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Eventi e iniziative

Degustazioni fra arte e spiritualità, tanti giovani a “Vini d’Abbazia 2026” per un consumo più consapevole

04 Settembre 2026
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Non serve tirare in ballo il solito Dom Pérignon, per ricordare il ruolo degli ecclesiastici nella storia del vino. Obbligati com’erano a procacciarselo per officiare il sacro rito dell’Eucarestia e avvezzi perciò alla vitivinicoltura da millenni. Di sicuro il vino italiano non sarebbe lo stesso, se non ci fossero stati loro a trasportare vitigni sull’arca del tempo, contribuendo alla straordinaria ricchezza che possiamo vantare tuttora.

Il vino d’abbazia, però, non è un reperto storico, ma una realtà vivente, che da cinque anni si ritaglia spazio in una manifestazione tutta sua, chiamata appunto Vini d’Abbazia. Si è appena tenuta a Priverno, nel suggestivo chiostro dell’Abbazia di Fossanova, lungo la via Francigena, e ha richiamato un pellegrinaggio di cinquemila wine lovers, compresi tantissimi giovani.

Fra aziende blasonate e minuscole (non sono mancati Terra Moretti, Feudi di San Gregorio, Livio Felluga e Arnaldo Caprai, che hanno messo radici all’ombra dei campanili), il quadro che ne esce è sfaccettato. Se chiunque conosce l’Abbazia di Novacella, tuttora luogo di culto oltre che sito produttivo, con il suo premiatissimo Praepositus, sempre dall’Alto Adige arriva Muri Gries, fondata dai monaci benedettini nel 1900, celebre e celebrata per l’ottimo Lagrein. Vini tecnici, rinomati e piuttosto diffusi, la cui produzione ammonta a diverse centinaia di migliaia di bottiglie.

L’eroe della manifestazione tuttavia è stato frate Michele Badino della comunità di Bose, dal Monastero di San Masseo ad Assisi, che ha raccontato con passione e devozione tutte le attività che insieme ai confratelli segue quotidianamente, in vigna e in cantina, durante la masterclass condotta dall’enologo Vincenzo Mercurio. Due i vini presentati, uno secco, verticale, schietto; l’altro da uve in parte appassite, sempre da Grechetto di Todi. Entrambi artigianali, perché il lavoro, in questo caso della vigna, fa parte della regola della comunità. Ha raccontato fra le altre cose la truffa subita da parte di un finto corriere, che ha sottratto 2000 bottiglie su un totale non certo astronomico.

Sfruttando uno storytelling di sicuro impatto, si sono agganciate anche cantine “laiche” delle province di Latina e Frosinone, zona che cerca faticosamente di emergere, fra cui Marco Carpineti con il suo succoso bellone in anfora.

“In tantissimi hanno raggiunto l’Abbazia di Fossanova, sia venerdì che sabato sera, e chiacchierato ai banchi d’assaggio di oltre 30 espositori, tra abbazie italiane o internazionali e cantine del territorio”, esulta Rocco Tolfa, giornalista e ideatore della manifestazione. “I produttori hanno potuto così tramandare ai tanti ragazzi interessati, in un contesto informale, la storia custodita in ogni bottiglia. Un segnale importante che indica che le nuove generazioni non soltanto nutrono grande interesse verso la cultura vitivinicola ed enologica, ma si mostrano pronte a quel consumo consapevole che fa bene a loro, al turismo e all’economia collegata al settore”.