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L'intervista

Sprecometro, l’app per ridurre lo spreco alimentare: “Educhiamo i più giovani al rispetto del cibo”

08 Febbraio 2024
Andrea Segrè - professore di Politica agraria internazionale e comparata all'Università di Bologna Andrea Segrè - professore di Politica agraria internazionale e comparata all'Università di Bologna

Il contrasto allo spreco è sempre più un tema di lavoro, soprattutto quello domestico. Nel 2013 in Italia è stato creato un osservatorio, Waste Watcher International, spostato poi su base internazionale in seguito alla decisione dell’Onu di dedicare una giornata mondiale. Ne fa parte Andrea Segrè, agronomo ed economista, professore di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna. Da qui nasce l’idea dello Sprecometro. 

“I comportamenti – dice Segrè – vengono studiati attraverso l’indagine di campioni rappresentativi della popolazione da cui emergono dati interessanti, come lo spreco pro-capite. In Italia, secondo l’ultima rilevazione di settembre è 495 gr pro-capite al giorno”. 

L’idea dello Sprecometro nasce per capire come coinvolgere le persone e come farle diventare sensibili al tema dello spreco domestico. È stata così pensata un’applicazione, in grado di identificare quanto spreco e che impatto ha sul portafoglio del singolo, idrico e carbonico. 

L’app dà anche la possibilità di vedere contenuti in base al tipo di utente, volti a ridurre lo spreco. “Si può fare da soli – dice Segrè – ma sono stati coinvolti anche gruppi attivi di italiani che si trovano anche all’estero (scuole, associazioni e famiglie) che, attraverso un lavoro collettivo, portano alla riduzione dello spreco”.  

Oggi i numeri sono importanti: a febbraio l’app (nata un anno fa) è scaricata da 10.700 utenti italiani sia in Italia che all’estero. Gli utenti possono fare delle sfide in quanto l’app misura i progressi, cioè di quanto diminuisce lo spreco nel corso del tempo. 

“Il primo gruppo – continua il professore – è stato misurato per 9 mesi. Lo Sprecometro mostra un punteggio a tutti gli utenti. Il primo classificato viene premiato vincendo un carrello di ottimi prodotti alimentari da donare all’ente caritatevole del territorio”. 

In Italia sono intanto partiti diversi gruppi, come quello di Bologna, Bergamo e Napoli. Ogni utente è registrato con un “nickname” o un numero in modo che nessuno possa attribuire un volto alla quantità di spreco. 

Lo spreco domestico

“Il 70% di ciò che si getta via è nelle nostre case ed è considerato spreco domestico; il resto (30% del totale) si gioca nei campi, nell’industria, nella grande distribuzione, nel consumo extradomestico. Proprio perché il 70% è a casa nostra, nasce la campagna e la giornata nazionale di prevenzione”. 

"Last minute market" e la grande distribuzione

Il progetto, iniziato con l’università di Bologna con il “Last Minute Market”, è stato molto apprezzato: l’obiettivo era il recupero a fini caritativi nella grande distribuzione. “Con il nostro intervento all’interno del supermercato con i progetti di recupero – racconta Segrè – hanno finalmente capito dove sbagliano e le ragioni. Infatti, con il tempo il sistema della distribuzione è diventato molto più efficiente e adesso la percentuale sprecata si è molto ridotta”.

In generale, i cibi più sprecati a livello domestico sono frutta, verdura, pane e latte. Ma cosa bisogna fare per sensibilizzare ancora di più sul tema? “Educazione alimentare nelle scuole, a partire dalle materne e considerando anche le famiglie e non solo alunni. Nella sezione dei contenuti dell’app stiamo scrivendo un mini-libro sull’educazione alimentare in cui sono spiegate le ragioni per cui si spreca. Ogni settimana vengono caricati nuovi contenuti”. 

Come prevenire il problema

Il problema dello spreco alimentare esiste da sempre ma nessuno ne parlava. “Nel ’98/’99 – racconta ancora Segrè – ho studiato la disposizione delle merci nei supermercati: c’erano 30000 referenze, cioè prodotti in vendita negli scaffali. Ho chiesto da dove arrivassero tutti questi prodotti e mi hanno portato dietro le quinte dove non si arriva mai con il carrello e ho potuto vedere una montagna di alimenti che venivano buttati via perché nessuno li avrebbe acquistati o perché non era più possibile venderli”.  Nasce da qui l’iniziativa del Last Minute Market e del progetto di recupero. 

L’Italia, rispetto al resto dell’Europa, si posizione nella media. Secondo le rilevazioni a livello internazionale il nostro Paese è meno sprecone di altri. Francia e Germania sono un po’ più alti dell’Italia. Paesi come gli Stati Uniti sprecano 3 volte tanto perché spreco significa anche mangiare male con un impatto negativo sulla salute con problemi come obesità e sovrappeso. 

L’educazione alimentare resta in ogni caso secondo il professore uno dei temi più importanti da affrontare anche a livello europeo. “A scuola non devono dire dove comprare il cibo, ma devono far capire il valore del cibo, che c’è qualcuno che lo produce e che ha un impatto sull’ambiente e sulle persone. Così come mangiare ha impatto sulla salute. Tra l’altro proprio a scuola, nelle mense scolastiche, è dove si spreca di più”.