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Pubblicato in L'intervista il 31 Luglio 2018
di C.d.G.


(Willi Klinger)

Dalla vendemmia che sta per iniziare fino all'export, passando per i territori-simbolo. Con una "puntatina" anche all'Italia. 

Una lunga chiacchierata con Willi Klinger, direttore dell'Austrian Wine Marketing Board. Lui, viennese, ex attore di teatro, una persona poliedrica e brillante, ha cambiato la sua vita proprio per il mondo del vino. Anche in Austria, quella dello scorso anno è stata un'annata difficile, per via del clima caldo e secco: "I bianchi sono abbastanza ricchi, con un’acidità bassa, anche se ci sono alcuni Riesling e Veltliner di primo ordine, specialmente da vigneti a terrazze irrigate. In Stiria, al confine con la Slovenia, dove il gelo tardivo aveva distrutto fino all'80% del raccolto nel 2016, le pioggie nel 2017 sono state più regolari. Per questo i classici Sauvignon, Pinot Blanc e Chardonnay (Morillon) sono di ottima qualità. I rossi, invece, sono ricchi, pieni ed eccellenti".

Ma per i vini austriaci, questo aumento di clima è un fattore positivo. E il motivo lo spiega lo stesso Klinger: "Le temperature sono aumentate in media di circa 2 gradi. Fino a qualche anno fa poteva accadere che le uve non arrivavano completamente. Episodi che avvenivano ogni 2-3 anni in ogni decennio (le statistiche iniziano nel 1980). Oggi, invece, le vendemmie sono più regolari, la qualità dei bianchi più stabile, i rossi più interessanti. Ma, nonostante ciò, l’Austria rimane una zona dal clima fresco, anche se adesso le uve maturano perfettamente".

Una zona, quella austriaca, che mantiene il suo carattere di artigianalità: "Non esiste l’industria del vino qui in Austria - spiega Klinger - Il vino austriaco è fortemente artigianale, caratterizzato dalle cantine a gestione familiare, adesso spesso arrivati alla terza generazione. I nonni erano contadini di agricoltura mista; i padri avevano già la formazione sul livello nazionale; i figli, tra di loro anche molte donne, hanno l’orizzonte internazionale, pur rispettando più della generazione di prima, l’ambiente, il territorio e uno stile autentico".

Un'Austria che meriterebbe di essere conosciuta dal punto di vista enologico, perché, come dice Klinger, ci sono zone davvero interessanti. Un esempio? "Penso al Danubio (Wachau, Kremstal, Kamptal…) per Riesling e Veltliner, il Lago Neusiedlersee nel Burgenland per i rossi e i vini dolci e le colline della Stiria al confine Sloveno per i Sauvignon, Pinot Blanc e Chardonnay aromatici".

Dall'Austria, l'Italia si "vede" e si "beve". "L'Italia del vino è più vasta e diversificata di ogni altro paese al mondo - dice Klinger - Ho iniziato la conoscenza del vostro paese, come tutti i nordici, dalla Toscana, ma poi è venuto il Piemonte che mi sta particolarmente a cuore per molte ragioni (amicizie, esperienze lavorative, ma prima di tutto per i vini e la cucina – questo vale anche per tutto il nord). Ma ultimamente mi entusiasma anche il Sud, specialmente l’Etna, che mi ha fatto conoscere il mio vecchio amico Marco de Grazia".

G.V.


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