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Vino e dintorni

Strada del vino del Monrealese, una ripartenza dopo vent’anni

26 Marzo 2026
Riparte la Strada del vino e dei sapori del Monrealese Riparte la Strada del vino e dei sapori del Monrealese

Il rilancio passa da coordinamento, visione e capacità di trasformare risorse diffuse in un’offerta coerente

Dopo oltre vent’anni di inattività, la Strada del vino e dei sapori del Monrealese torna operativa. Non è una semplice ripresa formale, ma un tentativo concreto di rimettere in circolo un progetto che, se ben strutturato, può incidere sul posizionamento turistico ed economico di un intero territorio.

La ripartenza, ufficializzata a Monreale durante l’incontro “Facciamo Strada”, segna un cambio di passo netto: nuova governance, nuovi obiettivi e soprattutto un approccio più contemporaneo all’enoturismo. Un settore che negli ultimi anni ha smesso di essere accessorio per diventare leva strategica, anche in Sicilia, dove la competizione tra territori si gioca sempre più sulla capacità di costruire esperienze integrate.

In questo scenario, il Monrealese parte da condizioni favorevoli ma non scontate. La prossimità a Palermo rappresenta un bacino naturale di flussi turistici, ma da sola non basta. Serve un sistema. Ed è proprio qui che una Strada del vino può fare la differenza: coordinare, dare identità, trasformare una somma di eccellenze in una proposta leggibile.

La nomina di Enrica Spadafora alla presidenza va letta in questa chiave. Una figura giovane, inserita nel tessuto produttivo, chiamata a guidare un processo che richiede pragmatismo più che rappresentanza. L’obiettivo dichiarato è chiaro: costruire un’offerta enoturistica strutturata, capace di stare sul mercato e di dialogare con pubblici diversi, senza disperdersi. Anche sul piano dell’identità il territorio sembra aver imboccato una direzione precisa. La razionalizzazione della Doc Monreale, con la scelta di puntare su tre vitigni – Catarratto, Perricone e Syrah – indica la volontà di rafforzare un racconto riconoscibile. Meno varietà, più coerenza: una logica che si riflette anche nel progetto complessivo della Strada.

Il punto, però, non è solo organizzativo. È culturale. Per anni molte realtà locali hanno lavorato in modo isolato, senza una regia comune. Oggi il tentativo è quello di superare questa frammentazione e costruire una rete reale, visibile e operativa. Non a caso, accanto al nuovo brand e alla presenza digitale, sono state presentate anche le targhe identificative per le aziende aderenti: segnali concreti di appartenenza a un sistema.

A sintetizzare il senso di questa fase è stato il direttore Gianfranco Cammarata, che ha scelto un’immagine agricola per descrivere il lavoro fatto finora: “Mi piace pensare a questa associazione come a un vigneto che abbiamo riscoperto e riportato alla luce. In questo ultimo anno abbiamo studiato il territorio e i suoi terroir e, insieme al gruppo di lavoro, abbiamo rimesso ordine tra i filari, piantato nuove barbatelle e iniziato a prenderci cura di questo vigneto con attenzione e visione. Oggi siamo pronti ad accompagnare la crescita di questo lavoro e a raccoglierne insieme i frutti per il futuro del territorio”.

Non è solo una metafora efficace. È anche una dichiarazione di metodo. Perché rilanciare una Strada del vino dopo vent’anni non significa semplicemente riattivare un marchio, ma ricostruire fiducia tra operatori, istituzioni e pubblico. La presenza di un partner come Sicilbanca indica che attorno al progetto si sta creando un primo nucleo di sostegno concreto. Ma sarà la capacità di generare contenuti, esperienze e continuità a determinarne il successo.