Raccontare la Sicilia attraverso la cucina significa entrare in uno dei suoi archivi più profondi, dove sapori e tradizioni domestiche custodiscono una stratificazione culturale viva, sedimentata nei secoli e ancora capace di parlare di memoria, identità e immaginario collettivo. È da questa consapevolezza che nasce il Ricettario siciliano, pubblicato da Giulio Perrone Editore e ideato, curato e coordinato da Marilena La Rosa, un volume che trasforma il cibo in materia narrativa e in strumento di ricostruzione culturale, mostrando come una ricetta possa raccontare una civiltà con la stessa efficacia di una pagina di storia.
L’idea alla base del progetto, che potrebbe sembrare semplice a una prima lettura, rivela in realtà una struttura concettuale più complessa, poiché non si limita a raccogliere preparazioni tradizionali ma mira a restituire il valore del cibo come forma di racconto. In questa prospettiva, Marilena La Rosa costruisce una vera mappa della memoria gastronomica siciliana coinvolgendo oltre trenta autori eterogenei per sensibilità e scrittura, ciascuno chiamato ad affrontare una ricetta come punto di partenza per una narrazione personale. Ne deriva un dialogo continuo tra gesto culinario e racconto, all’interno del quale il piatto smette di essere un elemento decorativo per diventare una chiave interpretativa della realtà.
La prefazione del volume orienta il lettore verso questa dimensione più ampia, interpretando la cucina siciliana come esito di una lunga stratificazione storica nella quale confluiscono culture diverse. Greci, romani, arabi, normanni e spagnoli hanno lasciato tracce che sopravvivono nei profumi, nei rituali domestici e nella grammatica dei sapori, cosicché cucinare diventa un gesto che rinnova una memoria collettiva capace di attraversare generazioni e territori. In questa prospettiva, il cibo si configura come un archivio vivente, un linguaggio attraverso cui la Sicilia continua a raccontarsi mentre rinnova se stessa.
Questo impianto teorico prende forma concreta nei racconti, dove la varietà delle voci costituisce uno dei punti di maggiore interesse del libro, poiché le scritture si muovono tra registri differenti senza perdere coerenza interna. Accanto a narrazioni intime che riportano alla cucina familiare convivono racconti attraversati da tensioni quasi investigative, rievocazioni storiche e momenti di intensa memoria personale, in un equilibrio che evita la frammentazione e restituisce invece la pluralità culturale siciliana come valore strutturale.
Alcuni piatti emergono come veri centri narrativi, diventando nodi simbolici attorno ai quali si organizzano le storie. La lumera di Noto si inserisce in una trama dal respiro giallo che ne fa un segno di appartenenza territoriale, mentre i babbaluci palermitani evocano ritualità collettive e memorie d’infanzia nelle quali festa e sopravvivenza si intrecciano. Le melanzanine imbottite raccontano la cucina come luogo di trasmissione del sapere domestico, fondato su gesti ripetuti e condivisi, e nei carciofi ripieni si riflette una lentezza operativa che diventa metafora di cura. La scacciata, con la sua struttura stratificata, restituisce infine l’idea del cibo come conforto e ricomposizione emotiva.
Attraverso queste storie prende forma una vera geografia gastronomica dell’isola, nella quale Palermo, Acireale, Catania, Messina, Siracusa e le aree ragusana e trapanese emergono come universi distinti, ciascuno dotato di una propria grammatica del gusto. Il libro insiste su questa ricchezza evitando ogni tentazione folkloristica, poiché la Sicilia appare come un laboratorio multietnico di sapori, risultato di secoli di incontri e trasformazioni che continuano a vivere nella quotidianità.
Uno degli aspetti più riusciti del volume risiede proprio nel dialogo tra racconto e ricetta, dal momento che le preparazioni, presentate con chiarezza e rispetto della tradizione, sono pensate per essere riprodotte. La lettura invita naturalmente al gesto, cosicché, chiudendo il libro, nasce il desiderio di impastare, soffriggere e attendere i tempi della cottura. Si tratta di una divulgazione gastronomica che unisce piacere e consapevolezza, memoria e pratica quotidiana, trasformando il testo in un’esperienza che chiede di essere vissuta.
In questo percorso la regia culturale di Marilena La Rosa tiene insieme le molte voci senza uniformarle, organizzando l’eterogeneità in un disegno riconoscibile e compatto che valorizza le differenze senza disperderle. Ne scaturisce un racconto gastronomico unitario capace di mostrare la cucina siciliana come spazio narrativo vivo, nel quale storia, relazioni e territori dialogano costantemente con la concretezza del piatto. Il Ricettario siciliano si legge con la stessa curiosità con cui si sfoglia un quaderno di famiglia, poiché ogni pagina invita a entrare in cucina mentre suggerisce che il cibo possa essere una forma di racconto collettivo. Qui la Sicilia si racconta attraverso ciò che si prepara, si condivide e si tramanda, confermando che il cibo resta uno dei luoghi privilegiati in cui memoria e vita quotidiana si incontrano.
Racconti di: Daniela Balsano, Cinzia Bascone, Chiara Battiato, Alfio Bonaccorso, Maria Bucolo, Silvio Giono-Calvetto, Sofia Cardella, Ghvmbert Catholicvs, Ro Corradin, Giovanna Corrao, Rosanna Crivello, Lucia Dato, Giovanna Di Bella, Angela Di Natale, Giovanni Fichera, Maria Cristina Fichera, Iolanda Galeano, Tiziana Giordano, Rosaria La Spisa, Concetta Leone, Daniela Longo, Anselmo Madeddu, Maria Antonietta Mancia, Antonio Mistretta, Maria Morelli, Maria Oliveri, Salvatore Pappalardo, Luca Raimondi, Elvira Siringo, Virginia Spanò, Giovanna Strano, Graziella Tomarchio, Clelia Zarbà.
Ricettario Siciliano
AA.VV. a cura di Marilena La Rosa
Giulio Perrone Editore
Isbn: 9788860047823
Prezzo: € 20,00