Si chiama San Vito al Tagliamento, luogo di sante viti, ed è di fatto il comune più vitato del Friuli Venezia Giulia. Non poteva nascere che qui, all’ombra del campanile del duomo, il polo della più importante realtà produttiva del vino italiano, che da solo, estendendosi su tre regioni con il vicino Veneto e il Trentino, conta qualcosa come un miliardo di bottiglie, pari al 30% dell’imbottigliato nazionale.
L’esperimento istituzionale è strategico: mira a portare a un livello ulteriore una scena già organizzatissima e coesa, facendo sedere per la prima volta allo stesso tavolo organismi di controllo e consorzi, in modo da facilitare la comunicazione sulle istanze emergenti in vista di ulteriori, possibili certificazioni, propedeutiche all’apertura di nuovi mercati, e in generale snellire la burocrazia. A questo scopo è stata inaugurata una sede apposita, ricavata in uno spazio recuperato del centro storico, il cui nastro è stato tagliato il 31 gennaio. Con piani separati per i diversi attori, senza commistioni di ruolo né organigrammi propri: i consorzi continuano a governare le denominazioni, mentre gli organismi certificano a beneficio di produttori e consumatori.
Di fatto esisteva già da dieci anni Triveneta Certificazioni, società nata da un accordo tra tre organismi di controllo – Ceviq, Siquria e Valoritalia – incaricata della certificazione della DOC Pinot Grigio Delle Venezie e dell’IGT Trevenezie. La novità sta appunto nella condivisione di spazi e intenti con il Consorzio Pinot Grigio DOC Delle Venezie, il Consorzio Friuli DOC, il Consorzio Friuli Grave DOC e il Consorzio Prosecco DOC. Ma dal vicino Piemonte già qualche operatore butta l’occhio, con l’intenzione di prendere esempio(sarà questo il futuro?). Si tratta di unire le forze per assicurare la conformità ai disciplinari, tutelare i produttori, rafforzare la credibilità delle denominazioni e offrire ai consumatori una garanzia concreta di autenticità, trasparenza e fiducia, continuando ad agire nelle proprie reciproche sfere, ovvero la governance per i consorzi e la certificazione per gli enti incaricati.
È stata anche l’occasione per la tavola rotonda “Costruire legami per competere: il nuovo modello italiano tra qualità, controllo e mercato”, moderata da Giorgio Dell’Orefice de Il Sole 24 Ore, che ha riunito gli stati generali del vino del Nordest alla presenza delle autorità (il sindaco di San Vito al Tagliamento Alberto Bernava; il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, che ha elogiato via video l’Italia quale prima economia agricola europea e il Triveneto pilastro della DOP economy; l’Onorevole Emanuele Loperfido e l’Assessore Regionale del Friuli Venezia Giulia Stefano Zannier). Ad avvicendarsi al microfono i vertici di Triveneta Certificazioni (Francesco Liantonio), Valoritalia (Giuseppe Liberatore), Siquria e AssoOdc (Luca Sartori);i presidenti di Federdoc (Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi), del Gruppo di lavoro Vino del Copa-Cogeca e del Consorzio DOC Delle Venezie (Luca Rigotti).
Ad aleggiare sugli interventi non poteva che essere la crisi epocale di un settore, che proprio le denominazioni dopo lo scandalo del metanolo avevano riportato in auge, con una crescita dell’export in 35 anni da 800 milioni a 8 miliardi. Quelle solerti sentinelle oggi si trovano confrontate a uno scenario non meno drammatico, segnato dal calo dei consumi, dalla demonizzazione salutistica, dalla disaffezione giovanile e soprattutto dall’incertezza geopolitica, mentre continuano a incalzare le sfide del cambiamento climatico e nascono nuove opportunità come il settore low alcol. Proprio per questo, ha ammonito Gallarati Scotti Bonaldi, è imperativo fare massa, anche aggregando consorzi, e costruire sinergie. “Il nostro è un modello costoso ma virtuoso, in cui gli enti sono chiamati ad assumersi nuovi compiti, di studio oltre che di controllo e di promozione dell’enoturismo”.
A seguire Francesco Liantonio ha delineato il polo, inteso come batteria che sprigiona energia dalle differenze: “Quella che oggi inauguriamo è una realtà che può diventare un’esperienza da prendere come modello in tutta Italia, con l’obiettivo di creare sinergie tra consorzi, istituzioni e organismi di certificazione e presentarsi uniti sul mercato. La vera forza di questo progetto è il fattore umano: competenze che si riconoscono, fiducia costruita nel tempo e una squadra che sceglie di lavorare insieme ogni giorno, al servizio delle imprese, accompagnandole e rendendo più semplice il raggiungimento dell’obiettivo: la qualità certificata”.
La tavola rotonda è proseguita con l’intervento di Giuseppe Liberatore, che ha rivendicato il modello italiano, imperniato su enti privati con delega pubblica, sottoposti a un doppio livello di verifica: da un lato l’accreditamento da parte di Accredia, dall’altro ilMinistero. Un controllo partita per partita, sul quale i consorzi di tutela basano le proprie scelte strategiche, sia in relazione alle denominazioni sia alla loro gestione”.
Dal canto suo Luca Rigotti ha annunciato novità anche nel campo dei consorzi del Nordest, che hanno da poco avviato un tavolo di lavoro interregionale del Pinot Grigio. “Ci sono fattori importanti da considerare, a partire dalla sostenibilità ambientale, economica, fino a quella sociale, che come Consorzio abbracciamo attraverso la partnership con Wine in Moderation, restando in prima linea nella promozione di un consumo moderato e responsabile. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, la creazione di sinergie e di strumenti di coordinamento secondo noi è la giusta strada per sviluppare questo importante ambito di lavoro; auspichiamo questo tipo di approccio anche per lavorare al tema della certificazione di sostenibilità a livello nazionale. L’obiettivo sarebbe quello di riuscire a definire uno standard che, pur considerando i fabbisogni e le specificità territoriali, possa contenere una base di requisiti e di impegni comuni, validi e applicabili a tutte le Regioni. Il Consorzio DOC Delle Venezie sta inoltre portando avanti sperimentazioni sui vitigni resistenti e sul Pinot Grigio a bassa gradazione naturale: entrambe queste strade rappresentano una soluzione green. La prima perché riduce i trattamenti fitosanitari, favorendo una viticoltura a impatto ancora più basso; la seconda perché, partendo dalla gestione agronomica e colturale del vigneto, riteniamo sia per i vini DOP e IGP una risposta più sostenibile e coerente con il territorio, in grado di preservare i profili di tipicità del Pinot Grigio e andare incontro a una crescente domanda del mercato”.
Possibili conflitti di interesse? Liantonio nega: “Il nostro è un tavolo di confronto diretto e di analisi, dal quale costruire strategie utili al mondo dell’impresa. L’incontro fra gli operatori sarà quotidiano, per capire dove stiamo andando e adottare gli accorgimenti del caso, come appunto i low alcol e i vitigni resistenti, che non è banale includere nelle denominazioni. Il mondo del vino sta cambiando, i mercati sono disorientati e impauriti, quindi il settore, che è apripista del made in Italy del mondo, deve avere il coraggio di assumere scelte istituzionali importanti. Ricordo che quando è stata istituita Valoritalia nel 2008, abbiamo ricevuto 47 ricorsi al Tar da soggetti privati, tutti rigettati da ogni tribunale d’Italia. La pluralità degli interessi basta a scongiurare il conflitto”.