Siamo online da



ULTIMI COMMENTI

LE RICETTE PIU' LETTE

I VIDEO PIU' VISTI

AREA RISERVATA

cronache di gusto

Direzione, redazione
ed amministrazione:
Via Giuseppe Alessi, 44
(ex via Autonomia Siciliana)
90143 Palermo
Tel. +39 091 336915
Cronache di Gusto
autorizzazione
del tribunale di Palermo
numero 9 del 26-04-07

Cronache di Gusto
è iscritta al Roc
(Registro degli Operatori
di Comunicazione)
col numero 32897

Editoriale De Gustibus Italia
P.IVA 05540860821

Fabrizio Carrera
direttore responsabile

Coordinamento:
Giorgio Vaiana

Web & Digital design
Floriana Pintacuda

Collaboratori
Andrea Busalacchi
Andrea Camaschella
Marina V. Carrera
Sofia Catalano
Roberto Chifari
Lorella Di Giovanni

Maria Giulia Franco
Annalucia Galeone
Cristina Gambarini
Federica Genovese
Costanza Gravina
Clarissa Iraci

Francesca Landolina
Federico Latteri
Bianca Mazzinghi
Clara Minissale
Fiammetta Parodi
Geraldine Pedrotti
Stefania Petrotta
Michele Pizzillo
Fabiola Pulieri
Enzo Raneri
Mauro Ricci
Marco Sciarrini
Maristella Vita
Manuela Zanni

Concessionaria
per la pubblicità
Publisette
Via Catania, 14
90141 Palermo
tel 0917302750
info@publisette.it

COOKIE POLICY
PRIVACY POLICY
INFORMATIVA PRIVACY

Pubblicato in Il caso il 06 Ottobre 2014
di Redazione

L'attesa è stata rispettata. Milena Gabanelli non si smentisce e ieri sera ha firmato una bella pagina di giornalismo. Il tema era la pizza.

Nulla di nuovo per chi conosce bene il mondo del cibo. Non è difficile sapere che l'80 per cento (temiamo anche il 90) delle pizze è immangiabile. Ma c'è un'esigua minoranza che non solo resiste ma tira fuori pizze di alta qualità a prova di inchieste come quelle di Report. 

Che pizza mangiamo? Come viene cotta? Quali ingredienti? La partenza è bruciante e il servizio di Bernardo Iovine ci fa vedere le pizze annerite nelle basi dai forni poco puliti. Dischi di farina bruciacchiati, scope sporche di acqua nera dopo un solo passaggio sul forno e gli esperti che parlano della nocività, della presenza di idrocarburi, qualcuno si spinge oltre. "È come mangiare la pizza stando dietro un camion col motore acceso". Sintetizzando: i forni a legna e la farina depositata dalle pizze stesse sviluppano fuliggine. Che finisce sulla pizza cotta. Ed è alta la nocività. 

Ma la disamina è penetrante, va oltre. Come per i cartoni utilizzati per l'asporto. La Gabanelli è tranchant. Solo il cartone che resta bianco dopo averlo un po' scorticato è l'unico buono per il trasporto delle pizze. Guardate d'ora in poi se il colore del cartone è marrone o grigio. Questi due colori non vanno bene. Li comprano perchè costano meno. E denunciate quelli che li usano. 

Lo scenario delle pizze surgelate vendute nei locali turistici a Venezia è devastante. Di pizza verace neanche l'ombra. Ma sono vendute come pizza. Si chiamano pizze. E nessuno dice nulla. Poi tocca alle farine, la doppio zero, quella più utilizzata è condannata senza appello. Quelle di qualità, quelle buone sono usate solo da un groppuscolo di pizzaioli coraggiosi che bada alla qualità. L'altra accusa riguarda l'olio. Tutti nel servizio televisivo, quelli intervistati almeno, ammettono di usare olio di girasole.
"È più leggero", la risposta di tutti più o meno. Ma è falso. Solo l'olio extravergine di oliva garantisce qualità alla pizza e rende tutto anche salutistico. Ma non lo usano perchè costa caro. La mozzarella, poi, arriva dalla Germania, la salsa di pomodoro viene arricchita con il concentrato che giunge dalla Cina.

È tutta una gara a spendere poco per fare la pizza. La qualità non esiste, i consumatori non sanno quello che mangiano. La pizza-killer (perchè non si puó definire in altro modo una pizza che mette a repentaglio la nostra salute) è geograficamente trasversale: da Napoli a Milano, da Firenze a Venezia. E fa rabbia vedere che in realtà a fare una pizza buona con ingredienti di qualità si spenderebbero 50 centesimi, forse un euro, in più. Soldi che chiunque sarebbe disposto a spendere per mangiare sano e per mangiare bene. Ma la superficialità e la voglia di strafare senza nessun riguardo è più forte.

Questa è l'Italia. E questo è il modo di difendere uno dei nostri simboli più famosi del mondo. Nel servizio spuntano qui e là alcuni pizzaioli bravi che sanno come fare pizze buone e che si rivolgono con rispetto ai propri clienti. E per i gourmet, per chi è attento a ciò che mangia, è solo una piacevole conferma. Chi ci mette la testa in ciò che mangia sa come difendersi. E sa riconoscere le pizze buone e i pizzaioli onesti. Se c'è una critica da muovere al team della Gabanelli riguarda gli intervistati. I pizzaioli di qualità parlano poco. Per esempio a un certo punto fa capolino Gabriele Bonci, forse il più bravo interprete della pizza a taglio in Italia. A lasciarlo parlare avremmo saputo di più e avremmo scoperto che esiste un rovescio della medaglia. L'augurio tuttavia è che da oggi un bel po' di italiani decidano di ribellarsi. E lasciare vuoti quei locali che sfornano pizze-killer.

La pizza buona c'é. Esiste. E non è difficile riconoscerla. Peccato però che in quest'Italia in declino ci siano troppi furbi e imbroglioni desiderosi di scorciatoie. Anche per una Margherita di pochi euro.

F.C.


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

FLASH NEWS

LE RICETTE DEGLI CHEF

Gennaro Esposito

Torre del Saracino

Vico Equense (Na)

4) Crema catalana al cedro e liquirizia, fonduta di provolone del Monaco e noci

SITI AMICI
WINE POWER LIST 2019
GUIDA AI VINI DELL'ETNA

LE GRANDI VERTICALI

Copyright © 2007-2020 cronachedigusto.it. Tutti i diritti riservati. Powered by Visioni©
La riproduzione totale o parziale di tutti i contenuti, testi, foto e video, in qualunque forma, su qualsiasi supporto e con qualunque mezzo è proibita.

Search