Oedipus Brewing è uno dei casi più interessanti di birrificio artigianale dell’ultimo ventennio. Il birrificio nasce ad Amsterdam nel 2012 da un collettivo di amici, in un momento in cui la scena craft olandese era ancora giovane e priva di veri riferimenti.
La birra non era l’unica ragione di esistenza: il progetto aveva fatto dell’inclusività e della libertà espressiva una parte del programma. Per i nomi delle birre e per le etichette era stato pensato un linguaggio urbano, contemporaneo, legato alla scena culturale di Amsterdam e a una visione aperta della socialità.
L’idea di partenza era semplice, quasi banale: produrre birre accessibili, ben fatte, caratterizzate sul piano aromatico e pensate per essere bevute. Un altro elemento, il rapporto con la città: il birrificio, infatti, non si trova in una zona industriale della periferia, ma integrato nel tessuto urbano di Amsterdam, con una taproom dove ascoltare musica, mangiare qualcosa e incontrare persone, anche dalle richieste molto diverse. Ne è scaturito un ventaglio ampio di offerta, non su un solo stile. Tra quelli disponibili, Ipa, Pale Ale, Lager, birre acide e stagionali, tutte leggibili e coerenti nella loro tipologia.
Sorprese e premi
Il 17 novembre scorso, a Marche-en-Famenne (Vallonia), si è svolta la 14ª edizione del Brussels Beer Challenge, uno dei concorsi internazionali più noti nel panorama della birra artigianale. Nato in Belgio nel 2012, il challenge si è distinto per un iter rigoroso: degustazioni alla cieca e giurie composte da professionisti (birrai, sommelier, giornalisti e buyer) provenienti da Paesi diversi, chiamati a confrontare stili, scuole e tradizioni brassicole. L’edizione 2025 ha visto in gara oltre 1.700 birre provenienti da più di trenta nazioni.
La medaglia d’oro nella categoria “Modern Saison”, così come il primo premio assoluto “Best Beer of the Entire Competition”, è andato proprio a Oedipus Brewing per la birra Mannenliefde, una saison pulita e profumata che si è distinta per equilibrio gustativo e freschezza grazie a luppoli Sorachi Ace, un luppolo di origine giapponese (incrocio tra Brewer’s Gold, Saazer e Beiki), citronella e pepe di Sichuan.
Non sfugga il nome: Mannenliefde è una parola olandese che si traduce letteralmente con “amore tra uomini”. Ma, per quanto non casuale, la scelta non va vista come provocatoria. Come accennato, fin dagli inizi il birrificio ha fatto dell’inclusività e della libertà espressiva parte degli obiettivi. Tutti i nomi delle birre si legano a una visione aperta della socialità. Mannenliefde è diventata nel tempo una delle loro birre simbolo proprio perché unisce tre livelli diversi: uno stile storico reinterpretato, una bevibilità immediata e un nome che prende posizione senza bisogno di slogan.
Tra gli altri premi, la “Best American Beer” è la Union Jack Ipa di Firestone Walker Brewing Company (California), che ha vinto anche l’oro nella categoria English IPA.
Buona la performance italiana con oltre 34 medaglie complessive (13 ori, 11 argenti e 10 bronzi), posizionando il nostro Paese al secondo posto per numero di riconoscimenti, subito dopo il Belgio. Tra le birre premiate, la Nöel Orange & Cacao di Baladin, oro nella categoria Winter Ales; la Belgian Ale e la Mais Nero del birrificio Pagus; la Urania, una Oatmeal Stout, e la Cold Ipa del birrificio Ventitré; la Los Padres Bock B.E. (Bock e Doppelbock) del Birrificio Estense; e la Pizzapils, la American Pils di Crak Brewery, unica medaglia della categoria. Qui tutti i risultati.