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Scenari

La Corte Suprema Usa boccia i dazi. Trump: “Li riproporrò”. Il ricorso partito da un piccolo importatore di vini

20 Febbraio 2026
Victor Owen Schwartz di VOS Selections e il presidente Usa, Donald Trump Victor Owen Schwartz di VOS Selections e il presidente Usa, Donald Trump

Per Lamberto Frescobaldi di Uiv non è il caso di festeggiare. Paolo Castelletti "si rischia l’effetto boomerang"

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato i dazi introdotti dall’amministrazione Trump, stabilendo che il presidente non può ricorrere a una legge prevista per le emergenze nazionali per imporre tariffe generalizzate sulle importazioni. La decisione è stata presa con sei voti favorevoli e tre contrari.

Secondo i giudici, l’International Emergency Economic Powers Act, lo strumento invocato dalla Casa Bianca, non può essere utilizzato per misure di politica commerciale di ampia portata. La Costituzione attribuisce al Congresso, e non al presidente, la competenza in materia di tasse e dazi.

L’amministrazione ha già annunciato l’intenzione di percorrere strade alternative. Trump ha parlato di un “piano B” e ha ribadito che le tariffe restano, a suo giudizio, uno strumento necessario di politica economica. Indisponibili al momento dati ufficiali sulla riscossione dal 14 dicembre, ma secondo le stime del Penn-Wharton Budget Model il gettito accumulato attraverso i dazi introdotti con l’International Emergency Economic Powers Act supererebbe i 175 miliardi di dollari. Una cifra che, alla luce della sentenza, potrebbe ora aprire la questione di eventuali rimborsi.

Il contenzioso nasce da tre cause riunite davanti alla Corte: quella promossa da un’azienda familiare di giocattoli; quella avviata da dodici Stati federati; e quella sostenuta dal Liberty Justice Center per conto di alcune piccole imprese. Tra queste, primo querelante è Victor Owen Schwartz, un importatore di vini con sede a New York, la Vos Selections. Fondata trentuno anni fa come attività individuale con poche etichette francesi, l’attività è cresciuta fino a contare alcune decine di dipendenti e oltre 800 referenze provenienti da sei continenti, con un fatturato annuo a otto cifre.

Per il settore vitivinicolo italiano la decisione rappresenta un passaggio rilevante, ma non definitivo. “Il mondo del vino paradossalmente non può festeggiare la bocciatura della legittimità dei dazi da parte della Corte Suprema americana”, ha dichiarato il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi . “Si profila una più che probabile reimposizione delle tariffe attraverso vie legali alternative, con il rischio di ulteriore incertezza nei rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti”.

Secondo l’Osservatorio Uiv, la seconda parte del 2025 è stata particolarmente difficile per il vino italiano negli Stati Uniti, sia per l’effetto dei dazi sia per una contrazione dei consumi in atto da anni. Le proiezioni indicano una chiusura d’anno a -9% sull’export verso gli Usa, pari a circa 177 milioni di euro in meno rispetto al 2024 . Nel solo secondo semestre la flessione stimata è di circa 225 milioni. Negli Stati Uniti, inoltre, i consumi di vino sono scesi del 5% nel 2025, segnando il quinto anno consecutivo di calo .

“Questa sentenza, che condividiamo nel merito, rischia l’effetto boomerang”, ha osservato il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti , sottolineando il pericolo di un blocco degli ordini in attesa di un quadro normativo più chiaro.

Gli Stati Uniti restano la prima destinazione del vino italiano: nel 2024 le esportazioni hanno raggiunto 1,93 miliardi di euro, pari al 24% del totale mondiale . Una quota che espone il comparto a ogni mutamento della politica commerciale americana.

Da Bruxelles si attende ora di capire quali misure verranno adottate da Washington. La Commissione europea ha fatto sapere di seguire con attenzione gli sviluppi, ribadendo la necessità di stabilità nei rapporti economici tra le due sponde dell’Atlantico.