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Pubblicato in L'intervista il 13 Agosto 2012
di Redazione

L’uomo diventa ciò che sogna. Così è stato per Andrea Pedrani (nella foto con la moglie Federica).

Viveva e lavorava a Milano. Oggi insieme alla moglie Federica è diventato il primo vignaiolo di Panarea. Erano gli anni ’50: il padre di Andrea in vacanza nella piccola isola rimase folgorato dalla sua struggente bellezza e si appassionò subito a quel mondo magico di luce mediterranea che sa di infinito. Inevitabile, quindi, l’acquisto di una casa in cima ad una collina che guarda Stromboli. Qualche anno fa nel mezzo ettaro di terreno che circonda l’abitazione Andrea e Federica hanno deciso di impiantare la Malvasia dando vita ad un progetto che prevede un’idea molto originale e la consulenza di Nino Caravaglio che riceve le uve a Salina.

“Vorremmo vinificare tutta l’uva in giare di terracotta” afferma Caravaglio “dove le uve fermentano con le bucce. La terracotta permette di far passare dell’ossigeno consentendo al processo di fermentazione di raggiungere un valore ottimale. Ho deciso di affiancare Andrea e Federica in questo progetto per realizzare un vigneto in un’isola dove non c’era più traccia di vite, soltanto una grande vocazione turistica”.  
 
La Malvasia secca in purezza prodotta a Panarea è arrivata a Milano nei due locali più fashion della città: il Gold e il Martini di proprietà degli stilisti Dolce e Gabbana, assidui frequentatori dell’isola, che hanno degustato e apprezzato il prezioso nettare dal colore ambrato. State pensando ad una sofisticata rete di marketing? La distribuzione è affidata soltanto alla iniziativa personale dei due milanesi giovani e innamorati: nessun sito internet aziendale e nessun aiuto nemmeno da Facebook o Twitter.

La sensazione è che ci si conceda il tempo e la dedizione necessaria per superare il prossimo step. Intanto arrivano i primi risultati: 1212 bottiglie prodotte (ma sperano di arrivare a 1500) e vendute nel giro di pochi mesi (al prezzo di 16 euro nelle enoteche) e ancora un importante riconoscimento ottenuto al Vinitaly nella categoria Viticultori Arditi. Perché/ riescono a produrre un vino di qualità nonostante le difficoltà.

Andrea, il vostro è un progetto molto ambizioso. Esisteva già una tradizione vitivinicola nell’isola?
“Nell’isola di Panarea a causa della filossera (che nel 1889 aveva distrutto vitigni di mezza Europa) nessuno produceva più vino: successivamente qualcuno decise di impiantare qualche vitigno e di produrre vino ma soltanto per un uso domestico. Oggi tutti gli isolani hanno accolto con orgoglio ed entusiasmo il nostro sogno che si realizza dopo anni di intenso lavoro. La nostra malvasia si chiama Insolita proprio perché rispecchia questa nostra straordinaria avventura. Noi pensiamo di fare sempre meglio e di rivolgerci ad un cliente attento che riconosce la potenzialità dei dettagli del nostro prodotto”.

Con quali tipi di difficoltà vi scontrate ogni giorno?
“La battaglia più grande è quella di dover difendere il vigneto dagli animali, dagli uccelli: ci siamo attrezzati con l’aiuto di spaventapasseri che funzionano benissimo. Nel nostro lavoro non adoperiamo nessun mezzo meccanico: durante la vendemmia, le cassette di uva vengono portate a mano fino alla strada principale dell’isola. Da quest’anno abbiamo deciso di prendere dei muli per rendere il lavoro più facile.  Pensiamo di iniziare la nostra seconda vendemmia a fine mese: con questo caldo le uve sono perfette e soprattutto sane”.

Cosa vuole dire ai giovani che intendono cimentarsi in un progetto come il vostro?
Per realizzare un progetto come questo è necessario una grande passione e una dedizione totale per quello che si fa. E una grande dose di entusiasmo che è poi il sale della vita!”.   

Rosa Russo


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