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Vino e dintorni

Château d’Yquem conquista il Vinitaly: due trilogie per il racconto di due epoche

17 Aprile 2026
Le bottiglie di Château d'Yquem svuotate dopo la degustazione Le bottiglie di Château d'Yquem svuotate dopo la degustazione

L'incontro, probabilmente uno dei più attesi a Verona, è stato diretto da Lorenzo Pasquini, Ceo della Maison dal 2025, coadiuvato da Stevie Kim

Mai come quest’anno il Vinitaly ha dato una impressione più internazionale del passato e, per celebrare questa sua rinnovata veste, ha proposto molti eventi che riguardavano realtà fuori dal Bel Paese. Uno di questi, forse il più attraente anche emotivamente, è stata la masterclass di Château d’Yquem, uno dei monumenti del panorama enologico mondiale.

A dirigere l’incontro Lorenzo Pasquini Ceo della Maison dal 2025, coadiuvato dalla presenza di Stevie Kim per Vinitaly. Non può sfuggire a nessuno come il ruolo di Pasquini all’interno di una delle maggiori Maison francesi, posta la nostra bandiera tricolore accanto a quella francese. Avevamo incontrato Lorenzo già nel post Wine Paris in quel di Sauterns dove avevamo raccontato la bellezza della proprietà.

La masterclass: due trilogie di vini

Tornando alla masterclass, la sala, una di quelle più capienti del Vinitaly, si è registrato il tutto esaurito solo dopo pochi minuti dal momento che è stato pubblicizzato, a dimostrazione di quanto interesse suscita la Maison. La masterclass ha proposto due trilogie di vini: 2023, 2022 2021 a confronto alle 1990, 1989, 1988. Che ha rappresentato l’evoluzione negli anni di questo nettare divino. L’annata 2023, appena presentata a Parigi, è il  coronamento di tre anni consecutivi di eccellenza, formando la prima trilogia del XXI secolo, un fenomeno raro dopo le leggendarie annate 1988, 1989 e 1990.

Ogni annata getta luce sulle altre, formando un trittico che testimonia il costante impegno di Château d’Yquem nel preservare la propria identità in un mondo in piena trasformazione climatica. Come aveva già dichiarato Pasquini, la vinificazione, a differenza di quel che si può pensare, è  semplice, il vero enologo, è la Botrytis cinerea, l’uva una volta raccolta e depositata in cantina, ha una pressatura soffice, e viene lasciata circa 12 ore per una chiarifica statica in un contenitore, a seguire dopo la fermentazione con lieviti indigeni, viene affinata per 24 mesi in barrique di rovere francese nuove.

Abbiamo anche parlato di come oggi il Sauternes può essere abbinato anche alla cucina ed ai piatti tradizionali, infatti rimanendo “sur place” quello con il foie gras, ed il pollo arrosto, ma anche con cucina orientale a cominciare con l’anatra alla pechinese.  La degustazione delle due triologie ha avuto il seguente ordine:

Château d’Yquem 2023

Incarna l’apice di una trilogia straordinaria. Unisce la freschezza cristallina del 2021 alla potenza solare del 2022, e si distingue per il suo equilibrio compiuto, frutto di un contesto climatico contrastato ma perfettamente gestito, un’annata perfetta, che farà parlare di sé nel futuro. Al naso è puro e denso, con sentori di rabarbaro cotto, fiori di lillà, verbena, note fruttate e agrumate, accompagnati da un accenno di cera d’api. Al palato, pieno e avvolgente, esprime tutta la sua intensità, rivelando note di albicocca, prugna e marmellata di mandarino, cedro e pompelmo bianco

Château d’Yquem 2022

Si distingue per la sua struttura solida e potente. Presenta intense note tostate di pera candita, marmellata d’arancia e confettura di albicocca. Emergono anche profumi di tiglio, frangipani e mughetto. Denso e cremoso, rivela note di cera d’api, caramello e cotognata. La sua tessitura vellutata si prolunga con una sapidità e una lieve amarezza nel finale, caratteristiche tipiche dei vini Yquem.

Château d’Yquem 2021

Colpisce per i suoi aromi freschi di ananas, pera, prugna e mandarino, completati da note di limone candito, arancia e intensi sentori floreali. Al palato è vibrante ed equilibrato, con un attacco fresco, un centro bocca cremoso e una struttura potente che conduce a un finale lungo e armonioso.

Per la vecchia triologia abbiamo voluto contestualizzare le annate con ciò che accadeva nel mondo, mentre nella Maison si vendemmiava.

Château d’Yquem 1990

Scoppia la guerra del Golfo Persico, avviene il delitto di via Poma a Roma ed ancora oggi non risolto, e in Italia si svolgeva il campionato mondiale di calcio, non molto fortunato per noi, ma non certo per Yquem, infatti nel bicchiere presenta un incantevole bouquet aromatico ricco di albicocche, ananas molto maturo, caramello al burro, crème brûlée, marshmallow tostato, spezie, fiori e miele. Al palato, questo vino sontuoso è perfettamente bilanciato tra le sue onde di dolce frutto mielato e la sua vivace acidità.

Château d’Yquem 1989

Qui c’è un duplice ricordo, il primo personale romantico, infatti  proprio nel periodo di quella vendemmia nasceva il mio secondo figlio, e contemporaneamente nel mondo accadeva qualcosa che avrebbe segnato gli anni a venire, la caduta del muro di Berlino. Il vino offre un bouquet complesso e raffinato, con aromi di mela cotogna, albicocca, ananas, mentolo, fiori e tartufo bianco. Al palato è pieno e armonioso, con una struttura pura e vibrante e un’acidità vivace. Il finale è lungo, fragrante ed etereo. Questa annata, ancora giovane, presenta una splendida vivacità con note di marmellata, zafferano e frutti tropicali avvolti nel miele.

Château d’Yquem 1988

In quell’anno Bernardo Bertolucci riceve l’Oscar per la miglior regia de L’ultimo Imperatore, e contemporaneamente George H.W. Bush viene eletto 41º Presidente degli Stati Uniti. La prima annata della grande trilogia 1988-1989-1990 si distingue per la sua freschezza cristallina e la sua purezza. Il naso è intenso, e rivela kumquat, mandarino e marmellata d’arancia, con note più mature di frutta secca come prugne, ribes e fichi dorati essiccati, avvolte in miele di montagna e cera d’api. Al palato, la freschezza è sorprendente, sostenuta da una struttura ariosa. Il centro bocca è setoso e conduce a un finale elegante segnato da una raffinata nota amara.

La degustazione non poteva che concludersi con una standing ovation che ha coronato una masterclass fatta a Verona, che, grazie al racconto di Lorenzo Pasquini e ai sei calici degustati ha portato idealmente a Bordeaux i tanti presenti.