Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Vino e dintorni

Etna Doc, nel 2025 rivendicati 67 mila ettolitri. È record dopo il calo della vendemmia 2023

28 Febbraio 2026
Gli ettari vitati sull'Etna: da 680 a 1.400 in 12 anni, oltre il 100% Gli ettari vitati sull'Etna: da 680 a 1.400 in 12 anni, oltre il 100%

I dati del ministero fotografano una crescita produttiva tumultuosa. Gli ettari da 680 a 1.400 in 12 anni, oltre il 100%. Nessun terroir del vino italiano ha avuto incrementi con queste percentuali

I numeri dell’Etna fanno sempre discutere. Perché non sono cifre di poco conto. Ovviamente, in termini assoluti rappresentano un piccolo territorio del vino, una minuscola grande zolla del sistema vino italiano. Tuttavia è impressionante notare la crescita in termini relativi. Checché se ne dica, davanti a giacenze significative, alle improvvisazioni di tanti (troppi, ormai?) piccoli vignaioli che si sono cimentati nell’impresa di fare vino mostrando qualche difficoltà, al chiacchiericcio di chi si lamenta troppo (tra i produttori di vino è lo sport più diffuso), l’Etna ha numeri da fare invidia a mezzo mondo. E questa volta lo facciamo mettendo insieme i dati ufficiali del ministero, che sono poi quelli che in qualche modo fotografano la situazione e contribuiscono a dare un valore all’intero terroir.

Colpisce la crescita dei numeri. Prendete quelli dei viticoltori: in dodici anni sono passati da 203 a 509. Oppure gli ettolitri rivendicati: da 26 mila a 66 mila, più che raddoppiati. Parliamo di vino atto a diventare Doc, che in qualche modo conferma il dato, nell’anno solare, di una produzione di oltre 5 milioni e mezzo di bottiglie (leggi qui un articolo). Non poche, soprattutto se consideriamo che nel 2012 le bottiglie rivendicate a marchio Doc Etna erano un terzo. Senza contare che attorno al vulcano c’è anche una piccola parte di vino non a marchio Doc che comunque non può e non deve essere trascurata in un ragionamento complessivo su quanto esprime il territorio.

Fa impressione anche il dato del 2023, il vero annus horribilis del vino, con la peronospora che sull’Etna ha colpito in modo significativo, dimezzando la produzione. E qualche problema c’è stato anche nel 2024, con la siccità che non ha risparmiato un territorio come l’Etna, dove la mancanza di acqua è davvero un fenomeno raro. I numeri, questi numeri, sono un fiore all’occhiello per il consorzio (qui un altro articolo). Che ci auguriamo saprà difendere senza lasciarsi prendere dall’euforia. E fanno il paio con il prezzo delle uve che tiene, nonostante adesso arrivi la fase del consolidamento. Così come le quotazioni dei terreni, che restano considerevolmente alte rispetto a qualsiasi territorio, da Montalcino in giù. Corre voce che a Milo, dove si può produrre l’Etna Superiore, sia davvero difficile trovare un po’ di terra disponibile per piantare un vigneto.

Poi vendere il vino è un’altra cosa, ed è un altro mestiere. Che non tutti sanno fare. Così come stabilire un giusto prezzo per le bottiglie che si trovano in enoteca o al ristorante. Molto spesso si ha l’impressione che bere Etna sia diventato un lusso. E questo potrebbe diventare un problema. Ci si preoccupava qualche anno fa che qualche vino venisse venduto a prezzi troppo bassi, creando un effetto a catena devastante. Oggi c’è anche il problema opposto.