Firenze per tre giorni diventa una sorta di capitale della gastronomia d’eccellenza. Grazie a Taste, l’evento ideato da Davide Paolini e organizzato da Pitti Immagine e apre i battenti sabato 7 febbraio fino a lunedì 9 febbraio. Circa 800 espositori, piccole aziende d’eccellenza, trovano nel capoluogo toscano un passerella ideale per incentivare il proprio business e farsi conoscere da buyer e appassionati, quelli che Paolini definisce “i golosi d’Italia”. Con lui parliamo di Taste e di quello che oggi rappresenta questo evento unico nel suo genere.
Come nasce Taste?
“Vent’anni fa in giro per l’Italia ad occuparmi di prodotti autoctoni, mi venne l’idea di presentare il progetto alla casa di moda Pitti per la quale avevo lavorato un breve periodo. Nessuno voleva crederci all’inizio, ricordo di aver chiamato io uno per uno i primi 150 espositori. Oggi siamo all’edizione 19 e con un numero di espositori che da 150 è passato a 800 e con 500 aziende in lista d’attesa che vorrebbero venire a Taste”.
Oggi sei sempre il direttore artistico di Taste?
“Mi occupo della selezione dei produttori e organizzo tutti gli eventi collaterali. Inoltre, sono un consulente a tempo pieno dell’evento”.
Il filo conduttore di Taste qual è?
“Cercare quello che non ha esposizione in Italia, ossia dare importante visibilità a quei produttori che diversamente non arriverebbero al mercato. Produttori che non hanno le potenzialità per partecipare a manifestazioni anche costose”.
Secondo te, piccolo è sempre buono?
“Direi quasi sempre. Piccolo è sempre buono anzi piccolo è talmente buono che ad esempio i primi 150 espositori che hanno partecipato all’iniziativa, quando nacque 20 anni fa, oggi sono
aziende solide. Le ho viste crescere insommal.
Di quei primi 150 espositori, ce ne sono ancora alcuni che vengono a Taste?
“Sì, circa il 60/70%”.
Quali sono i requisiti per far parte di Taste?
“Innanzitutto quello di avere un prodotto di qualità da proporre, poi quello di non superare certe soglie di fatturato pensate ad hoc per ogni categoria. Molti vengono ogni anno, e riceviamo molte altre richieste di grosse aziende che vorrebbero partecipare ma che non possono. Ormai, l’idea iniziale di esposizione di nicchia si è allargata a livello globale. Ad esempio, l’importatore straniero che viene in Italia a cercare il meglio dell’agroalimentare. Invece di girare giorni e giorni viene a Taste e trova prodotti buonissimi e uno spaccato completo dell’Italia a tavola più buona”.
I costi di partecipazione variano da azienda ad azienda?
“Ci sono due categorie di spazi, quella più costosa si aggira sui 3.000 euro. Ma a parte un poco l’ampiezza il layout è uguale per tutti”.
Qualche numero dello scorso anno, visitatori e buyer…
“I buyer lo scorso anno erano circa mille, 6 mila i visitatori. Posso dire che oggi Taste è più B2B che B2C. Sono numeri che puntiamo a confermare anche quest’anno”.
Credi che questo pezzo di agroalimentare italiano goda di ottima salute oppure sia spaventato da vari fattori quali dazi, calo dei consumi e meno ricchezza?
“Si tratta di un comparto di nicchia che non risente dei dazi, ad esempio. Tuttavia, c’è meno potere di acquisto dal supermercato al ristorante: ecco che così il prodotto di qualità resta di nicchia. Tuttavia nonostante il periodo non vedo un futuro nebuloso, serve stare attenti ai costi e allo spreco ma in generale i produttori restano ottimisti”.
Questo comparto fa il paio col fine dining?
“No, fa il paio con dove vanno i buongustai. Sono loro il vero target di riferimento. E ce ne sono tantissimi che pur di acquistare qualcosa di buono, qualcosa di speciale sono disposti a percorrere chilometri e chilometri e a spendere un po’ di più”.
Pensi che per un giovane questo comparto di nicchia possa rappresentare un’opportunità di lavoro e di sviluppo?
“Io vedo tanti giovani a Taste, manager o ragazzi che ancora non avevano una strada precisa in testa e che poi hanno deciso di investire sulla propria terra. Grazie all’agroalimentare d’eccellenza”.