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Vino e dintorni

Doc Cirò, il 2025 si chiude con +24% di vino. Siciliani: “E ora eventi a Roma, Bologna e Milano”

23 Gennaio 2026
Il presidente del consorzio Doc Cirò, Carlo Siciliani Il presidente del consorzio Doc Cirò, Carlo Siciliani

Il presidente del consorzio: “Prodotte circa 4 milioni di bottiglie, recuperati i quantitativi perduti. Nelle tre città coinvolgeremo il canale horeca. Produttori del nord Italia pronti a investire sul nostro territorio? Perché no”

La Doc Cirò chiude il 2025 superando i 4 milioni di bottiglie, con una crescita del 24% rispetto all’anno precedente (3,2 milioni nel 2024) e un ritorno sui livelli del 2022. Un risultato che segna una netta inversione di tendenza, soprattutto dopo la flessione legata all’annata 2023, più povera sul piano quantitativo. Il dato complessivo riguarda tutte le tipologie della denominazione – rosso, rosato e bianco – ma è ancora una volta il Cirò Rosso a trainare l’imbottigliato, rappresentando circa “il 50% della produzione totale”. L’altra metà si divide tra bianco e rosato, a conferma di una Doc articolata e capace di esprimersi in più stili.

“Il dato più interessante non è soltanto la crescita percentuale, ma il fatto che siamo tornati ai volumi del 2022″, spiega Carlo Siciliani, presidente dal 2025 del consorzio di tutela della Doc Cirò che conta attualmente 49 imbottigliatori e insiste su un’area che comprende quattro comuni della provincia di Crotone: Cirò, Cirò Marina, Melissa e Crucoli. “L’imbottigliato è l’indicatore più attendibile dello stato di salute della denominazione – sostiene -, perché riflette ciò che le aziende riescono realmente a vendere sul mercato”.

Dal punto di vista delle tipologie, la Doc Cirò Rosso comprende oggi il Cirò Rosso e il Cirò Rosso Superiore. Il Cirò Classico, così come era conosciuto in passato, è stato superato con l’avvio del percorso verso la Docg, che rappresenta uno dei passaggi più importanti nella storia recente della denominazione: “Le prime bottiglie di Cirò Docg arriveranno sul mercato nel 2028 e saranno riferite alla vendemmia 2025”, precisa Siciliani.

Sul fronte produttivo, la vendemmia 2025 ha fatto registrare circa 32 mila ettolitri complessivi, un dato “confortante”, ma “le quantità di cinque o sei anni fa non torneranno – osserva il presidente – il cambiamento climatico ha inciso sulle rese, oggi raccogliamo meno uva e dobbiamo fare i conti anche con nuovi attacchi parassitari. Questo ci impone di ritarare strategie e aspettative”.

Guardando ai mercati, per l’azienda il settore dell’export riveste un ruolo fondamentale, con circa il 30% della produzione destinata ai mercati esteri. In questo contesto, i dazi restano una fonte di preoccupazione: “Gli Stati Uniti rappresentano un mercato importante – spiega Siciliani -, e dopo un momento iniziale di accumulo di magazzino che aveva fatto sperare in una tenuta delle vendite, le tariffe hanno frenato le esportazioni. A compensare parzialmente il calo è stato il Canada, che ha incrementato significativamente le importazioni, anche a seguito della riduzione del consumo di vini statunitensi. Pur trattandosi di un mercato più piccolo, composto da consumatori con elevata capacità di spesa, questo ha contribuito ad attutire l’impatto senza colmare del tutto le perdite”.

Intanto, i numeri ottenuti lo scorso anno fanno guardare al 2026 con un pizzico di ottimismo in più anche se, secondo Siciliani, questa ripresa è frutto di un lavoro condiviso: “Da un lato c’è l’impegno delle imprese, dall’altro il forte impulso alla promozione del vino calabrese messo in campo dalla Regione Calabria negli ultimi anni. È un binomio che oggi sta dando risultati concreti”. In questo momento, il territorio sta lavorando sempre più in chiave integrata, affiancando alla dimensione vitivinicola quella enoturistica e gastronomica.

Dobbiamo puntare con decisione sulla promozione – ribadisce Siciliani -. Il consorzio deve essere protagonista e non può affidarsi solo agli aiuti regionali: è fondamentale attivare e utilizzare anche quelli ministeriali, come stiamo già facendo. Proprio di recente abbiamo ottenuto un contributo ministeriale da 130 mila euro destinato alla promozione nelle cittià. Le risorse saranno utilizzate per organizzare nove eventi tra Roma, Milano e Bologna, con masterclass dedicate a maître e sommelier del canale Horeca. A questo si aggiunge, per il secondo anno consecutivo, l’ospitalità del Merano Wine Festival a Cirò – evento organizzato e sponsorizzato dalla Regione Calabria -, in programma nel weekend del 6, 7 e 8 giugno”.

L’obiettivo dichiarato resta quello di rafforzare la conoscenza reale della denominazione: “La Doc Cirò è una denominazione che ha ancora ampi margini di crescita in termini di notorietà – assicura -, quindi dobbiamo lavorare sia portando persone sul territorio sia presentandoci noi, incontrando buyer, operatori, giornalisti e appassionati. Chi arriva deve scoprire che oggi Cirò non è solo vino, ma un vero distretto che unisce enoturismo, gastronomia e accoglienza”.

E anche se Cirò è un nome conosciuto, probabilmente “il più noto tra i vini calabresi”, la sfida è “portare sempre più persone ad assaggiarlo. Il mio augurio è che in ogni carta dei vini e in ogni cantina di un ristorante importante ci sia la Calabria e che Cirò ne diventi un ambasciatore naturale”. In quest’ottica, il territorio sarebbe pronto anche ad accogliere nuovi investimenti, inclusi quelli provenienti da altre regioni italiane. “Perché no?” sorride. “Il nostro è un territorio aperto, fertile per nuove sfide. Confrontarsi con chi arriva da fuori fa bene a tutti”, conclude Siciliani.