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Scenari

Vino, frenata mondiale: continua il calo di consumi, giù export e superficie vitata

14 Maggio 2026
Bottiglie di vino Bottiglie di vino

Il settore vitivinicolo mondiale nel 2025 continua a muoversi dentro una fase di rallentamento strutturale, ma anche di progressivo riequilibrio. È quanto emerge dalla panoramica annuale dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), che fotografa un comparto ancora solido nei valori, ma condizionato da clima, politiche commerciali e trasformazioni nei consumi.

Il primo dato riguarda la domanda: il consumo mondiale di vino è stimato in 208 milioni di ettolitri, in calo del 2,7% rispetto al 2024 e in riduzione di circa il 14% rispetto al 2018. La contrazione è legata a un insieme di fattori che vanno dal cambiamento delle abitudini nei mercati maturi alla pressione economica sui consumatori, fino alla concorrenza di altre bevande e a nuovi stili di consumo, soprattutto nelle fasce più giovani.

A livello geografico, la flessione è guidata da alcuni mercati chiave: Stati Uniti, Francia e Cina. Quest’ultima scende a 4,8 milioni di ettolitri (-13%), mentre gli Stati Uniti restano il primo mercato mondiale ma arretrano a 31,9 milioni. In Europa il consumo complessivo si ferma a 100,6 milioni di ettolitri, circa la metà del totale globale. In controtendenza si muovono invece Paesi come Portogallo, Brasile e Giappone, insieme ad alcune economie dell’Europa centro-orientale.

Sul fronte produttivo, il 2025 segna il terzo anno consecutivo di livelli contenuti. La produzione mondiale si attesta a 227 milioni di ettolitri, in lieve aumento sul 2024 (+0,6%), ma ancora ben al di sotto delle medie storiche. La variabilità climatica continua a incidere in modo significativo: siccità, gelate e piogge irregolari hanno colpito molte aree viticole, con effetti differenziati tra emisfero nord e sud.

Allo stesso tempo, in alcune regioni la riduzione dei volumi è anche una scelta strategica di adattamento al mercato. Il risultato è un sistema produttivo che tende a riallinearsi alla domanda, più che a inseguirne l’espansione. In questo quadro, Brasile, Nuova Zelanda, Sudafrica e Moldavia mostrano segnali di recupero dopo le vendemmie deboli del 2024.

La superficie vitata mondiale continua invece a ridursi per il sesto anno consecutivo, attestandosi a 7,0 milioni di ettari (-0,8%). La contrazione riguarda la maggior parte dei principali Paesi produttori, con l’Europa che mantiene il ruolo centrale a livello globale. La Spagna resta il Paese con la maggiore estensione, seguita da Francia, Cina e Italia.

Il commercio internazionale, pur restando su livelli storicamente elevati rispetto al pre-pandemia, segna una nuova frenata. Nel 2025 le esportazioni mondiali scendono a 94,8 milioni di ettolitri (-4,7%) e il valore cala a 33,8 miliardi di euro (-6,7%). La riduzione è legata alla domanda più debole e all’aumento dell’incertezza commerciale, aggravata dalle politiche tariffarie e dalle tensioni tra aree economiche.

Gli Stati Uniti, primo mercato mondiale per valore delle importazioni, scendono a 5,5 miliardi di euro (-12%), mentre Germania e Regno Unito restano tra i principali importatori ma in rallentamento. Nonostante il calo, il vino esportato rappresenta ancora circa il 46% dei consumi globali, segno di un’elevata internazionalizzazione del settore.

Dal punto di vista dei flussi, il vino in bottiglia continua a dominare gli scambi, seguito dagli spumanti, mentre il vino sfuso mantiene un ruolo rilevante in volume ma marginale in valore.

Tra i principali esportatori, l’Italia si conferma leader mondiale in volume con 21 milioni di ettolitri e seconda per valore con 7,8 miliardi di euro, seguita da Spagna e Francia, che mantiene il primato mondiale per valore con 11,2 miliardi. Sul fronte opposto, la Cina riduce ulteriormente i consumi e alcune aree emergenti non compensano il rallentamento dei mercati tradizionali.

Nel complesso, secondo l’OIV, il 2025 non segna una rottura ma un adattamento progressivo. Il settore si sta infatti riequilibrando dopo anni di shock climatici ed economici: produzione e consumo tendono a convergere, riducendo la pressione sulle scorte, mentre il commercio si contrae ma resta su livelli strutturalmente solidi.

Come sottolinea il direttore generale John Barker, il comparto “ha ormai incorporato le principali variabili di stress degli ultimi anni – clima, economia e tensioni commerciali – e sta reagendo con una maggiore flessibilità. In questo scenario, il vino mondiale non cresce, ma si riorganizza, cercando un nuovo punto di stabilità tra domanda più selettiva e produzione più prudente”.