L’olio extravergine di oliva non è più soltanto un prodotto da consumare sulle tavole, ma diventa sempre più un’esperienza da vivere, conoscere e raccontare. Lo confermano i dati del Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, che registra tra il 2021 e il 2024 una crescita del 37,1% nella partecipazione ad attività legate all’oleoturismo: dalle visite ai frantoi alle degustazioni guidate, fino alle cene negli uliveti, oggi tra le esperienze più richieste e apprezzate da chi cerca un contatto diretto con i territori di produzione.
La ricerca, promossa da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol e curata da Roberta Garibaldi, restituisce la fotografia di un settore in evoluzione, che sta gradualmente conquistando un ruolo sempre più centrale nel turismo enogastronomico italiano. L’olio, in particolare, viene oggi percepito come uno dei prodotti più rappresentativi del patrimonio gastronomico nazionale e come elemento identitario capace di raccontare paesaggi, tradizioni e comunità.
In questo percorso, un ruolo fondamentale è svolto dalla formazione, che riguarda tanto il consumatore quanto il produttore. Come ha sottolineato in modo concreto Nicola Di Noia, consigliere delegato della Fondazione EvooSchool Italia e direttore generale di Unaprol: «La formazione rappresenta uno strumento essenziale per costruire una nuova consapevolezza lungo tutta la filiera».
La crescita della cultura dell’olio contribuisce infatti a rendere il consumatore più consapevole e più attento alla qualità, mentre allo stesso tempo accompagna i produttori in un percorso di miglioramento continuo. La diffusione della conoscenza favorisce una maggiore attenzione a tutte le fasi della produzione, con l’obiettivo di ottenere extravergini sempre più precisi, espressione autentica del territorio e privi di difetti.
Si tratta di un processo naturale di evoluzione del settore, in cui la domanda più consapevole stimola l’offerta verso standard qualitativi più elevati e contribuisce a rafforzare il valore reale del prodotto, anche dal punto di vista economico. Una maggiore comprensione del lavoro necessario per produrre un olio extravergine di qualità aiuta infatti a riconoscerne il giusto valore e il corretto posizionamento sul mercato.
Nonostante i segnali positivi, il settore resta ancora frammentato e con ampi margini di crescita, soprattutto sul fronte dell’organizzazione dell’offerta e della diffusione di una piena cultura dell’extravergine.
Accanto agli aspetti culturali ed economici, cresce anche l’attenzione verso il valore salutistico dell’olio extravergine di oliva. Quando prodotto correttamente e ottenuto da olive sane e lavorate con cura, l’extravergine rappresenta un importante alleato per la salute, grazie alla presenza di polifenoli e sostanze antiossidanti, ed è uno degli elementi cardine della dieta mediterranea.
Le preferenze dei turisti si concentrano soprattutto su Toscana, Puglia, Sicilia, Umbria e Liguria, territori dove la tradizione olivicola si intreccia con paesaggi iconici e una consolidata capacità di accoglienza. Parallelamente cresce l’interesse per aree meno conosciute, dove l’esperienza assume un carattere ancora più autentico e immersivo, legandosi non solo al prodotto ma anche alla storia e alla cultura locale.
Sempre più forte anche l’attenzione da parte dei mercati internazionali, in particolare Germania, Francia, Svizzera, Stati Uniti e Cina, a conferma di come il turismo enogastronomico rappresenti una leva strategica per l’attrattività del Paese. Non a caso, come evidenzia il Rapporto, cibo e vino restano il primo elemento di identificazione di una destinazione, e l’olio extravergine di oliva si afferma tra i prodotti più riconoscibili del Made in Italy.
Interessante anche il dato relativo alla disponibilità di spesa. Se in Europa la fascia più frequente si colloca tra i 20 e i 40 euro, una quota significativa di turisti, in particolare provenienti dagli Stati Uniti, è disposta a investire tra i 60 e i 100 euro per esperienze più strutturate, che comprendono degustazioni guidate, visite agli oliveti e momenti conviviali legati alla cucina del territorio.
«Partiamo da un interesse reale e crescente – spiega Roberta Garibaldi –. Il cibo e il vino rappresentano il primo fattore di attrazione di un viaggio e l’olio rientra a pieno titolo tra i prodotti più riconoscibili e rappresentativi dell’identità italiana».
Per accompagnare e sostenere questa crescita, l’Associazione Città dell’Olio sta lavorando alla creazione di un Club di Prodotto sul Turismo dell’Olio e di un portale dedicato, con l’obiettivo di strutturare e qualificare l’offerta.
«L’obiettivo è aggregare l’offerta per mettere in rete aziende, frantoi, ristoratori, oleoteche e operatori del turismo esperienziale. Il Club favorirà la promozione integrata, la commercializzazione, la formazione e il supporto alle imprese, garantendo standard qualitativi elevati – spiega il presidente Michele Sonnessa –. Dal portale sarà possibile prenotare direttamente le esperienze, rendendo l’offerta più accessibile e organizzata».
Per le imprese olivicole si tratta anche di una concreta opportunità economica, come sottolinea il presidente di Unaprol, David Granieri: «L’oleoturismo consente di integrare il reddito e di estendere l’attività oltre la stagione produttiva. È un’opportunità importante soprattutto per le aziende delle aree interne, perché rafforza il legame tra produzione e accoglienza e contribuisce a valorizzare territori spesso marginali».
Il turismo dell’olio si inserisce così in un contesto più ampio di crescita del turismo enogastronomico, confermando una trasformazione già in atto. L’olio extravergine non è più soltanto una produzione agricola, ma diventa strumento di narrazione, esperienza e valore economico, capace di rafforzare il legame tra territori e turismo e di ridisegnare il futuro di uno dei simboli più profondi dell’identità italiana.