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Scenari

Grano duro, raccolto in flessione del 6%: Puglia leader nazionale. Poi Sicilia, Marche ed Emilia Romagna

10 Luglio 2026
Un campo di grano duro Un campo di grano duro

La produzione italiana di frumento duro nel 2026 dovrebbe attestarsi intorno a 4,1 milioni di tonnellate, con una flessione del 6% rispetto al raccolto 2025, quando erano state prodotte circa 4,36 milioni di tonnellate. Il dato resta comunque superiore del 5,5% alla media degli ultimi cinque anni, secondo le stime diffuse da Italmopa, l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia.

Il calo rispetto allo scorso anno è attribuito soprattutto alla riduzione delle superfici coltivate in alcune aree del Sud e a rese per ettaro inferiori in diversi territori del Centro-Nord. Sul fronte territoriale, la Puglia si conferma il principale bacino produttivo nazionale con oltre un milione di tonnellate, il miglior risultato registrato nell’ultimo decennio. Seguono Sicilia (680 mila tonnellate), Marche (580 mila) ed Emilia-Romagna (420 mila).

Dal punto di vista qualitativo, Italmopa evidenzia un raccolto con buone caratteristiche sanitarie e merceologiche. Positivi, in particolare, i pesi specifici dei chicchi, un parametro che incide sulla resa in macinazione. Meno soddisfacente, invece, la qualità tecnologica, con un contenuto proteico mediamente inferiore rispetto alla campagna 2025.

“L’andamento climatico favorevole registrato nel 2026, dopo la grave siccità che aveva penalizzato i raccolti del 2024 e, in parte, del 2025, ha contribuito al buon esito della campagna”, osservano il presidente di Italmopa Vincenzo Martinelli e la presidente della sezione Molini a frumento duro Clelia Loiudice.

Anche lo scenario internazionale appare nel complesso positivo. Pur con una lieve contrazione prevista nella produzione europea, la disponibilità mondiale di frumento duro potrebbe raggiungere il livello più elevato dal 2016, favorendo una parziale ricostituzione delle scorte globali. Restano però le incognite legate al quadro geopolitico, che potrebbe incidere sia sugli scambi commerciali della materia prima e dei prodotti trasformati sia sull’andamento dei costi energetici e logistici.

Ogni anno l’industria molitoria italiana trasforma oltre 6 milioni di tonnellate di frumento duro in semole destinate prevalentemente alla produzione di pasta, ma anche di pane e altri prodotti, sia per il mercato interno sia per l’export. Un comparto che continua a selezionare le migliori varietà di grano, italiane ed estere, per rispondere alle esigenze dell’industria pastaria e dei consumatori.