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Pubblicato in La degustazione il 17 Aprile2019


(Matteo Ascheri, Federico Latteri e Antonio Benanti)

di Francesca Landolina, Linguaglossa (Ct)

Diciassette vini a confronto: Etna Rosso e Barolo. Annata 2014. Una degustazione, alla cieca, che ha messo in difficoltà gli stessi produttori e una platea di addetti al settore, riservando lo stupore delle sorprese. 

Si può sintetizzare così la masterclass che si è tenuta a Villa Neri, a Linguaglossa, organizzata da Cronache di Gusto, condotta da Federico Latteri, con la partecipazione dei presidenti dei rispettivi consorzi di tutela, Antonio Benanti per l’Etna, e Matteo Ascheri per il Barolo. La degustazione inizia alle ore 18 e il “gioco” sembra mettere in serie difficoltà il pubblico di esperti e addetti ai lavori, per le tante somiglianze riscontrate. Le similitudini iniziano infatti dal colore, granato (più o meno scarico). Solo in pochissimi casi, tra i campioni, in cui si osserva un colore con lievi riflessi rubino. Le due tipologie mostrano un comune profilo aromatico e gustativo, volto all’eleganza. Una struttura mai eccessiva; freschezza e tannini robusti, forse più nei Barolo, ma sempre evidenti. Quanto allo spettro aromatico, per i Barolo emerge una tendenza più spiccata al floreale, con note di fiori secchi, mentre per l’Etna il floreale è più presente nei vini di contrade a più alte altitudini; per gli altri casi, in generale, i sentori tendono ai frutti rossi, ciliegia, mora, frutti di bosco. Un carattere più minerale per l’Etna, più evidente al naso.

Nel complesso, un confronto davvero difficile per una ragione in particolare: l’annata. La 2014 infatti presenta caratteristiche diverse per i due territori e avvicina le due tipologie ancora di più. Sull’Etna, è un’annata caratterizzata dalla carica aromatica e dalla maturità di frutto, che cresce nei vini provenienti da contrade più basse. Di contro, per quel che riguarda il Barolo, la 2014 si manifesta come un’annata problematica con un clima rigido e una notevole piovosità che ha reso i vini più esili e i tannini meno robusti del solito. Fattori questi che hanno reso ancora più difficile la distinzione dei vini in degustazione, ancor di più quando gli Etna, nei calici, provenivano da contrade poste ad una maggiore altitudine.

Tanta sorpresa, dunque, in sala. Increduli gli stessi produttori e gli addetti ai lavori per gli “errori” commessi. Divertente la sfida, nel tentare di indovinare. Entusiasmante per tutti i partecipanti il confronto delle due tipologie di vini, capaci di regalare in ogni caso tanta eleganza. A riconoscerlo, lo stesso presidente piemontese, Matteo Ascheri: “Sono davvero sorpreso delle tante le similitudini, ma è innegabile che ci siano: lavoriamo con vitigni autoctoni, con il concetto del monovitigno in zone determinate delle nostre regioni; i vini hanno, dal punto di vista stilistico, molte somiglianze. Ci sono connessioni tra i due territori. E tra queste, il fatto che a produrre grandi vini siano piccole aziende, per lo più familiari. Le interpretazioni sono personali ma sempre riconoscibili, perché a parlare è sempre il territorio. La riconoscibilità è il nostro punto di forza e nasce dall’intreccio di tre fattori: territorio, vitigni e personalità del produttore”.

Entusiasta anche il presidente del consorzio Etna Doc, Antonio Benanti: “Per noi questo confronto è un momento di crescita. Se c’è una grande differenza è senz’altro il percorso che c’è ancora da fare, sull’Etna. Da più di 20 anni abbiamo imboccato la strada che porta alla qualità dei grandi vini, con uno stile improntato all’eleganza. Abbiamo un forte potenziale, ma c’è ancora tanto da scoprire sulla longevità dei vini etnei. Mentre resta da rendere oggettiva la differenza tra le varie zone dell’Etna. Oggi, si parla tanto di Etna, si parla anche di vini alla moda ma siamo consapevoli del fatto che il vino dell’Etna non è solo un vino di moda. Speriamo invece che diventi un grande classico. In questo momento, tutti noi, abbiamo, più che mai, la serenità della consapevolezza, la frenesia di fare, ma pure la certezza di poter fare ancora tanto”.

I vini degustati

BAROLO

  • Barolo Serra – Giovanni Rosso
  • Barolo – Cascina Fontana
  • Barolo Rocche Rivera – Figli Luigi Oddero
  • Barolo – Borgogno
  • Barolo – Ascheri
  • Barolo Bussia – Giacomo Fenocchio
  • Barolo Ravera – Vietti
  • Barolo Cannubi – Marchesi di Barolo

ETNA

  • Etna Rosso Arcuria – Graci
  • Etna Rosso Vico – Tenute Bosco
  • Etna Rosso Guardiola – Alta Mora-Cusumano 
  • Etna Rosso Archineri – Pietradolce
  • Etna Rosso Passorosso – Passopisciaro
  • Etna Rosso Feudo di Mezzo – Cottanera
  • Etna Rosso Riserva – Tornatore
  • Etna Rosso Nero di Sei – Palmento Costanzo
  • Etna Rosso San Lorenzo – Girolamo Russo

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