Il vitigno Fiano è diffuso in tutto il Sud Italia, ma trova in Campania e in particolare in Irpinia la sua terra d’elezione. Per tutelarne la produzione in questo terroir unico, nel 1978 è nata la Doc Fiano di Avellino, elevata a Docg nel 2003. È prevista dal 2020 anche una versione “riserva”, che a differenza della base, prevede almeno un anno di affinamento dopo la vendemmia. La composizione minerale dei suoli irpini (argilla e calcare in prevalenza con uno strato superficiale di cineriti, lapilli e pomici di origine vulcanica) favorisce lo sviluppo, durante l’affinamento, di caratteristici aromi di pietra focaia e idrocarburi. Queste note complesse ne costituiscono il tratto distintivo, specialmente dopo qualche anno di bottiglia, grazie anche a un’elevata acidità naturale che conferisce al vino una straordinaria propensione all’invecchiamento.
Tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio, sono nate sul mercato nuove etichette provenienti esclusivamente da singola vigna, pensate per esaltare l’eccellenza pedoclimatica di specifici appezzamenti di terreno e valorizzare le sfumature delle diverse sottozone della denominazione. Lapio, Montefredane, Montefalcione, Salza Irpina e Summonte sono facce della stessa medaglia: condividono una identità comune, ma la esprimono con toni differenti. Se Lapio e Montefalcione potrebbero rappresentare il Fiano più emblematico e classico, Montefredane si distingue per un profilo più minerale/salino, mentre Salza Irpina e Summonte offrono rispettivamente un fiano di spiccata acidità e una versione di montagna dove la freschezza è accompagnata da forza e struttura.
In cantina i produttori sono ormai molto attenti nelle pratiche di vinificazione e affinamento, per preservare tutto il ventaglio aromatico del vitigno; volendo semplificare si attengono sostanzialmente a queste tre direttrici:
a) uso dell’acciaio o del legno, molto leggero e mai invasivo;
b) lunga permanenza sulle fecce fini, anche per molti mesi;
c) vinificazione riduttiva, che consiste nell’attuare la fermentazione e affinamento in assenza di ossigeno.
Con una produzione che oscilla dai 2 ai 3 milioni di bottiglie all’anno, il Fiano di Avellino resta una produzione di stampo quasi “artigianale” e fortemente legata alle oscillazioni del clima d’altura irpino.
Le etichette degustate, dall’annata 2015 alla 2025, hanno mostrato un Fiano dalle sfaccettature e dai profili organolettici diversi a seconda dall’invecchiamento. I profumi floreali e di frutta fresca nei vini giovani hanno lasciato spazio, in quelli con qualche anno sulle spalle, ad aromi più complessi, spesso contraddistinti dalla nota tipica di idrocarburo. Nel dettaglio la 2015 e 2020 si sono rivelate annate eccezionali; mentre dopo la problematicità della 2023, che però in taluni casi ha dato ottimi risultati e la normalità della 2024, la 2025 ci ha favorevolmente colpito con vini di buona prospettiva di invecchiamento.
Ecco i nostri migliori assaggi in ordine alfabetico, tutti Fiano di Avellino con tre eccezioni: due Fiano Campania Igt e un Fiano Cilento. Sono fuori dal disciplinare, ma rappresentano al meglio il vitigno in questa parte di terra.
Antonio Caggiano, Fiano di Avellino ris. Vigna Isca 2023 – L’azienda si trova a Taurasi, ma i Caggiano, oltre al rinomato aglianico così strettamente legato a quel territorio, producono un buonissimo Fiano riserva con uve provenienti dalla zona di Lapio. I profumi stratificati sono intensi e tipici quasi di pietra focaia e ricordano la susina e la nocciola in chiusura, appena un ricordo del passaggio in botti piccoli in fase di fermentazione e affinamento. In bocca è fresco e minerale, di grande bevibilità. Il costo in enoteca è sui 29 euro.
Vigna Isca
Colli di Lapio, Fiano di Avellino 2025 – Questo Fiano si contraddistingue per il suo profilo aderente al vitigno e al territorio, con una vinificazione finalizzata a restituire nel bicchiere i caratteri dell’uva. Gli aromi sono fragranti e leggiadri di fiori di tiglio e di erba verde. Il sorso è appagante, lunghissimo, ma estremamente elegante e delicato. Il costo in enoteca è mediamente sui 16 euro.
Colli di Lapio
Di Meo – Impossibile non menzionare due etichette di questa cantina ubicata a Salza Irpina: entrambe si sono distinte per la loro eccellenza, ma con caratteristiche diverse. Il Fiano di Avellino ris. 2015 Alessandra al bicchiere presenta un colore giallo dai riflessi dorati. Ottenuto da uve appena surmature, viene vinificato in acciaio dove affina per ben 8 anni prima dell’imbottigliamento. Il naso è complesso, sontuoso con aromi di frutta esotica (banana e ananas), burro e nocciola. Al palato è grasso e voluminoso, ma la freschezza, per nulla scalfita, rimane esemplare e dinamica. Il Fiano Cuvée 100, prodotto in sole 5000 bottiglie, è invece frutto di un assemblaggio di 10 annate diverse, alla maniera dello champagne, dal 2006 al 2022. È un vino celebrativo uscito in occasione dei 60 anni di Roberto Di Meo e dei 40 anni di fondazione della azienda, da cui il 100 del nome. Molto bello e luminoso il colore dorato, gli aromi stratificati vanno dalle note affumicate a quelle agrumate, fino ad arrivare a sensazioni più vegetali, quasi di erbe aromatiche e resina. In bocca sprigiona tutta la sua mineralità, è un vino tagliente senza compromessi, direi austero. Entrambi di una lunghissima persistenza. Standing ovation. Il costo in enoteca per la riserva Alessandra è sui 65 euro, mentre la Cuvée 100 è solo su richiesta presso l’azienda.
3bCuvée 100
Donnachiara, Fiano di Avellino Esoterico 2025 – L’azienda è nata nel 2005 e produce uve a conduzione biologica. Il vino svolge tutta la vinificazione in acciaio e viene immesso in commercio pochi mesi dopo l’imbottigliamento. Il naso è floreale, molto piacevole e intenso. La bocca è fresca, agile e di grande pulizia stilistica. Il costo in enoteca è mediamente sui 18 euro.
Esoterico
Feudi di San Gregorio, Fiano di Avellino ris. Pietracalda 2024 – Frutto delle migliori uve di Fiano dei diversi vigneti di proprietà, è prodotto in un numero importante di bottiglie. I profumi sono persistenti e vanno dalla pera alla pesca gialla fino a frutti esotici come l’ananas. In bocca ha corpo e buona freschezza. Il prezzo in enoteca è intorno ai 15 euro.
Pietracalda
Guido Marsella, Fiano di Avellino 2023 – Uno dei più importanti produttori della zona di Summonte ha creduto sin dall’inizio della sua attività che il Fiano avesse bisogno di tempi più lunghi di affinamento prima della commercializzazione per far emergere tutta la complessità aromatica del vitigno. Quello di Marsella esce almeno 24 mesi dopo la vendemmia, con 12 mesi sulle fecce: al naso sono distinti aromi di agrumi, mela e miele e primi sentori di affumicato che nella permanenza in bottiglia andranno ad aumentare. Il sorso è importante, di struttura e sostenuto da acidità e lunghezza aromatica. Il costo in enoteca è sui 23 euro.
Marsella
I Favati, Fiano di Avellino Pietramara etichetta bianca ris. 2020 – Il colore è ancora giallo paglierino luminoso senza cedimenti nonostante l’età. Frutto di una vendemmia tardiva e di una lunga permanenza sui lieviti, solo in acciaio, ha un corredo aromatico intenso e persistente con aromi sulfurei, di pietra vulcanica e agrumati. Al palato è teso, pieno di energia e dall’acidità tagliente. Il prezzo in enoteca è intorno ai 33 euro.
Pietramara etichetta bianca
Laura De Vito, Fiano di Avellino Arianiè 2023 – Laura De Vito produce tre Fiano provenienti da altrettante diverse contrade nel comune di Lapio: tre cru quindi espressioni di territori diversi e ognuno con la propria personalità. Vi segnaliamo l’Arianiè dal profilo aromatico variegato che va dal limone alla frutta gialla fino a sensazioni più minerali e solfuree. Il sorso è teso, estremamente dinamico ed elegante. Il costo in enoteca è mediamente sui 26 euro.
Arianiè
Mastroberardino, Fiano di Avellino Stilema ris. 2020 – Questa storica azienda campana a cavallo degli anni 2000 avvia un progetto, appunto “Stilema”, di sperimentazioni su cloni selezionati in vigneti prefillossera e protocolli di lavoro rispettosi della tradizione campana. I vini della linea Stilema (oltre al Fiano vengono prodotti anche un Taurasi e un Greco di Tufo) sono frutto, come da tradizione, di uve raccolte da più vigneti per raggiungere più articolazione e complessità. L’impatto olfattivo del Fiano, con permanenza sulle fecce fini per 24 mesi e malolattica svolta, è impressionante per intensità e qualità degli aromi: polvere da sparo e spezie bianche (pepe e noce moscata affumicata). Il sorso è tipico e di grandissima persistenza con un lungo finale teso e dagli evidenti toni vulcanici. Standing ovation. Il costo in enoteca è mediamente sui 40 euro.
Pietracupa, Cupo 2023 – Sabino Loffredo produce due Fiano, il primo un Docg Fiano di Avellino, il secondo chiamato Cupo, invece come Igt. Ovviamente l’uscita dalla denominazione, come è avvenuto in altri casi in Italia, non vuole essere un declassamento del vino; al contrario il non rispetto delle rigide regole del disciplinare (ad esempio vigneti essere formalmente iscritti allo schedario viticolo o scadenze precise per la certificazione e i contrassegni di stato) è solo un liberarsi da pratiche burocratiche e concentrarsi su quelle vinicole. L’obiettivo è la produzione di un vino di qualità, facendosi guidare in tutte le fasi di produzione dalle annate (sempre diverse) e dalle diverse parcelle dei vitigni. L’annata 2023 ha profumi di pompelmo, mandorla fresca e note solfuree intense e persistenti. Al palato è elegante, fresco e di lunga persistenza. In enoteca il costo è intorno ai 45 euro.
Cupo
Quintodecimo, Fiano di Avellino Exultet 2025 – Prodotto con uve provenienti da un unico vigneto in Lapio, durante la fermentazione ha una breve permanenza in barrique. Il quadro olfattivo spazia dal floreale fino alla frutta bianca, con una leggera nota di nocciola tostata sullo sfondo. In bocca è ampio, armonico e di grande freschezza con richiami di aromi agrumati in chiusura. Il costo in enoteca è mediamente sui 36 euro.
Quintodecimo Exultet
Rocca del Principe, Fiano di Avellino Tognano ris. 2023 – L’azienda, nata recentemente nel 2004, si trova nel comune di Lapio; Tognano è una delle due riserve commercializzate ed è prodotta da uve provenienti dalla vigna omonima. Affinata in acciaio, sosta sulle fecce fini per 10 mesi con una parziale fermentazione malolattica. Al naso emergono erba falciata e delicate note affumicate, mentre la bocca è solida e fresca. Il costo in enoteca è sui 35 euro.
Roccadelprincipe Tognano
Salvatore Molettieri, Fiano di Avellino Apianum 2024 – Vinificato e affinato in acciaio, presenta un naso persistente di profumi floreali di camomilla e fieno, che virano successivamente su cera d’api e miele. Il palato è gustoso, pulito di grande bevibilità. Il costo in enoteca è mediamente sui 18 euro.
Apianum
San Salvatore 1988, Fiano del Cilento 2025 – Anche se non prodotta all’interno della Docg Fiano di Avellino, questa etichetta dell’azienda San Salvatore 1988 ci è sembrata comunque meritevole di essere menzionata in questo elenco. È uno dei Fiano più importanti della regione prodotto da uve biologiche di una vigna posta a 650 metri di altezza. È contraddistinto da un naso fresco di frutti bianchi come pesca e susina dalla lunga persistenza. La bocca ha una bella spalla acida; quasi minerale e molto elegante. Il costo in enoteca è di circa 30 euro.
Terredora, Fiano di Avellino CampoRe ris. 2020 – Proveniente da parcelle selezionate dal vigneto Campore in Lapio, viene fermentato in barrique con successiva sosta sui lieviti. Al bicchiere si presenta con un giallo tendente al dorato, luminoso. Al naso sono evidenti e molto intense le note tipiche del vitigno, polvere da sparo e pietra focaia su tutti, che si fondono con gli aromi tostati del legno di fermentazione. La bocca è affilata e dinamica, dalla lunga persistenza e sapida. Il costo in enoteca è mediamente sui 26 euro.
CampoRe
Vadiaperti, Fiano di Avellino Aipierti 2024 – Prodotto in pochissime bottiglie (2000 circa), ha un colore giallo paglierino, con sfumature dorate, molto bello. L’aspetto olfattivo, interessante, parte con note di frutta matura gialla come il melone per poi virare su note solfuree e minerali. Il sorso è teso, verticale, di spiccata acidità. Un vino dalla grande precisione stilistica che chiude lungo e convincente. Il costo in enoteca è mediamente sui 30 euro.
Aipierti
Villa Diamante, Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2024 – Nel 1998, anno della prima uscita, fu uno dei primi Fiano ad essere prodotto da uve da unica vigna e a puntare sul lungo affinamento sui lieviti. Vinificato e affinato in solo acciaio, il vino si apre su aromi persistenti di frutta, mela e agrumi, per chiudere su note più minerali e gessose. Al palato è fresco e di corpo, mostrando equilibrio e dinamicità. Il costo in enoteca è mediamente sui 40 euro.
Vigna della Congregazione
Villa Raiano, Fiano di Avellino Alimata 2024 – Dall’omonima vigna provengono le uve utilizzate per questo Fiano; vinificato in acciaio, affina sulle fecce fini per ben 12 mesi. Il vino emana aromi gessosi, di frutta bianca (mela e banana) e lievito di birra. Al palato è nitido e preciso e di grande bevibilità. Il costo in enoteca è mediamente sui 22 euro.
Alimata