Il vino italiano guarda agli Stati Uniti con crescente preoccupazione. Tra dazi, ricorsi giudiziari e continui cambi di scenario sul fronte commerciale americano, il clima resta segnato dall’incertezza, mentre l’export verso gli Usa continua a rallentare. A lanciare l’allarme è il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi, intervenuto dopo la bocciatura della Corte del Commercio internazionale ai nuovi dazi globali e le ultime dichiarazioni del presidente Donald Trump sull’accordo commerciale siglato a Turnberry.
“In materia di dazi americani, le recenti minacce e bocciature amplificano l’incertezza: per le imprese è un danno che si aggiunge al danno”, ha dichiarato Frescobaldi. “La speranza è poter ridurre, per quanto possibile, l’indeterminatezza attraverso la ratifica dell’accordo di Turnberry, pur sapendo che non ci sarà nulla da festeggiare”.
Secondo Unione italiana vini, i dazi stanno colpendo non solo le esportazioni europee ma anche l’intera filiera commerciale statunitense. A confermarlo è anche la posizione della United States Wine Trade Alliance, che nei giorni scorsi ha parlato di un “danno reale, diffuso e sostenuto” per aziende americane attive lungo tutta la catena del vino, dagli importatori ai ristoratori.
Le ricadute sul mercato sarebbero già evidenti: secondo i dati citati dall’associazione americana, le vendite del settore avrebbero registrato cali compresi tra il 5% e il 15%, con effetti diretti anche sulla ristorazione. I menu dei locali statunitensi, rileva Datassential, mostrano infatti una riduzione del 37% delle etichette di vini bianchi europei e del 26% di quelle rosse.
Sul fronte italiano, i numeri dell’Osservatorio Uiv fotografano una fase particolarmente delicata. Nel 2025 l’export verso gli Stati Uniti ha registrato una flessione del 9,2%, pari a 178 milioni di euro in meno, mentre nell’ultimo semestre dello scorso anno il calo aveva raggiunto il 23%. Anche il primo trimestre 2026 si è chiuso in territorio negativo, con un gap vicino al 20% e una perdita di circa 105 milioni di euro.
Per l’Osservatorio, si tratta del peggior avvio d’anno dal 2022, anche se ad aprile si intravedono i primi segnali di una lieve ripresa delle vendite dopo nove mesi consecutivi in flessione.