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Scenari

Quando Report si occupò di vini: il caso dell’ex autore indicato come modello virtuoso

13 Agosto 2026
Piero Riccardi nel servizio della puntata di Report del 18 febbraio 2024 Piero Riccardi nel servizio della puntata di Report del 18 febbraio 2024

“Tutti contro Report”. È la formula che accompagna in queste settimane le polemiche sulla trasmissione di Rai 3, ma vale la pena ricordare che il programma aveva già fatto discutere duramente il mondo del vino. Le due puntate dedicate al settore, trasmesse tra il 2023 e il 2024, provocarono infatti una forte reazione tra produttori ed enologi e, a distanza di oltre due anni, tornano oggi a far riflettere dopo che il Corriere della Sera, in un articolo firmato da Luciano Ferraro, ha ricostruito alcuni aspetti della vicenda legati a uno dei produttori presentati dalla trasmissione come esempio virtuoso.

Il caso riguarda Piero Riccardi, titolare delle Cantine Riccardi Reale e, in passato, autore e collaboratore di Report. Un elemento che, secondo quanto ricostruito dal quotidiano, non era stato evidenziato nel servizio nel quale Riccardi veniva presentato principalmente nella veste di produttore.

Due puntate che fecero discutere

Il primo servizio, dal titolo Piccoli chimici, puntava l’attenzione sulle pratiche di cantina, sui lieviti industriali e sulle tecniche utilizzate nella produzione del vino. La seconda puntata, andata in onda il 18 febbraio 2024, proseguiva sulla stessa linea, contrapponendo alle pratiche considerate più intensive alcuni produttori presentati come esempi di un approccio diverso alla viticoltura. Il presentatore Sigfrido Ranucci, oggi fortissimamente d’attualità, “aveva calcato la mano – scrive il Corsera -. Non con tutti gli enologi e i vignaioli, però. ‘Esistono anche agricoltori – aveva ammesso Ranucci – che rinunciano all’avidità ancestrale in nome del rispetto della natura’. Quali? Coincidenza: uno dei tre puristi del vino citati nel servizio di Emanuele Bellano era un ex collega di Report, Piero Riccardi, dell’azienda Riccardi Reale”.

Quelle trasmissioni provocarono una reazione molto dura da parte di una parte del settore. Tra le voci critiche c’è quella di Lamberto Frescobaldi, presidente di Marchesi Frescobaldi e dell’Unione Italiana Vini, che al Corriere ricorda: “Ci lanciò fango addosso”.

A riaprire oggi il caso è stato il senatore Giorgio Maria Bergesio, responsabile del settore agricoltura della Lega, che ha sollevato il tema della presenza di Riccardi tra i produttori indicati come virtuosi.

L’ex autore di Report

È questo il punto centrale della vicenda. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Riccardi non era soltanto un produttore intervistato dalla trasmissione: aveva collaborato in passato con Report, firmando numerose inchieste. Lo stesso varrebbe, secondo la ricostruzione del quotidiano, per Lorella Reale, che affianca Riccardi nell’azienda e che aveva a sua volta collaborato a precedenti puntate dedicate al mondo del cibo e della carne.

Da qui la contestazione di Bergesio, che parla di una possibile “commistione” e solleva interrogativi sul rapporto tra attività giornalistica e successiva scelta dei soggetti presentati come modelli all’interno di un’inchiesta. Il senatore contesta in particolare il fatto che, dopo aver raccontato le criticità del settore vitivinicolo, Report abbia scelto proprio l’azienda di un proprio ex autore come esempio di produzione rispettosa dell’ambiente e della qualità.

Il tema dei lieviti e dei vini “tutti uguali”

Nel servizio di Report, Riccardi sosteneva una tesi precisa: l’utilizzo di trattamenti intensivi in vigneto e di lieviti prodotti industrialmente rischierebbe di rendere i vini sempre più omologati. Una posizione che si inseriva perfettamente nel filo conduttore delle puntate, concentrate sul rapporto tra pratiche agricole, tecniche di cantina e identità del vino.

È proprio su questo punto che Frescobaldi torna a criticare il modo in cui venne costruito il servizio. Intervistato due volte, racconta di essersi accorto soltanto dopo la messa in onda di come il materiale fosse stato montato. “Avevano tagliato e cucito le frasi in modo da distorcere il mio pensiero”, sostiene oggi.

Un approccio superficiale

Al di là delle tesi sostenute nei servizi, fu anche l’approccio alla materia a lasciare qualche perplessità. Un esempio, piccolo ma significativo, riguarda il Riesling, uno dei vitigni protagonisti della puntata. Il nome venne pronunciato seguendo la lettura italiana della parola scritta, anziché la pronuncia tedesca.

Un dettaglio che può sembrare marginale, ma che, quando si affronta un mondo tecnico e complesso come quello del vino, contribuisce a dare l’impressione di una conoscenza non sempre approfondita dell’argomento. Una materia fatta di terminologie, tecniche e culture produttive molto specifiche.