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Scenari

Il Consorzio Aceto balsamico di Modena Igp: “Più tutela per creare nuove opportunità alla filiera del vino”

16 Luglio 2026
Cesare Mazzetti Cesare Mazzetti

In una fase delicata per il comparto vitivinicolo, alle prese con consumi in rallentamento e con la necessità di individuare nuovi sbocchi produttivi, il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena Igp richiama l’attenzione sul ruolo che la propria filiera svolge già oggi a sostegno del vino italiano. Un contributo che, secondo il Consorzio, potrebbe crescere ulteriormente grazie a una maggiore tutela del prodotto autentico sui mercati internazionali.

L’Aceto Balsamico di Modena Igp viene infatti ottenuto da mosto ricavato da uve da vino che, per essere cotto o concentrato, richiede quantità di materia prima da quattro a cinque volte superiori al proprio peso. A questo si aggiunge l’utilizzo di aceto di vino, prodotto quasi esclusivamente con materia prima italiana.

Secondo le stime del Consorzio, ogni anno la produzione dell’Indicazione Geografica Protetta assorbe oltre 2,5 milioni di quintali di uva da vino e tra 50 e 60 milioni di litri di vino, rappresentando uno sbocco stabile e significativo per il settore vitivinicolo nazionale.

“Si tratta di volumi già molto importanti, destinati a crescere proprio in un momento in cui il comparto è alla ricerca di nuovi mercati – afferma Cesare Mazzetti, presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena Igp -. Per questo stiamo lavorando con cantine e istituzioni, a partire dalla Regione Emilia-Romagna, per definire accordi di filiera che favoriscano un maggiore impiego di vino e mosto italiani, anche in vista della prossima vendemmia, destinandoli sia alla produzione sia all’invecchiamento, quando sussistano le condizioni economiche”.

Secondo il Consorzio, il principale freno allo sviluppo è rappresentato dalla crescente diffusione, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, di prodotti commercializzati come “aceto balsamico” pur non avendo alcun legame con l’Aceto Balsamico di Modena Igp.

In diversi Paesi europei, tra cui Grecia, Spagna, Slovenia, Cipro e Ungheria, normative nazionali consentono infatti l’utilizzo della denominazione anche per prodotti ottenuti con ingredienti e processi completamente differenti, nei quali all’aceto vengono aggiunti mosto, uva passa, succhi di frutta o zucchero. Negli Stati Uniti, inoltre, il termine “balsamic vinegar” continua a essere utilizzato senza una disciplina specifica. Secondo il Consorzio, questa situazione alimenta la confusione tra i consumatori e sottrae quote di mercato al prodotto tutelato dall’Indicazione Geografica Protetta.

Per superare l’attuale frammentazione normativa, il Consorzio sostiene, insieme a Federvini e alla European Vinegar Association (Eva), l’emendamento attualmente all’esame del Parlamento europeo che punta a introdurre una disciplina comune sugli aceti. La proposta prevede che il termine “aceto” sia sempre accompagnato dall’indicazione della materia prima utilizzata oppure dall’eventuale Indicazione Geografica, uniformando la normativa nei diversi Stati membri, rafforzando la tutela delle denominazioni registrate e garantendo maggiore trasparenza ai consumatori.

“Abbiamo bisogno del pieno sostegno del Governo italiano affinché questo emendamento venga approvato in sede europea e, allo stesso tempo, venga rafforzata anche la disciplina nazionale sui condimenti a base di aceto – conclude Mazzetti -. Non si tratta soltanto di difendere una delle principali Indicazioni Geografiche italiane, ma di creare nuove opportunità per l’intera filiera vitivinicola. Eliminando dal mercato i prodotti imitativi, stimiamo che la produzione dell’Aceto Balsamico di Modena Igp potrebbe crescere di almeno il 30%, con un conseguente aumento della domanda di mosto, uve e vino italiani.»