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Consorzio Baraggia Biellese e Vercellese: da vent’anni custode dell’unico riso Dop italiano

03 Marzo 2026
La raccolta del riso Baraggia dop La raccolta del riso Baraggia dop

Per valorizzarne storia, caratteristiche e identità nasce l’evento “Riso d’Autore”, promosso dal Consorzio di Tutela della Dop Riso di Baraggia Biellese e Vercellese, momento di incontro e divulgazione

Da quasi vent’anni rappresenta un’eccellenza unica nel panorama agroalimentare nazionale: il riso di Baraggia Biellese e Vercellese Dop è oggi l’unico riso in Italia a vantare la Denominazione di Origine Protetta europea, simbolo di un legame indissolubile tra prodotto, territorio e tradizione agricola. Per valorizzarne storia, caratteristiche e identità nasce l’evento “Riso d’Autore”, promosso dal Consorzio di Tutela della Dop Riso di Baraggia Biellese e Vercellese, momento di incontro e divulgazione pensato per avvicinare il consumatore finale a una scelta più consapevole, chiarendo le differenze tra le numerose tipologie e varietà di riso presenti sul mercato e spesso fonte di confusione.

Il Consorzio di Tutela della DOP 
Il Consorzio di Tutela della DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese è stato riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali il 15 novembre 2007. La filiera del riso Dop è composta da aziende agricole, riserie e confezionatori che operano nel territorio della Baraggia piemontese, un’area pedemontana rivolta verso il Monte Rosa che si estende per 44 mila ettari tra le province di Biella e Vercelli. Circa la metà di questo territorio è destinato alla coltivazione del riso, con 22 mila ettari di risaia. Sono 28 i comuni compresi nella zona di coltivazione, raccolta e trasformazione del riso di Baraggia DOP: Albano Vercellese, Arborio, Balocco, Brusnengo, Buronzo, Carisio, Casanova Elvo, Castelletto Cervo, Cavaglià, Collobiano, Dorzano, Formigliana, Gattinara, Ghislarengo, Gifflenga, Greggio, Lenta, Massazza, Masserano, Mottalciata, Oldenico, Rovasenda, Roasio, Salussola, San Giacomo Vercellese, Santhià, Villanova Biellese, Villarboit.

Coltivato tra le province di Biella e Vercelli, il Riso di Baraggia nasce in un’area unica dal punto di vista ambientale: suoli di origine glaciale, acque pure e importanti escursioni termiche creano condizioni irripetibili altrove. È proprio questo equilibrio naturale a conferire al chicco caratteristiche distintive di consistenza, tenuta in cottura e capacità di assorbire i sapori. La certificazione DOP garantisce che ogni fase produttiva, dalla coltivazione alla lavorazione, avvenga all’interno dell’area di origine, secondo un disciplinare rigoroso e controllato.

Qualità oltre la quantità
In un mercato orientato ai grandi volumi con un’offerta sempre più ampia e spesso confusa per il consumatore, il Riso di Baraggia DOP punta su un modello opposto: produrre meno ma meglio, con rese controllate, filiera tracciabile e attenzione agronomica finalizzata alla qualità finale del prodotto. Il risultato è un riso particolarmente apprezzato dalla ristorazione e dalla cucina italiana per risotti cremosi e preparazioni ad alta resa gastronomica, grazie a chicchi più consistenti e resistenti alla cottura con elevata capacità di assorbimento dei sapori.

Valore nutrizionale e benessere
Oltre alle qualità gastronomiche, il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP si distingue anche per caratteristiche nutrizionali rilevanti: elevata digeribilità, naturale assenza di glutine, buon equilibrio tra amido e proteine, rilascio graduale di energia grazie alla struttura del chicco, elevata tenuta in cottura che preserva le proprietà organolettiche, un equilibrio nutrizionale che lo rende adatto a un’alimentazione moderna e consapevole.
Le condizioni ambientali e le pratiche agronomiche contribuiscono a preservare l’integrità del chicco e la sua qualità nutrizionale, valorizzando un alimento semplice ma centrale nella dieta mediterranea.

Le varietà di riso Dop
Il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese, prima e unica Dop italiana del riso, è un prodotto dalle caratteristiche qualitative e nutrizionali del tutto particolari. I risi Dop da risotto sono: Carnaroli, dal chicco grande e perlato, considerato il principe dei risotti per la sua tenuta in cottura e l’effetto finale di croccantezza; Arborio, uno dei risi da risotto più conosciuti al mondo con una forma leggermente squadrata, nato in Baraggia nel 1946 proprio ad Arborio, il cui valore aggiunto è l’autenticità della varietà; Baldo, unico riso italiano da risotto cristallino, ovvero senza perla, di dimensioni leggermente inferiori rispetto al Carnaroli; S. Andrea, fiore all’occhiello della Baraggia, che prende il nome dalla storica Abbazia di Vercelli, dove è utilizzato per la preparazione del piatto tipico locale, la panissa.

Gli altri risi della Baraggia sono: Loto, un riso tipo Lungo A che rientra nella denominazione Ribe, dal chicco ovale piuttosto grande; Balilla, uno dei risi italiani più storici dato che il suo nome evoca l’epoca in cui è stato selezionato, il1924, con le caratteristiche di un chicco tondo perlato, di piccole dimensioni e con una bassa tenuta di cottura; Gladio, appartiene alla classe dei risi lunghi B, in gergo chiamati “indica” perché ricordano i risi provenienti dal sud-est asiatico, con un chicco sottile e aghiforme.

La storia del riso di Baraggia
La coltivazione del riso in Baraggia affonda le radici nel lontano 1500: nel 1606 a Salussola il Notaio Carlo di Catulo segnalava l’importanza delle «risere», nel 1609 Giulio Avogadro dei Signori di Vigliano e Valdengo presentò al Duca di Savoia la richiesta di coltivazione del riso nel comune di Balocco. Nel 1730 un decreto Ducale proibì l’ulteriore estensione dei terreni coltivati a risaia nel Basso Biellese, perché avrebbe ridotto le zone riservate al pascolo, di cui il territorio era ricco grazie alla sua naturale conformazione. Il termine “Baraggia” venne utilizzato fin dall’antichità per distinguere quei terreni, compresi tra le province di Biella e Vercelli che, per le specifiche caratteristiche della struttura geologica, si distinguevano dalla brughiera. Questo termine è da sempre stato usato per indicare terreni poco fertili, con esemplari più o meno radi di querce, betulle, carpini, con sottobosco di brugo.

Il territorio si caratterizza per la posizione morfologica, sotto forma di altipiani dove manca quasi del tutto la circolazione idrica superficiale e per la presenza di terreni argillosi, fini e costipati, per nulla fertili. Proprio a causa di queste particolari caratteristiche, che rendevano difficile la conversione del territorio a terreni agricoli, il 16 luglio 1922 il Decreto del Ministero per l’Economia Nazionale definì il comprensorio di Baraggia “territorio di bonifica” da assoggettare a trasformazione economica e sociale di pubblico interesse. Il 9 dicembre 1950, con decreto n. 3862 a firma del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, venne costituito il Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese, ente pubblico economico incaricato di operare su quest’area depressa mediante opere di bonifica e di miglioramento fondiario.

Oltre alla sistemazione e allo spianamento dei terreni ad uso agricolo, il Consorzio realizzò opere infrastrutturali, dalle strade di collegamento all’elettrificazione dei centri rurali. A partire dagli anni Sessanta lavorò incessantemente per la costruzione di tre grandi opere pubbliche, ossia i bacini di accumulo con gli invasi realizzati sui torrenti Ostola a Masserano, Ravasanella a Roasio e Ingagna a Mongrando. Questi tre grandi laghi artificiali forniscono i mezzi irrigui all’agricoltura, garantendo anche durante la stagione estiva e i periodi siccitosi la disponibilità di acqua necessaria ai consorziati del comprensorio di Baraggia per la produzione del riso DOP.

Le caratteristiche morfologiche del terreno, nonché il particolare e sofisticato sistema di irrigazione, con la raccolta delle acque provenienti da Alpi e Prealpi e incanalate direttamente verso i campi, furono i valori aggiunti che contribuirono a destare l’interesse della Comunità Europea verso la Baraggia e del riso prodotto in questo territorio, posizionato nella massima latitudine nord in cui è ancora possibile la risicoltura. Il riconoscimento ufficiale avvenne con il regolamento CE n. 982/2007, con il quale la Commissione delle Comunità Europee approvò la Denominazione di Origine Protetta per il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese. Lo stesso anno venne riconosciuto, con apposito decreto del Mipaaf, il Consorzio di Tutela della DOP “Riso di Baraggia Biellese e Vercellese”, con l’incarico di svolgere le funzioni di tutela, promozione e valorizzazione del primo e unico riso DOP italiano.

Ogni fase del processo produttivo deve essere controllata dalla struttura preposta. L’ente di controllo e certificazione sulla DOP “Riso di Baraggia Biellese e Vercellese” designato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali è l’Ente Nazionale Risi, che ha il compito di verificare che l’origine e le modalità di produzione siano conformi a quanto stabilito dal disciplinare.