aromatica, dove le sensazioni fruttate dolci di frutta matura – albicocca, pesca, prugna scura – e miele di scorza caramellata di agrumi e frutta candita si integrano con note di miele d’acacia, cannella, zafferano e liquirizia. Sensazioni floreali di fiori di tiglio. Al palato risulta fine ed elegante, con un equilibrio armonico fra dolcezza e fresca acidità. Il sorso è avvolgente e senza alcun accenno di stucchevolezza. Il finale è molto lungo e persistente, coerente con le sensazioni olfattive. Grado alcolico: 13,5% vol.. Zuccheri residui: 138 g/L. Acidità totale: 3,6 g/L H2SO4

Château d’Yquem Sauternes Premier Cru Classé Supérieur 2003
L’annata 2003 è stata estremamente calda, anche se l’apporto di acqua non è mai mancato. Giugno 2003 è stato il mese più caldo registrato a Yquem da quando la stazione meteorologica è stata installata nel 1896, con una temperatura media di 23,3 °C rispetto a un valore normale di 18,3 °C. L’eccessivo caldo di agosto (tre giorni con temperature superiori a 40 °C nel 2003 su un totale di sei dal 1896) ha avuto un certo impatto sulle uve. A parte qualche foglia e grappolo bruciati, la maturazione è stata prevedibilmente molto anticipata. L’8 agosto alcuni Sauvignon Blanc avevano già 13,5° di alcol potenziale con una buona acidità, circa tre o quattro settimane prima della data abituale. Il colore è già giallo paglierino. Al naso si percepiscono intensi aromi di frutta fresca – ananas, frutto della passione e mango – accompagnati da piacevoli sfumature floreali (rosa e fiori d’acacia) e da un tocco di vaniglia. Questo vino ha una grande personalità al palato: buon volume, ottima sostanza e perfetto equilibrio tra alcol, zucchero e acidità. L’equilibrio complessivo risulta elegante e vivace. Notevoli complessità, morbidezza e persistenza. Grado alcolico: 13,5°. Zuccheri residui: 147 g/L. Acidità totale: 4,2 g/L H2SO4

Château d’Yquem Sauternes Premier Cru Classé Supérieur 1990
Un’annata complessivamente calda. Le temperature massime sono state ben al di sopra della media a febbraio (+5 °C) e marzo (+2 °C); questo ha portato a una germogliazione anticipata (“manna di marzo”) il 19 marzo. Dopo il 1989 e un inverno molto secco, il mese di aprile ha permesso di accumulare riserve consistenti, garantendo un buon inizio di crescita. Successivamente, durante lunghi periodi di siccità, la vigna ha beneficiato di temporali isolati che hanno fornito la pioggia necessaria per la vendemmia. Il vino mostra un bel colore ambrato, che rivela un certo grado di evoluzione e suggerisce la ricchezza del bouquet, che ha appena iniziato ad aprirsi. È abbastanza tipico di un Yquem di dieci anni, che sta appena iniziando a raggiungere la piena maturità. Al naso il vino è pieno di promesse e preannuncia un sapore equilibrato e complesso che evoca un mix di frutti tropicali. È avvolgente e conquista progressivamente l’intero palato. Nessuno dei singoli aromi domina l’impressione generale: tutto si fonde armoniosamente. Non è né troppo dolce né troppo amaro, mentre l’acidità aggiunge freschezza ed esalta gli altri sapori. Il vino risulta complesso e corposo, con un equilibrio notevole. Nulla appare fuori misura. Grado alcolico: 12,7°. Zuccheri residui: 126 g/L. Acidità totale: 3,9 g/L H2SO4